Sciûsciâ e sciorbî20 settembre 2019 11:16

Esclusivo: Pertini e i Sindaci di Savona spiati anche nel dopoguerra

Sandro Pertini fu schedato e controllato dalla polizia persino da Presidente della Repubblica. E con lui - almeno fino al 1969 - quasi tutti i maggiori esponenti della sinistra savonese del dopoguerra, compresi i sindaci Aglietto, Lunardelli, Urbani, Carossino, Scardaoni e Magliotto (di Nicola Stella)

La copertina del fascicolo

La copertina del fascicolo

Non vorrei disturbare il secondo week-end pertiniano che si svolge in questi giorni a Stella, ma l'evento mi porta a ricordare che da qualche mese sono disponibili all'Archivio di Stato i fascicoli delle persone schedate dal dopoguerra fino al 1969 e pure oltre, in alcuni casi. Sono fascicoli molto interessanti e per certi versi sconcertanti in quanto costruiti dopo la caduta del fascismo e in pieno esercizio democratico.

La schedatura di Pertini viene fornita a parte e non compare nel nuovo elenco principale dei “sovversivi” (testuale), che comprende un migliaio di persone. Si scopre così che il Presidente fu oggetto di segnalazioni e denunce anche nel dopoguerra, fino ad arrivare all'ultimo documento, datato 24 novembre 1980, in cui il ministero degli Esteri informa la Questura di Savona di aver rilasciato al Pertini Sandro il passaporto diplomatico, chiedendo se vi siano "motivi ostativi" alla concessione del documento. Sul foglio si fa notare l'appunto sbigottito di un funzionario: "per il Capo dello Stato?", a sottolineare l’assurdità della richiesta.

La surreale richiesta della Farnesina alla Questura

La storiella è rivelatrice di una Storia ben più inquietante. Pertini sapeva di essere controllato, come raccontò a chi all'epoca ne raccolse le confidenze e che oggi rivela come il presidente ne parlasse tra l'infastidito e l'ironico. Ma l'ottusa pervicacia con cui la polizia seguì (e forse segue ancora) le mosse degli antifascisti ben oltre il 1945 è più di un fastidioso filo nero che non s'interrompe tra il regime dittatoriale e la Repubblica. 

Lo strumento è sempre lo stesso: il Cpc, casellario politico centrale del ministero dell'Interno, dove finiscono tutte le schedature compilate dalle forze di polizia. Il linguaggio di chi riempie di appunti le schede personali degli oppositori al governo ritenuti potenzialmente pericolosi (dalla Liberazione in poi compare anche qualche raro fascista) sembra ancora lo stesso del ventennio, specie nei primi anni del dopoguerra. 

Il 22 marzo 1951 Pertini tiene un discorso al Teatro Impavidi di Sarzana, è capogruppo al Senato da tre anni e direttore dell'Avanti!, parla a una platea di 600 militanti al congresso provinciale della federazione giovanile socialista. Il commissario di P.S. Tarony s’indigna e scrive: “Poiché il discorso...è stato improntato alla violenza, all'odio di classe, alla rivoluzione ed è stato offensivo per il Governo e per l'on. De Gasperi (Pertini lo aveva definito “un austriaco al servizio dei clericali”, ndr), ritenendosi che in esso vi ricorrano espressioni che possano configurare gravi forme di reato, si denuncia detto oratore per ogni effetto di legge”

La denuncia finì nel nulla, ma questo è solo uno dei tanti esempi di quale fosse l'atteggiamento delle autorità di polizia nei confronti delle opposizioni. Nelle carte si trovano giudizi politici che, quantomeno dopo la Liberazione, appaiono al di fuori delle competenze istituzionali delle questure repubblicane e che richiamano quelli di chi le aveva tristemente precedute. Nel caso di Pertini, tuttavia, mi ha fatto piacere ritrovare questo giudizio che risale a un brogliaccio del 1928, in cui si segnalava la sua presenza a Nizza: “...socialista, con tendenze anarcoidi: temperamento violento, audace, capace di sacrificare la propria persona per le proprie idee”

Voleva essere una stroncatura, è diventata una medaglia.

 

I mille savonesi spiati dalla Questura

Sandro Pertini è il più illustre tra gli schedati, ma non è solo. I fascicoli dei sovversivi rilasciati dalla Questura all'Archivio di Stato constano di oltre duemila nominativi. Il più recente è stato consegnato circa un anno fa e contiene documenti che vanno dal dopoguerra al 1991, anche se va precisato che solo in rari casi si oltrepassano gli anni 60. Questo elenco comprende 954 persone, alcune viventi, come la storica presidente dell'Associazione deportati Maria Bolla o l'ex sindaco di Savona e parlamentare europeo Angelo Carossino. Sulla copertina dei singoli fascicoli la dicitura più frequente al di sotto del nominativo è “comunista”. Molto spiati anche i “partigiani” e gli “anarchici”, mentre sono meno i “socialisti” e i “collaborazionisti”, eufemismo per indicare i fascisti.

I SINDACI - Come si diceva, tra gli schedati figurano tutti i sindaci del Pci fino a Magliotto; il loro inserimento nel Cpc risale all'immediato dopoguerra: Andrea Aglietto, Amilcare Lunardelli, Giovanni Urbani, Angelo Carossino, Umberto Scardaoni, Armando Magliotto, sarebbero diventati successivamente primi cittadini a Savona, così come in altri comuni Pietro Ricino, Andrea Picasso, Libero Viveri. Si potrebbe quasi dire che avere alle costole le spie della questura abbia giovato alla carriera politica degli spiati, come confermano i casi degli onorevoli Giuseppe Amasio, Giuseppe Noberasco e dei tanti assessori, presidenti di enti, capi sindacali che compaiono nei fascicoli.

Gli addebiti o le potenziali azioni pericolose attribuite a questi “sovversivi” sono pressoché nulli. I rapporti inviati da Savona al Ministero si concludono quasi sempre con la frase “continua a svolgere attività...senza peraltro dar luogo ad alcun rilievo”. 

Come nel caso di Pertini, anche tra i faldoni del dopoguerra si trovano giudizi politici quantomeno discutibili. Di Armando Magliotto il brigadiere di P.S. che lo seguiva scrive nel 1954: “Attivista, propagandista, scaltro, intelligente, dotato di una discreta cultura, gode di un discreto ascendente tra le masse socialcomuniste. Partecipa a tutte le manifestazioni di piazza ma - come buona parte dei capi comunisti - non lo si vede mai nei momenti cruciali”.

Il futuro sindaco e senatore Umberto Scardaoni, invece, non doveva risultare simpatico al funzionario che compilò la relazione stilata il 6 febbraio 1958: “Per quanto elemento scaltro ed astuto – scrive il questurino – non gode eccessiva simpatia negli ambienti del partito in quanto considerato ambizioso ed arrivista che ama mettersi in evidenza in ogni occasione e che non fa mistero delle sue intenzioni di arrivare in alto nelle gerarchie del partito...E' dotato di modesta cultura e non ha la parola facile per cui viene seguito dall'uditorio con scarso interesse”. Innocuo? Mica tanto, visto che nel 1963 gli venne negato il visto per recarsi a Berlino Est.

Qualche anno dopo, nel 1969, divenuto vicesegretario provinciale del Pci e consigliere comunale, un altro appuntato lo descrive più benevolmente: “Serba regolare condotta morale e civile...in pubblico gode stima e buona reputazione...vive in modeste condizioni economiche”.

Di Giovanni Urbani, il ministero dell'Interno doveva aver un particolare quanto ingiustificato timore. Nel 1951 venne inserito tra le persone “pericolose per l'ordine pubblico in quanto in grado di sobillare le masse”. Addirittura seguito nei suoi spostamenti (una nota descrive passo passo un suo viaggio a Viterbo), i rapporti sul suo conto sono assai minuziosi. In uno di questi si specifica persino che “non consta abbia relazioni extraconiugali”. Da Roma provengono negli anni numerose richieste di chiarimenti sul suo passato. L'ex sindaco di Savona e senatore, come è noto, militò per pochi giorni nella Divisione San Marco della Rsi, per poi disertare e diventare il partigiano Candido. Ancora nel 1979, quando venne eletto senatore, la Questura di Genova chiede informazioni su di lui.

GLI ANARCHICI – I pochi ma battaglieri anarchici savonesi godono di un trattamento non certo benevolo da parte della questura. Su di loro si staglia la figura quasi mitica di Umberto Marzocchi, che viene seguito senza tregua addirittura fino al suo funerale (1986), con tanto di fotografie per documentare la presenza di persone ritenuta in qualche modo significativa. Nel 1968, Marzocchi, inseme al compagno Antonio Bogliani, è inserito nella “top 3” dei savonesi ritenuti più pericolosi dalla polizia politica, meritevoli di “attenta vigilanza” (il terzo è un militante del Pci, Luigi Rossi, di cui parlerò in un'altra occasione). Altro anarchico illustre sotto osservazione è Arrigo Cervetto, poi divenuto leader di Lotta comunista. 

(Una ricca documentazione su queste figure è stata raccolta nel volume “Movimenti di estrema sinistra nelle carte della questura di Savona” di Antonio Martino)

GENTE COMUNE – I faldoni sui “sovversivi” non riguardano solo personaggi conosciuti della politica provinciale. Un esempio per tutti: Italo Centazzo, impiegato comunale a Savona. L'8 luglio 1960, il giorno dopo la strage di Reggio Emilia, fu proclamato lo sciopero generale. Sul portone del Municipio apparve questo manifesto: “Oggi sciopero di protesta per I delitti del Governo Dc-fascista. I cittadini possono entrare ugualmente: saranno serviti dai crumiri”

Centazzo, incolpato dell'affissione del manifesto “contenente espressioni di vilipendio al Governo” finì nei guai e, pur dichiarando di non saperne nulla, fu denunciato e finì nel calderone degli schedati per una frase che oggi, abituati come siamo al linguaggio dei social network, farebbe effetto, forse, solo ai crumiri. 

Iniziative di questi giorni dell'Archivio di Stato

(Ringrazio per le informazioni e l'aiuto fornito per l'inquadramento storico il professor Giuseppe Milazzo. La pubblicazione delle foto è stata autorizzata dall'Archivio di Stato e la loro ripubblicazione non è consentita)

 

Nicola Stella

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