Mezza politica30 marzo 2019 16:05

L'agenda la fanno loro

Le istanze che un tempo sarebbero state definite "progressiste" appaiono conservatrici e frutto del passato, mentre la “modernità” sembra stare dalla parte di chi vuol riportarci all’indietro nel quadrante della storia, a partire dal nazionalismo e dalla rivendicazione di supremazie culturali, antropologiche, addirittura biologiche che sembravano proprio dimenticate nei cassetti di una storia tragica che mai avremmo pensato di veder riesumata con questa baldanza.

vignetta: Danilo Maramotti

vignetta: Danilo Maramotti

Una rapida riflessione sui temi di maggiore attualità che l’informazione mainstream sta mettendo in evidenza ci indica come la destra più estrema abbia ormai imposto i propri temi sull’agenda politica e del dibattito pubblico presentando i termini di una vera e propria egemonia.

La più stretta attualità ci presenta come temi urgenti quelli riguardanti il ritorno al sovranismo, il recupero della centralità di opzioni da medioevo sui temi dei diritti civili, la libertà di difendere la proprietà anche a danno della vita altrui in maniera del tutto indiscriminata. Una proprietà intesa proprio come “egoismo del possesso”.

L’humus culturale su cui poggia questa destra retriva nasce naturalmente da una serie di combinazioni che non hanno in Italia la loro origine: è una questione di “clima”  che nasce da un vero e proprio spostamento d’asse sul piano planetario.

L’Italia però ne è stata investita in una dimensione molto specifica anche perché, è bene non dimenticarlo, la nostra è stata la terra della nascita e della crescita del fascismo come ideologia: ritroviamo, infatti, tratti di vera e propria cultura fascista in molte delle argomentazioni che oggi ci vengono presentate all’ordine del giorno del dibattito pubblico.

Non c’è scampo sotto quest’aspetto e non sono possibili “distinguo” più o meno sottili.

Bisogna saper riconoscere la radicalità del livello di scontro in atto, la forza della contrapposizione, il fatto che, dalla parte della sinistra e dei democratici, è sfuggita completamente la capacità di far valere le proprie idee.

Non sembrano avere più spazio, da un lato, idee espresse attraverso il filtro culturale della dimensione sociale (forse un tempo si sarebbe detto “di classe”) e, dall’altro, più blandamente attraverso l’espressione del cosiddetto “politically correct” pur usato abbondantemente nella fase di transizione dentro la quale si sono trovate espressioni culturali e sistema politico nel corso degli ultimi 30 anni.

La destra, pur in una logica complessità di espressione, si è impadronita dell’agenda ed esercita una sua egemonia superando di slancio qualsiasi possibilità di contraddittorio.

Si è così determinato un effetto paradossale: le istanze che un tempo sarebbero state definite come “progressiste” appaiono ormai conservatrici e frutto del passato.

La “modernità” invece sembra stare dalla parte di chi vuol riportarci all’indietro nel quadrante della storia, a partire dal nazionalismo e dalla rivendicazione di supremazie culturali, antropologiche, addirittura biologiche che sembravano proprio dimenticate nei cassetti di una storia tragica che mai avremmo pensato di veder riesumata con questa baldanza.

C’è materia per riflettere con urgenza.

Franco Astengo

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