Cose belle06 giugno 2019 06:27

Nuovo Filmstudio: il programma della settimana

Questo fine settimana in sala "Juliet, naked - Tutta un'altra musica" di Jesse Peretz - dall'omonimo best seller di Nick Hornby ("Febbre a 90°", "Alta fedeltà", "About a Boy"), la commedia romantica che ha conquistato gli spettatori del Sundance e del Torino Film Festival, con protagonisti Ethan Hawke, Rose Byrne e Chris O'Dowd

Nuovo Filmstudio: il programma della settimana


In programmazione martedì 11 e mercoledì 12 giugno "Copia originale" di Marielle Heller, adattamento del romanzo autobiografico della famosa biografa Lee Israel che, per dare una svolta alla sua carriera ormai atrofizzata, decide di falsificare lettere di celebri scrittori diventando una perfetta truffatrice. Protagonisti i candidadi all'Oscar Melissa McCarthy e Richard E. Grant.

Sempre martedì 11 e mercoledì 12 giugno, la nostra sala propone "La douleur": Emmanuel Finkiel rilegge il diario autobiografico di Marguerite Duras, trasformando in un racconto per immagini la sua struggente attesa del marito deportato dalla Gestapo perché membro della Resistenza. Straordinaria interprete Mélanie Thierry.

Giovedì 13 giugno Nuovofilmstudio, in collaborazione con Arci Savona, Caritas Diocesana Savona-Noli e Progetto Città, presenta il secondo appuntamento nel contesto del mese del rifugiato, la proiezione a ingresso libero del documentario "Dove bisogna stare". Ospite della serata il regista Daniele Gaglianone.


ven 7 giugno (18.00 - 21.15)
sab 8 giugno (17.30 - 20.30 - 22.30)
dom 9 giugno (15.30 - 17.30 - 20.30 - 22.30)
lun 10 giugno (15.30 - 18.00 - 20.30)

Juliet, naked - Tutta un'altra musica
di Jesse Peretz
con Rose Byrne, Ethan Hawke, Chris O'Dowd
Gran Bretagna 2018, 105'

Annie vive da lungo tempo una relazione abitudinaria con Duncan, fan ossessivo dell'ormai sconosciuto musicista rock Tucker Crowe. L'uscita del demo acustico di un album di successo di Tucker di venticinque anni prima porterà a un incontro con il rocker che cambierà la vita di tutti i protagonisti...
Nick Hornby è tra gli scrittori più ripresi al cinema ("Febbre a 90°", "Alta fedeltà", "About a Boy"). L'essere insieme estremamente pop, ma anche onesto sui sentimenti umani e sarcastico sulle vite dei suoi personaggi, rende i lavori dello scrittore inglese adatti alle più disparate trasposizioni cinematografiche. Prendendo come protagonisti Ethan Hawke, Rose Byrne e Chris O'Dowd, il regista Jesse Peretz porta al cinema il romanzo di Hornby "Juliet, naked" (in Italia "Tutta un'altra musica"), realizzando una commedia romantica sulle nuove chance che la vita offre, sulle riconciliazioni con se stessi, i propri obiettivi e il proprio passato. "Juliet, naked" è un piccolo miracolo che riesce a riunire in un solo film: la scrittura di Hornby, con la sua capacità di delineare personaggi realistici e toccanti; la commedia inglese e quella americana, creando un originale mélange fra situazioni comiche, relazioni sentimentali e riflessioni esistenziali; una buona rappresentazione della musica indipendente anni '90 e dei suoi ossessivi fan (forse perché alla regia c'è Peretz, uno dei fondatori dei Lemonheads) ormai cinquantenni; nonché un interessante punto di vista sull'arte e sull'impatto che può avere sul pubblico. La sagacia del romanzo viene sfruttata dalla sceneggiatura, ironizzando sulle situazioni in cui si trovano immischiati i personaggi, ammorbidendo gli angoli per mantenere una delicatezza che sa comunque farsi apprezzare. Coincidenze, musica, venerazione e famiglia. "Juliet, naked" amalgama tutto insieme nelle atmosfere tipicamente britanniche di Hornby senza sorbirsi il peso di nessuno di questi aspetti, rendendoli piuttosto i punti da cui partire per parlare di sentimenti con simpatia.

Trailer del film:

https://www.youtube.com/watch?v=YBDk5TutH08


mar 11 giugno 15.30 - 21.15
mer 12 giugno 18.00

Copia originale
(Can you ever forgive me?)
di Marielle Heller
con Melissa McCarthy, Richard E. Grant
USA 2018, 106'

New York, 1991. Lee Israel ha un grande talento e un pessimo carattere che le aliena qualsiasi possibilità di carriera. Licenziata per un bicchiere e un insulto di troppo, deve trovare un altro modo per sbarcare il lunario e curare il suo adorato gatto. Biografa talentuosa, decide di mettere a frutto il suo talento di scrittrice componendo e vendendo finte lettere di grandi autori scomparsi. Affiancata da Jack Hock, spirito libero col vizio del sesso, Lee riesce nell'impresa. Almeno fino a quando l'FBI non si mette sulle sue tracce...
"Copia originale", adattamento del romanzo autobiografico di Lee Israel ("Can you ever forgive me?"), mette insieme le solitudini di due marginali, Lee e Jack, mascherati dietro una facciata di cinismo e in lotta con un mondo che, ieri come oggi, si fa beffe di chi non ha successo. La protagonista svolge la sua formazione da falsaria autodidatta sottolineando il suo genio nell'imitare gli stili precisi delle celebrità a cui aggiunge, per qualche dollaro in più, un surplus d'anima. D'altronde servono un'innegabile verve e padronanza della materia per ingannare così spesso e così a lungo specialisti e storici dell'arte. Il film coglie Lee Israel al debutto degli anni Novanta, disegnando un ritratto caustico di un'autrice che sognava un po' di riconoscenza da un ambiente che non le aveva mai dato davvero una chance. Difficile suscitare simpatia per una protagonista tanto determinata a farsi odiare, ma - sullo sfondo di un'elegante ambientazione newyorkese e sul filo di un copione che scorre fedele al libro caricandosi di suggestioni letterarie - Melissa McCarthy, candidata all'Oscar, scandisce il dramma sui suoi formidabili tempi comici, conferendo un tenero spessore umano a questo ritratto di inguaribile misantropa. A intrecciare con lei un felice duetto c'è il britannico Richard E. Grant, anch'esso candidato all'Oscar per la spudorata genuinità con cui incarna Hock. Tutto questo in un piccolo film dal cuore grande.

Trailer del film:

https://www.youtube.com/watch?v=jvjZo4FmTcA


mar 11 giugno 18.00
mer 12 giugno 15.30 - 21.15

La douleur
di Emmanuel Finkiel
con Mélanie Thierry, Benoît Magimel, Benjamin Biolay
Francia/Belgio/Svizzera 2017, 127'

Nella Francia del 1944 occupata dai nazisti, Marguerite, una giovane scrittrice di talento, è un attivo membro della Resistenza insieme a suo marito, Robert Antelme. Quando Robert viene deportato dalla Gestapo, Marguerite intraprende una lotta disperata per salvarlo. Instaura una pericolosa relazione con Rabier, uno dei collaboratori locali del Governo di Vichy, e rischia la vita pur di liberare Robert, facendo imprevedibili incontri in tutta Parigi, come in una sorta di gioco al gatto e al topo. Rabier vuole veramente aiutarla?
Può il cinema raccontare quello stato di sospensione in cui vive chi aspetta il ritorno di una persona amata, una persona che potrebbe non rivedere mai più? Ci riesce benissimo "La douleur" del regista francese Emmanuel Finkiel che, con qualche libertà, rilegge l'omonimo romanzo autobiografico in forma di diario di Marguerite Duras, trasformandolo in un racconto per immagini. Finkiel adatta il testo della grande scrittrice per arrivare a una considerazione universale su un sentimento proprio di tutti gli uomini. Il suo non è infatti un biopic, ma un diario intimo, un ritratto della presenza dell'assenza, un viaggio interiore di un'anima ripiegata su se stessa. Gran parte del merito della riuscita del film va all'attrice protagonista, Mélanie Thierry, capace di comunicare una vastissima gamma di emozioni e contraddizioni anche solo con uno sguardo e un silenzio, un piccolo gesto, una frattura nella voce. Al centro di questa storia c'è lei, che attraversa magistralmente l'evoluzione della Duras dagli anni della sua gioventù a quelli della maturità, alle prese con un grande tormento. Attraverso lo sguardo di Marguerite, ripresa in lunghi e numerosi primi piani, il regista ricostruisce, anche sulla base della storia personale, quella Parigi sottomessa, costretta a convivere con il nemico, condannata al silenzio di Stato sullo sterminio degli ebrei, di cui non si seppe nulla fino alla fine degli anni '60. Un film angosciosamente bello, scelto dalla Francia per farsi rappresentare agli ultimi Oscar.

Trailer del film:

https://www.youtube.com/watch?<wbr></wbr>v=dMBPIjiKiro


gio 13 giugno (20.30 - ingresso libero)

Nuovofilmstudio in collaborazione con Arci Savona, Caritas Diocesana Savona-Noli, Arcimedia, Progetto Città e ZaLab

Dove bisogna stare
di Daniele Gaglianone
Italia 2018, 98'
Ospite della serata il regista Daniele Gaglianone

"Questo documentario racconta di una possibile risposta a questi tempi cupi. Non racconta l'immigrazione dal punto di vista di chi sceglie di partire o è costretto a farlo: è innanzitutto un film su di noi, sulla nostra capacità di confrontarci con il mondo e di condividerne il destino." (Note di regia)
Mentre la classe politica insegue emergenze e visibilità, c'è un'Italia che agisce quotidianamente per mettere al centro dignità e giustizia. E' un'Italia plurale e spesso femminile. C'è un paese raccontato come terrorizzato dalle migrazioni e violentemente ostile nei confronti dei migranti. Su questa narrazione, una parte del ceto politico continua a costruire la propria identità e le proprie fortune elettorali. Un'altra parte del ceto politico sembra invece incapace di parlare a un paese spaventato e sempre più aggressivo. Ma esiste anche un altro paese, che pratica solidarietà e lotta per i diritti ogni giorno, in maniera spesso informale e non strutturata. Non è professionismo e a volte non è nemmeno esattamente militanza. "Dove bisogna stare" racconta quattro donne, di età diverse, che in luoghi diversi sono impegnate in attività a prima vista assurde al senso comune o quello spacciato come tale. Donne che appaiono fuori luogo rispetto alla narrazione dominante, quasi incomprensibili. Ascoltando i loro racconti e restituendo il loro quotidiano scopriamo, invece, discorsi e gesti lineari, straordinari nella loro semplicità. Scopriamo che non stanno fuori luogo, ma in un luogo molto reale, nel luogo in cui sentono di avere bisogno di stare.

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