News13 gennaio 2019 11:06

Cenere di giunta

Sono in molti a chiedersi se l'amministrazione Caprioglio arriverà a maggio. La maggioranza è in pezzi perlomeno dalla scorsa estate, quando le contraddizioni interne sono esplose in un rimpasto che ha esacerbato gli animi della destra cittadina e allontanato ulteriormente la cittadinanza dagli amministratori

Cenere di giunta

In una città che appare agli occhi degli abitanti sempre più sporca, impoverita e degradata, la scelta di aggiungere un nono assessore è infatti apparsa quantomeno poco comprensibile, dettata esclusivamente da vetuste logiche di riposizionamenti politici lontane da una qualsiasi ricerca del bene comune.

Un anno, il 2018, conclusosi nel peggiore dei modi per Savona: mentre nel caldo autunno cittadino tutti eravamo impegnati a cavarci gli occhi tra fascisti e antifascisti, tra lapidi partigiane e camicie nere, il palazzo dell'Autorità portuale andava a fuoco, distrutto in meno di un paio d'ore, e un migliaio di automobili seguivano poco dopo la stessa sorte sul piazzale del porto.

Il tutto mentre due tra le ultime grandi aziende rimaste sul territorio, Piaggio e Bombardier, hanno imboccato strade pericolosissime che potrebbero portare alla perdita di ulteriori migliaia di posti di lavoro, senza che gli amministratori cittadini abbiano fatto mostra di occuparsene più che con quelle poche parole di circostanza imposte dal ruolo istituzionale, e mentre i rari esercizi commerciali che ancora resistevano in città chiudono in una triste escalation di rinunce: nei primi giorni dell’anno sono stati chiusi il Bar Commercio, storico locale di sportivi dove nel 1953 Coppi e Bartali stilarono la famosa “Pace di Savona”, il Bar della Piazza in via Nazario Sauro, la Libreria Mondadori di via Boselli, solo per fare qualche esempio.

Nel frattempo, l'ombra delle privatizzazioni e delle esternalizzazioni grava sugli asili comunali, sulla Biblioteca civica, sui Musei comunali gestiti ormai da cooperative esterne e perfino sulla municipalizzata in grave crisi finanziaria alla quale spetterebbero il decoro e la pulizia della città.

Ed è proprio su Ata, dove il fianco è più scoperto, che si sta consumando in questi giorni la vendetta degli alleati contro Montando e Caprioglio.

Al di là di chi governi il Comune, ci chiediamo quale sia ormai il suo ruolo: non più erogatore di servizi, ma ordinatore di appalti di vario tipo, con gli stessi servizi di conseguenza sottratti alla valutazione del pubblico in sede politica. Insomma, un Comune che rischia di ridursi a soggetto appaltante.

Ma allora le prossime elezioni, siano nel 2019 o nel 2021, servirebbero soltanto a stabilire a chi tocca gestire appalti e concessioni varie e non più a programmare le politiche pubbliche?

Se così fosse, più che di Sindaci dovremmo forse iniziare a parlare di commissari.




LNS