15 agosto 2018 08:11

Questa volta NO

“La rabbia e il dolore è anche per la mia Genova tradita, che so rimarrà paralizzata per anni, tagliata in due, sempre più isolata dal resto del Paese e del mondo. Porto e aeroporto con grossi problemi, quel poco di industria e di cantieristica che resta, il turismo che stava nascendo. Le ferrovie indegne, 5 ore per Roma. Genova non è morta ma la stanno lentamente soffocando”

foto: Fabio Palli

foto: Fabio Palli

Così scrive Ennio Remondino, l'inviato di guerra genovese che ha visto da vicino tutto il male del mondo eppure oggi piange sconvolto come noi la sua città agonizzante.

Lo stesso senso di tradimento assale tutti noi liguri, mentre guardiamo le macerie del gigante di cemento armato schiantato su via Fillak temendo che diventino il simbolo di una regione che potrebbe non rialzarsi più.

Perché la verità oggi appare più cruda che mai: questa striscia di terra aspra, difficile eppur meravigliosa è stata lasciata al suo destino, mentre affaristi di ogni sorta costruivano i loro privatissimi patrimoni.

L'impietoso specchio nel quale guardiamo la Liguria mostra una classe dirigente impegnata unicamente nella lotta per conservare il potere, ormai anziana come il resto della popolazione: perché da qui i giovani volenti o nolenti se ne devono andare.

Il passato industriale è dimenticato; il cemento ha preso il posto del lavoro in quell'infame scambio tra deindustrializzazione e speculazione edilizia che ha deturpato le nostre coste e soffocato la nostra economia.

E oggi è proprio il cemento a esser crollato, facendo almeno 31 vittime, forse anche più.

State zitti, ci dicevano ieri: il rispetto per i morti, vivaddio!

Ma siam sicuri che il rispetto per i morti significhi tacere?

Forse invece il rispetto per le vittime inizia proprio dal voler capire, come infatti stan cercando di fare tutti gli organi di informazione italiani e stranieri.

Perché solo dalle responsabilità della immane tragedia che ha spezzato in due la Liguria si può e si deve ripartire.

L'interrogazione dell'ex senatore Rossi al Ministro delle Infrastrutture del passato Governo è reale, come le osservazioni inascoltate dell'ingegner Antonio Brencich riportate ieri da Ingegneri.info.

Stupisce la sicurezza con cui il direttore Autostrade del Tronco genovese Stefano Marigliani ha dichiarato a tutti i media per l'intera giornata di ieri che non c'era alcuna avvisaglia di pericolo; stupisce non trovare, nei comunicati di Autostrade, una parola di cordoglio; stupisce il silenzio sulla pagina facebook dell'ex ministro Delrio, al quale l'interrogazione di Rossi era rivolta.

Il rischio in Italia è sempre lo stesso: prima devi far silenzio per rispetto ai morti, poi passato il lutto non se ne parla più.

Forse per questo le più terribili stragi, in questo Paese, sono ancora senza responsabili.

Ecco, noi crediamo che la Liguria stavolta debba pretendere che non finisca così.

Non per sete di manette, ma solo di legalità.

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LNS