Sciûsciâ e sciorbî10 settembre 2019 07:41

Nel gorgo della miseria

La piccola Sarah (usiamo un nome di fantasia) non può mangiare perché da 24 ore la bombola del gas è esaurita e nessuno ha provveduto a sostituirla. Non è la prima volta che accade. La piccola Sarah non può neppure accontentarsi di un omogeneizzato, dal momento che anche il forno a microonde è fuori uso

Nel gorgo della miseria

Destino maledetto. Mamma Lucy (altro nome di fantasia) è una bomba pronta ad esplodere: questa mattina fa freddo nella casa in mezzo al bosco, e lei deve lavare la bimba di un anno senza acqua calda. La sera precedente, tanto per dire, aveva dovuto incassare un’altra umiliazione: mangiare la pastasciutta con le mani. Erano in dieci intorno al tavolo, con sole due forchette.

Lucy urla al telefono con l’operatrice de “La strada giusta”, la cooperativa cui è affidata la gestione della casa d’accoglienza di Stella dove vivono dodici profughe e due bambini. Lucy è una furia per la questione della bombola che, nonostante le rassicurazioni, non è stata ancora sostituita. Il round telefonico è solo il prologo, perché quando l’operatrice si reca sul posto, fra le due donne si passa ben presto agli insulti e a qualche spintone. L’episodio viene ricostruito dalla mamma di Sarah in una memoria che ieri mattina è stato indirizzata alla Prefettura. Lucy racconta, fra l’altro, che l’operatrice ha svuotato la cucina dagli omogeneizzati infilandoli in un sacco per portarli via. Un gesto che ha reso la situazione ancora più incandescente. Il tutto è documentato anche da due file audio.

La versione dei fatti è stata smentita, almeno in parte, dall’operatrice della cooperativa genovese: “Avevo chiesto un minimo di pazienza per la sostituzione della bombola, visto che ad ognuno di noi può capitare di restare sprovvisti di gas. Oltretutto, la donna aveva una bella provvista di omogeneizzati con i quali avrebbe potuto accontentare la bambina. Perché li ho “requisiti”? Perché, ho spiegato, se non li consumate voi, alla Caritas c’è sicuramente qualcuno che sarà ben lieto di riceverli”. L’operatrice nega poi di aver colpito la giovane mamma: “Mai alzato un dito su di loro”.

La vicenda, al di là della ricostruzione ancora incerta, è la spia di una tensione crescente in molte strutture d’accoglienza. Da quando è scattato il “taglio” del governo gialloverde ai rimborsi riconosciuti alle coop che ospitano migranti, si è finiti in una spirale perversa, per cui essendo stati compressi i margini di guadagno per le cooperative, le stesse, per non finire gambe all’aria, hanno ridotto le prestazioni a favore degli ospiti, in una sorta di mors tua vita mea. In molti casi non vengono più forniti medicinali, compresi i contraccettivi alle donne, cosicché gli educatori sono costretti ad accompagnare ogni settimana qualche ragazza ad abortire. Non sono più garantiti i biglietti per il bus, obbligando di fatto all’isolamento quei profughi che vivono in strutture decentrate. Ridimensionati anche i corsi di lingua, fondamentali per accelerare il processo di integrazione. 

Bruno Lugaro

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