Crisi Complessa11 febbraio 2019 19:53

Fra trottole e cibo. La ricetta di Roccavignale per resistere alla crisi

Fa un freddo porco e la neve comincia a stringere la sua morsa anche sulla Valbormida. Sulle curve della Torino-Savona i tir rallentano e le cabine evaporano imprecazioni perché da un momento all’altro l’autostrada può diventare una trappola. Sulle alture di Roccavignale, Renato Agosto, meccanico in pensione, si erge come un’eroe del west su un fondale di mura medievali sopravvissute alle truppe di Napoleone

Fra trottole e cibo. La ricetta di Roccavignale per resistere alla crisi

Lancia la trottola di legno che ha appena tornito lancia, la recupera al volto e continua a farla girare sul cucchiaio che stringe fra i denti. Renato è il “Trottolaio” di Roccavignale , il custode di una tradizione che si perde nei secoli. “La rotazione dura sino a due minuti – spiega – ma dipende dalla punta. Quando ero giovane era ricavata dalla testa di acciaio delle pallottole del moschetto”.

Nel 1996, una trottola gigante, entrò nel Guinness dei primati girando per 26 minuti, ma il facsimile, che ricorda l’evento, davanti al municipio, fa pensare anche alle giravolte e ai capricci dell’economia che, oggi, colloca anche Roccavignale nella cosiddetta “Area di crisi industriale complessa”, insieme ad altri comuni della provincia di Savona. Amedeo Fracchia, il sindaco, ci mostra un capannone abbandonato: “ Qui c’era la Salpa, uno dei più grandi impianti per la sabbiatura industriale. Carpenterie metalliche enormi,venivano, sabbiate, riverniciate e rimesse a nuovo. Lavoravano per Ansaldo, Finmeccanica e per la TirrenoPower – racconta – quando i grandi clienti, sono entrati in crisi, hanno dovuto chiudere. La Salpa aveva 75 dipendenti. Tanti per una realtà come la nostra che ha 760 abitanti, ma il fatto che abbia chiuso evitando il fallimento, ha dato alle persone il tempo di ricollocarsi sul territorio”.

Un altro cappannone, ancora più grande ci viene mostrato da Armando Caneto: “Vendevo 1600 quintali di alluminio al mese, ma con il collasso del mercato edilizio è crollato anche quello dei serramenti. Di tutti i clienti che servivo, 200 o 280, da SestriLevante a Marsiglia, ne saranno rimasti una ventina”.  Armando è un patriarca dell’industria che, prima di arrivare a 83 anni, ha aperto 23 aziende e oggi rimpiange di non avere abbastanza “cose da fare”. 

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Mimmo Lombezzi per IlFatto Quotidiano