Contromano01 agosto 2019 18:29

Da ministro e da papà

Il linguaggio della violenza ha purtroppo questa caratteristica: che una volta sdoganato, lo usano in maniera indistinta sostenitori e avversari. E che i sostenitori diventano fans sfegatati, e gli avversari diventano nemici mortali. Da ministro e da papà, è davvero questo il Paese in cui vuol far crescere i suoi figli?

Da ministro e da papà

“Ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 314, secondo comma, c.p., per «uso momentaneo» della cosa deve intendersi un uso non meramente istantaneo, ma temporaneo e tale, quindi, pur se di carattere episodico ed occasionale, da realizzare una «appropriazione» e da compromettere, in ogni caso, la destinazione istituzionale della cosa arrecando un pregiudizio, sia pure modesto, ma comunque apprezzabile, alla funzionalità della pubblica amministrazione.” (Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9216 del 9 marzo 2005). 

Se questo fosse il caso, ricordiamo che il reato di cui parla questa sentenza della Corte di Cassazione non è “mettere in mezzo i bambini”, bensì peculato d’uso: comma 2, art.314 del Codice Penale, Delitti contro la Pubblica Amministrazione.

Che civili salgano su un mezzo della Polizia è ovviamente già successo: i giudici son poi chiamati a decidere sul fatto, a seconda se a bordo c’era una partoriente, un ferito, oppure la moglie di un pubblico ufficiale che andava dal parrucchiere.

Ieri, a bordo della moto d’acqua della Polizia a Milano Marittima c’era un ragazzino, figlio del Ministro dell’Interno. 

Ministrissimo che oggi ha pensato di sfangarla facendo l’eroe: attaccate me, ma lasciate in pace i bambini.

Allora vorremmo tranquillizzare il Ministro sul fatto che nessuno ha nulla a richiedere al suo minorenne erede, ma a lui sì: ce l’abbiamo qualcosa da chiedergli, e continuiamo ad averla. 

A Lei, Ministro, pare normale che agenti della sua scorta, poliziotti, agenti segreti o qualsiasi altra carica ricopra il signore la cui pancia si vede nel video girato dal giornalista di Repubblica, minaccino un cronista che sta esercitando i suoi diritti e doveri sanciti dall’articolo 21 della Costituzione, su una pubblica spiaggia, senza arrecare danno ad alcuno - se non magari a Lei, d’immagine?

Concludiamo con tutta la nostra solidarietà visto che siamo, ovviamente, profondamente discordi con chi oggi, come Lei scrive, Le ha augurato una pallottola in testa.

Il linguaggio della violenza ha purtroppo questa caratteristica: che una volta sdoganato, lo usano in maniera indistinta sostenitori e avversari. 

E che i sostenitori diventano fans sfegatati, e gli avversari diventano nemici mortali.

Da ministro e da papà, è davvero questo il Paese in cui vuol far crescere i suoi figli?

Lei, Salvini, rappresenta le Istituzioni. Dia il buon esempio, e la smetta di parlar di ruspe.

Vedrà che qualcosa cambierà in meglio, per tutti.

LNS

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