Cose belle27 giugno 2019 06:20

Nuovo Filmstudio: il programma della settimana

Stasera, proiezione a ingresso libero del documentario "Libero". Ospite della serata lo scrittore Enzo Barnabà che introdurrà il film e presenterà il libro "Il Passo Della Morte"

Nuovo Filmstudio: il programma della settimana

Giovedì 27 Giugno
h. 20.30, ingresso libero fino ad esaurimento posti

"Libero"
di Michel Toesca
Francia, Italia 2018, 100'

Lo scrittore Enzo Barnabà introduce il film e presenta il libro "Il Passo Della Morte"
Ospiti 20k, gruppo attivo a Ventimiglia di sostegno ai migranti in transito.
Da venerdì 28 giugno a lunedì 1 luglio due nuove prime visioni:

"American animals" di Bart Layton - affascinante amalgama fra documentario e finzione che racconta il colpo alla biblioteca della Transylvania University da parte di un gruppo di studenti, indagando allo stesso tempo le loro vite e motivazioni.

"Bangla" di Phaim Bhuiyan - divertente e intelligente commedia ambientata nel multietnico quartiere romano di Torpignattara, incentrata sulle vicissitudini sentimentali e culturali del giovane regista/attore romano di origine bengalese Phaim Bhuiyan.


In programmazione martedì 2 e mercoledì 3 luglio "I fratelli Sisters" di Jacques Audiard - western anticonvenzionale che, seguendo la peregrinazione di due amabili fratelli pistoleri, mette in scena un'interessante rilettura del mito fondativo degli Stati Uniti d'America. Protagonisti i meravigliosi John C. Reilly e Joaquin Phoenix. Leone d'argento per la miglior regia a Venezia 2019.

Sempre martedì 2 e mercoledì 3 luglio , la nostra sala propone "L'uomo fedele" di Louis Garrel: il secondo film da regista di Garrel è un delicato gioco di seduzioni e sentimenti incrociati fra coppie che si sciolgono e si ricompongono. Al fianco dello stesso regista, Laetitia Casta e Lily-Rose Depp.


gio 27 giugno (20.30 - ingresso libero)

Nuovofilmstudio in collaborazione con Arci Savona, Caritas Diocesana Savona-Noli, Arcimedia, Progetto Città

Libero
di Michel Toesca
Francia/Italia 2018, 100'

Lo scrittore Enzo Barnabà introduce il film e presenta il libro "Il Passo Della Morte"
Ospiti della serata i rappresentanti del Progetto 20k di Ventimiglia (gruppo di sostegno ai migranti in transito)

"Una mattina ti svegli e vedi passare davanti a casa tua gente che non avevi mai visto lì prima. Uomini, donne e bambini affamati, infreddoliti, esausti e che non parlano la tua lingua. E allora vai a vedere cosa puoi fare, gli dai del cibo e qualcosa da bere. Fai in modo che riescano a rimettersi in contatto con le proprie famiglie... e dopo cosa fai? Nella Val Roia, divisa tra la Francia e l'Italia, ogni giorno decine di migranti cercano di superare il confine in cerca di una vita migliore. Ma in questo limbo chiuso fra due Stati, le politiche sull'immigrazione rendono loro impossibile l'ingresso sul territorio francese. Cédric Herrou, un contadino della Valle, da anni offre ospitalità a tutti i giovani e le famiglie che, senza avere altro posto dove andare, restano bloccati sul confine. Grazie all'aiuto di amici e volontari, Cédric sfida con coraggio le istituzioni francesi. Michel Toesca conosce da tempo l'azione dell'amico Cédric e ha deciso di filmare ciò che accade tra i monti delle Alpi senza preoccuparsi troppo della 'forma' ma guardando alla sostanza del proprio intervento.

Trailer del film:

https://www.youtube.com/watch?<wbr></wbr>v=UfbUUahF1yY

Il passo della morte
di Enzo Barnabà
illustrato da Viviana Trentin

I luoghi hanno una memoria, basta saperli interrogare perché ci raccontino quanto custodiscono. È così che Il passo della morte ci narra storie ed aneddoti sorprendenti avvenuti alla frontiera fra Italia e Francia: la vicenda degli "aerei annusatori" che ha fatto tremare il governo francese, i passaggi clandestini del sedicenne Curzio Malaparte, del costruttore del Corbusier, di Peynet e di tanti altri. Barnabà è anche un noto africanista, cosa che gli permette di dar con autorevolezza voce a chi oggi cerca di arrivare in Francia nella speranza di una vita migliore.


ven 28 giugno (21.15)
sab 29 giugno (17.30 - 22.30)
dom 30 giugno (15.30 - 20.30)
lun 1 luglio (15.30 - 20.30)

American animals
di Bart Layton
con Evan Peters, Barry Keoghan, Jared Abrahamson, Blake Jenner
USA 2018, 116'

Spencer e Warren, due amici cresciuti a Lexington, nel Kentucky, studiano all'università locale ma vogliono dare una svolta alla loro vita e per farlo sono decisi a tutto, anche a infrangere la legge. Il loro obiettivo diventa rubare un rarissimo libro antico, che malgrado l'enorme valore viene custodito nella biblioteca universitaria senza particolari misure di sicurezza. Reclutati altri due compagni, il contabile Eric e lo sportivo Chas, iniziano a programmare il colpo fino agli ultimi dettagli, ma li attende una serie di rocamboleschi imprevisti.

Raccontato dagli stessi ragazzi, ormai cresciuti, che hanno commesso il colpo nel 2003, "American animals" porta la fusione tra documentario e finzione al suo ultimo stadio e segnala il talento di Bart Layton nel maneggiare anche i meccanismi della fiction. Layton, al primo lavoro di finzione dopo il documentario "L'impostore", lavora soprattutto con il montaggio e con il ritmo: dall'utilizzo allargato del fermo immagine per suggerire una riflessione sui fatti raccontati, all'accostamento cronologicamente libero di sequenze, mosso più da una poetica del sentimento dei protagonisti che dalla fedeltà di cronaca. Costruito attorno al rapporto tra vero e falso nella rappresentazione, il film si fa racconto di strade che si aprono in più direzioni, di scelte di vita e dei conseguenti gesti umani, buoni o cattivi, volontari o involontari che siano. Una tema che rimanda inevitabilmente anche alla giovane età dei protagonisti, adolescenti che affrontano situazioni più grandi di loro e che attraverso piccole decisioni entrano sempre più in un mondo di dinamiche incontrollabili. "American animals" è dunque un'opera squisitamente metacinemtaografica che però non si accontenta di sofisticazioni cerebrali e anzi riesce a essere sia trascinante e divertente sia genuinamente umana.

https://www.youtube.com/watch?<wbr></wbr>v=QuhVves6in4


ven 28 giugno (18.00)
sab 29 giugno (15.30 - 20.30)
dom 30 giugno (17.30 - 22.30)
lun 1 luglio (18.00)

Bangla
di Phaim Bhuiyan
con Phaim Bhuiyan, Carlotta Antonelli
Italia 2019, 84'

Phaim è un giovane musulmano di origini bengalesi nato in Italia 22 anni fa. Vive con la sua famiglia a Torpignattara, quartiere multietnico di Roma, lavora come steward in un museo e suona in un gruppo. È proprio in occasione di un concerto che incontra Asia, suo esatto opposto: istinto puro, nessuna regola. Tra i due l'attrazione scatta immediata e Phaim dovrà capire come conciliare il suo amore per la ragazza con la più inviolabile delle regole dell'Islam: la castità prima del matrimonio.

Phaim Bhuyian, al suo esordio nel lungometraggio dietro e davanti alla macchina da presa nonché come co-sceneggiatore, offre un'opera prima interessante e divertente al contempo. Invece di premere sull'acceleratore del dramma relativo all'integrazione si cimenta con la commedia dai tratti autobiografici. Phaim, come molti suoi coetanei maschi, non ha un rapporto semplice con l'altro sesso che da un lato l'attrae e dall'altro lo intimorisce. Se a questo si aggiungono le regole coraniche la situazione ovviamente si complica. Phaim Bhuyian e Carlotta Antonelli si incontrano e si confrontano con la complessità e la leggerezza che i reciproci ruoli richiedono. Scisso tra religione e amore, combattuto tra precetto e volontà, Phaim chiede e si chiede, si prova e mette alla prova, con sfrontata leggerezza e irredimibile freschezza. Il dato autobiografico, quello spicciamente delle seconde generazioni, si diluisce senza grumi ideologici o politici nella storia d'amore: si ride, si sorride, e nel mentre ci si accorge di un surplus di significato, di un intento originale, pubblico e privato. "Bangla" è un piccolo grande film, in cui la povertà dei mezzi è ricchezza ideale, sprone creativo, libertà d'espressione.

https://www.youtube.com/watch?<wbr></wbr>v=gbL6d_aMnAM


mar 2 giugno 15.30 - 21.15
mer 3 giugno 18.00

I fratelli Sisters
(The Sisters brothers)
di Jacques Audiard
con John C. Reilly, Joaquin Phoenix, Jake Gyllenhaal
Francia/Spagna/Romania/Belgio/<wbr style="color: rgb(34, 34, 34); font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: small; "></wbr>USA 2018, 122'

Leone d'argento per la miglior regia alla Mostra del Cinema di Venezia 2019.

Oregon, 1851. Eli e Charlie Sisters sono fratelli e abili pistoleri al servizio del Commodore, padrino locale. Nel posto in cui vivono è ricercato Herman Warm, cercatore d'oro noto per la sua intelligenza. L'uomo ha messo a punto un processo chimico per separare l'oro su cui il Commodore vuole mettere le mani. Quando affida ai fratelli Sisters la ricerca di Warm i due senza esitare partono a cavallo. Sebbene siano profondamente diversi, uno impulsivo e scontroso, l'altro più riflessivo e sensibile, sono indubbiamente i migliori sicari della zona.

"I fratelli Sisters" è un western anticonvenzionale, stracolmo di sentimenti di fratellanza, che vede protagonisti i meravigliosi John C. Reilly e Joaquin Phoenix. Il titolo è quello del romanzo di Patrick DeWitt opzionato da Reilly, che ne è diventato produttore insieme alla moglie e che ha deciso di affidarlo al cineasta francese Jacques Audiard ("Tutti i battiti del mio cuore", "Il profeta"). L'attore, dalla bella faccia gommosa e simpatica, si è ritagliato il ruolo di un killer dal cuore tenero che viaggia con la sciarpa della promessa sposa e si entusiasma per uno dei primi spazzolini da denti del selvaggio (ormai non più tanto) West del 1850. In coppia con il fratello Charlie, un Phoenix più aggressivo e sfasato, stanno alle costole del cercatore d'oro. Ma le regole del western cambiano in corso d'opera, inaspettatamente, ed emerge uno scenario in cui fanno la loro comparsa le politiche dell'epoca. Audiard sembra divertirsi un mondo a giocare con la mitologia del cowboy (il film è interamente girato in Europa, tra Spagna e Romania), innescando una riflessione sulla violenza dei padri che ricade sui figli e mettendo in scena una relazione quasi simbiotica tra i fratelli. È proprio nel tema della violenza, sviscerato con tono leggero, che si riconosce l'opera precedente di Audiard, autore che sa maneggiare e rivisitare i generi senza deludere. Seguendo la peregrinazione per l'Oregon dei due fratelli, si attinge a un'interessante rilettura del mito fondativo degli Stati Uniti d'America e di quell'anelito alla felicità che viene riconosciuto dalla Costituzione come legittimo orizzonte del cittadino.

https://www.youtube.com/watch?<wbr></wbr>v=6ituMwFZ1i4


mar 2 giugno 18.00
mer 3 giugno 15.30 - 21.15

L'uomo fedele
(L'Homme fidèle)
di Louis Garrel
Laetitia Casta, Louis Garrel, Lily-Rose Depp
Francia 2018, 75'

Otto anni dopo essersi lasciati, Abel e Marianne si ritrovano al funerale di Paul, il miglior amico di lui ed ex marito di lei. L'evento si rivela in realtà di buon auspicio: Abel e Marianne tornano insieme. Così facendo, però, suscitano la gelosia di Joseph, il figlio di Marianne, e soprattutto di Eve, la sorella di Paul uscita dall'adolescenza e da sempre segretamente innamorata di Abel.

Louis Garrel porta sullo schermo la sua visione dell'amore e della gelosia con stile gentile, guardando alla Nouvelle Vague come a un traguardo. Questa storia evanescente ha per protagonista il docile Abel che non se la prende mai, sempre passivo e disponibile a tutte le prove d'amore cui le donne lo sottopongono: che sia l'uomo ideale per i nostri tempi? Le esitazioni, gli affanni e le paure della vita di coppia, i disamori, i tradimenti, gli abbandoni, i traumi della rottura amorosa, i rapporti tra genitori e figli: sono questi da sempre i temi al centro della produzione di Garrel, temi che ritornano in questo secondo lungometraggio. Ma il giovane cineasta francese non appare interessato alla dimensione del tragico, preferisce la leggerezza e lo humour. "L'uomo fedele" conserva la levità festosa, l'eleganza sottilmente beffarda, l'agile tessitura ritmica di un vaudeville d'altri tempi. La narrazione procede spedita, intelligentemente sostenuta dalla triplice voce off che lascia ascoltare le emozioni profonde dei personaggi e la loro presa di coscienza sulla natura dei propri sentimenti. Poi rallenta progressivamente, introducendo variabili al triangolo. Si sente che Garrel ha ben assimilato la lezione dei maestri della Nouvelle Vague: se le coloriture thriller della vicenda possono far pensare a Chabrol, il rapporto con il femminile rimanda al cinema di Rohmer. L'uomo fedele del titolo è un giovanotto vulnerabile e maldestro. Le due donne che si contendono l'oggetto, non subiscono le esitazioni dell'uomo, ma le sfruttano a proprio vantaggio. Abel, fedele in amore ma irresoluto nelle sue scelte, dovrà giocoforza consegnarsi nelle mani di un femminile indomito e vittorioso, dove troverà paradossalmente la salvezza.

https://www.youtube.com/watch?<wbr></wbr>v=2uKD7yU3OJc

Il nuovo programma di luglio/agosto con i calendari delle rassegne estive è scaricabile in formato pdf dal sito www.officinesolimano.it<wbr></wbr>/ ; la versione cartacea sarà disponibile in sala nei prossimi giorni.

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