Cose belle25 gennaio 2019 07:43

Noi siamo vivi

Sala Rossa comunale gremita, ieri sera, per l'incontro sul “decreto sicurezza del governo della paura”. Gente in piedi, tanti addirittura fuori dalla porta per ascoltare un dibattito finalmente impostato su dati reali, e una storia di quelle che non si dimenticano: un momento di ampio respiro che ha mostrato l'inconsistenza della persistente (e pericolosa) propaganda governativa

Noi siamo vivi

Sou ha 34 anni.

È giunto dal Senegal sulle coste italiane nell'ottobre del 2016 dopo un viaggio da incubo: ha attraversato il deserto su un pickup, trascorso 18 giorni in Libia dormendo in una fabbrica abbandonata, è stato stipato insieme ad altre centinaia di persone su un camion diretto a Tripoli. Erano in troppi su quel camion, racconta Sou, e tanti si sono fatti male.

Poi il viaggio sul barcone e l'esperienza più atroce: usciti dalle acque territoriali libiche, una nave del governo di Tripoli ha tentato di rimandare indietro il barcone col suo carico di migranti, e pur di non tornare in Libia 27 persone si sono gettate in mare, annegando.

Poi la salvezza, una delle navi di quelle organizzazioni non governative che il Ministro dell'interno continua ad equiparare a scafisti e trafficanti.

Sou approda infine in Sicilia, e parte subito per Savona.

Qui studia l'italiano, frequenta un corso per diventare mediatore culturale, trova un lavoro e inizia a fare volontariato per la Croce Rossa.

A quel punto presenta domanda di asilo, ma viene respinta.

Ha fatto anche ricorso, ma sa già che lo perderà perché, dice, nel suo Paese non c'è la guerra.

Ed è pronto a tornare in Senegal, sa che dovrà farlo: non vuole restare qui senza documenti, da clandestino.

La storia di Sou ci è stata raccontata tra gli interventi di Sergio Acquilino, che da avvocato ha snocciolato cifre precise quanto inquietanti sul numero di articoli della nostra Costituzione che il decreto sicurezza viola, e quello del presidente dell'Arci savonese Franco Zunino.

Non è facile parlare dopo il racconto di chi ha visto morire 27 compagni di viaggio, ha osservato Zunino, ma un segnale confortante c'è: una presenza così numerosa di cittadini significa che la Savona democratica c'è ed è tanta.

Cosa fare ora? Disobbedire? Qualcuno ha pur disobbedito nella storia, alle leggi razziali come più semplicemente all'obbligo di leva, o non esisterebbe l'obiezione di coscienza.

Aspettare gli esiti dei ricorsi alla Consulta? Certamente i profili di incostituzionalità nel decreto Salvini non mancano.

Forse ciò che tutti possiamo e dobbiamo fare, ciascuno nelle proprie possibilità, è proprio quello che il Centro Documentazione Logos ha fatto ieri in Sala Rossa: portare i numeri veri, dei migranti come della suddivisione dei famosi 35 euro che tanto accendono gli animi di chi non riesce o non vuole informarsi.

E non stancarsi di dire la verità, che prima o poi scaverà la pietra anche della più bieca propaganda elettorale: non si riuscirà eternamente a far credere agli italiani che la soluzione alla crisi economica e all'inasprirsi delle diseguaglianze stia nell'odiare gli ultimi.

G.S.

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