Cose belle30 gennaio 2019 12:34

Lombrichi e scarabei

E stamattina guardo il telefono e mi accorgo che quel raccontino che ho scritto circa mezzo decennio fa descrive perfettamente la situazione attuale. Averlo saputo non lo avrei pubblicato allora, avrei aspettato e oggi sarebbe sembrato una brillante metafora di quello che siamo diventati. Così è solo un caso, o una fortuita intuizione pessimista che si svela essere tristemente vera

Lombrichi e scarabei

Il racconto si intitolava "Storia dei lombrichi e di come vinsero la guerra", faceva parte della raccolta di racconti "Perle di saggezza di uno scarabeo stercorario" il cui scopo era presentare brevi brani con una morale apparentemente valida che, ad una lettura leggermente più attenta, si rivelava terribilmente sbagliata o mostruosa.

Mi proverò qui di seguito a riassumerlo, ma tra poco: sembra infatti che il nanetto di quasi otto mesi che vive con me abbia deciso di fare tutta la cacca che non ha fatto ieri e devo quindi interrompermi per operazioni di pulizia/cambio/sanificazione (mezzo decennio fa non avevo idea che mi sarei trovato a scrivere di cacca nelle pause del cambio pannolini pieni della stessa, a parziale dimostrazione che quella del racconto non è stata un'intuizione di una mente proiettata al futuro ma una semplice botta di culo).

Rieccomi, torniamo a noi. "Storia dei lombrichi e di come vinsero la guerra" era una favola che raccontava, in tre/quattro paginette di prosa troppo pretestuosa per essere godibile e troppo approssimativa per essere letteratura, della decisione di una colonia di lombrichi di muovere guerra al contadino e farlo fuori, stanchi di vedere i loro fratelli rapiti, infilati su un uncino di metallo e buttati nel fiume attaccati a una lenza.

I nostri amici anellidi organizzano quindi un esercito, distribuendosi titoli e gradi e incarichi con l'entusiasmo contorcente che li contraddistingue, e all'avvistamento seguente del contadino partono all'inseguimento con l'intento di fargliela pagare.

Dopo un certo lasso di tempo, difficile stabilire quanto non usando i lombrichi né orologi né calendari, comunque abbastanza perché i lombrichi rimasti nella colonia dimentichino del fatto di essere in guerra e di aver inviato un esercito, questo torna festante alla colonia. Dal racconto del lombrico Generale, tra le urla di giubilo dei fratelli, si viene a sapere che il contadino è stato raggiunto mentre stava disteso a terra e, preso di sorpresa alle spalle, è stato mangiato.

Urla di giubilo, contorcimenti lombricosi, stacco.

Mamma scarabeo stercorario, che già in precedenza aveva espresso dubbi sull'impresa dei lombrichi e aveva avuto come risposta un "Zitta, spingimerda", torna alla tana con la sua palla di sterco e trova i suoi piccoli tutti festosi per la grande notizia della vittoria dei lombrichi sul contadino. Con l'aria saggia che contraddistingue le mamme, e gli scarabei, rivela ai pargoli che non devono credere a tutto quello che si dice in giro. E qui arriva il colpo di scena (deboluccio) e la morale della favola (sbagliata): il contadino si è accasciato al suolo per conto suo, forse a causa di un infarto, e i lombrichi non hanno compiuto nessuna impresa eroica. Si sono limitati a fare ciò che è nella loro natura, cioè strisciare e mangiare una cosa morta.

I piccoletti, pieni di gratitudine per la saggezza della loro mamma, iniziano quindi di buona lena a mangiare la loro palla di sterco. Fine.

Ora, non pretendo di dare qui una ulteriore morale oltre a quella - vagamente disgustosa - del racconto originario, e mi rendo perfettamente conto che chi tra coloro che sui social passano più o meno tempo a contorcersi lombricosamente per ogni cosa o a esprimere gratitudine per chi gli procura la loro dose quotidiana di cacca con cui nutrirsi, ammesso siano arrivati a leggere fin qui, anche nel caso siano in grado di immedesimarsi in uno dei due simpatici animaletti (o in entrambi) difficilmente smetteranno di fare quanto facevano prima.

Solo mi piacerebbe, ogni tanto, riuscire a non avere l'impressione di essere prigioniero in un mio brutto racconto. Temo che resterò deluso.

Francesco Vico

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