Sciûsciâ e sciorbî15 ottobre 2019 12:04

Perché Cultura = Capitale è un concetto che va spazzato via

Su una delle operazioni immobiliari più importanti per Savona degli ultimi anni, il restauro con annessa costruzione di 63 alloggi privati dell'ex ospedale in Piazza Giulio II a Savona, in pieno centro, è stata tracciata una scritta a caratteri cubitali: Cultura=Capitale" (di Gabriele Lugaro)

Perché Cultura = Capitale è un concetto che va spazzato via

Concetto decisamente e volutamente ambiguo per sua natura ma che, nell'immaginario forzato di una città forzatamente turistica (in cerca di un'identità post-industriale), ha un'accezione netta e chiara: la cultura è capitale, è UN capitale, monetizzabile, materiale, la cultura è qualcosa su cui poter investire, che può creare ricchezza, se solo lo vogliamo, noi.

Bene, porto qui un esempio, e invito tutti coloro che hanno esempi analoghi a diffonderli per costruire una contro narrazione a questo assurdo concetto.

"Il sottoscritto si trova nella necessità di sostenere 6 esami all'Università di Genova che potranno permettergli in futuro di accedere a due graduatorie che consentiranno (un domani? fra cinque anni?dieci?) di poter insegnare negli istituiti superiori della propria provincia. 

In soldoni, dopo due lauree, una in Scienze Politiche e una in Pedagogia, devo sostenere altri 6 esami per accumulare i crediti necessari a questa iscrizione in graduatoria.

Questi 6 esami devono essere sostenuti previo pagamento, nello specifico (dovendo sostenere 36 CFU) sborsando 900 EURO. E va già bene, dal momento che, essendo esami necessari all'insegnamento, ogni CFU ha il modico costo di 25 euro anzichè 50 (che significherebbe una spesa di 1800 euro complessiva) e tutto questo senza che sia prevista una proporzionalità in base all'ISEE (cosa ancor più assurda, ma perfettamente coerente con la presente critica). 

Il mio caso è una goccia nel mare, ma bisogna partire dalle gocce del mare per generare l'onda che spazzi via le narrazioni dominanti. 

Su un complesso residenziale privato, con appartamenti venduti a più di 2000 euro al mq campeggia una scritta che sostiene che la cultura sia un capitale, quasi un bene collettivo accessibile e disponibile a tutti. 

La realtà è che i poveri, noialtri, vivono una realtà che obbliga ad avere capitale per poter permettersi una cultura e per poter accedere ad un posto di lavoro dopo vent'anni di studi. 

Questa realtà, nel 2020, vale per l'universitario come per il bambino delle elementari che non ha più i libri di testo gratuiti, o il ragazzo delle medie che deve spendere 300 euro di materiali, per non parlare degli istituti superiori. 

Nel mio caso, che ripeto essere uno dei migliaia nella nostra città, dopo aver speso 900 euro ed essermi fatto in quattro per studiare, lavorare, preparare e sostenere esami contemporaneamente, con una famiglia da mantenere, mi ritroverò a leggere quotidianamente la presa per il culo che la città di Savona offre a me e ai suoi giovani: CULTURA=CAPITALE

E' evidente che la nostra generazione non è parte né delle scelte della città, né della narrazione del tempo in cui viviamo. E tempo di invertire la rotta, come pura e nitida necessità esistenziale.

La necessità di urlare a gran voce, a tutte le vecchie generazioni che si riempiono la bocca dei concetti di un mondo in rovina, che il vostro sguardo è cieco e arrogante e che la realtà è un'altra. E proprio per questo va ribaltata.

Al più presto."

Gabriele Lugaro

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