Cose belle14 novembre 2019 06:22

Nuovofilmstudio: il programma della settimana

Continuano nel fine settimana le proiezioni del capolavoro di Bong Joon-Ho "Parasite", vincitore della Palma d'Oro a Cannes 2019. Martedì 19 e mercoledì 20 novembre, torna al Nuovofilmstudio "Lost In Translation", il ciclo di proiezioni in lingua originale dedicato a tutti quei film che vale la pena vedere senza doppiaggio

Nuovofilmstudio: il programma della settimana

Il primo appuntamento è con Quentin Tarantino e il suo "Once upon a time in Hollywood", interpretato da Leonardo DiCaprio, Brad Pitt e Margot Robbie, di cui potrete finalmente sentire, oltre che vedere, la vera prova attoriale. Ci auguriamo come sempre che possa diventare un appuntamento fisso, dipende anche da voi!
Spettacoli in lingua originale con sottotitoli in italiano:  mar 19 novembre (15.00 - 21.00) mer 20 novembre (18.00)
Spettacoli doppiati in italiano: mar 19 novembre (18.00) mer 20 novembre (15.00 - 21.00)


Appuntamenti Comune di Savona e altre associazioni:

Giovedì 21 novembre, dalle ore 17.00, ArtInMovimento e SystemOut presentano "Torino Underground in Tour - S.I.F.E. - Rassegna di cinema indie internazionale a Savona", una rassegna di corti e lungometraggi che hanno partecipato all'ultima edizione del Torino Underground Cinefest: linguaggi convenzionali e linguaggi poco ortodossi proposti da alcuni dei maggiori autori indie del panorama internazionale. Ingresso libero. Evento Facebook: https://www.facebook.com/event<wbr></wbr>s/534177173780374/


gio 14 novembre 21.00

Keller presenta "Giovedì di genere - giovedì de/generi"

"Giovedì di genere - giovedì de/generi" vuole essere un appuntamento mensile con tutto ciò che esce dalle regole sia del cinema commerciale odierno che dalle strette maglie dell'autorialità. Un punto della situazione su dove e come i generi cinematografici (che tanto negli anni 60 e 70 hanno generato cinema) stanno andando e si stanno evolvendo. Quindi cinema poco visto in sala, mai pervenuto in sala o - finalmente - riconsegnato alla sala. L'unico vero luogo deputato per il cinema e ogni sua manifestazione. Sia essa di genere o de/genere. Ogni sera un'introduzione critica e ogni fine proiezione, ci auguriamo, un dibattito, uno scambio di parole e di pensieri per dare uno o più sensi all'esperienza collettiva della visione.

Midsommar - il villaggio dei dannati
di Ari Aster
con Florence Pugh, Jack Reynor, William Jackson Harper
USA 2019, 140'
Introduzione a cura di Roberto "Keller" Veirana

Dani e Christian, una giovane coppia statunitense in crisi, viene invitata a trascorrere le vacanze in un villaggio svedese da un amico originario del posto, per festeggiare insieme la tradizionale festa di mezza estate Midsommar. Ma ben presto quei nove giorni "speciali", che vengono festeggiati ogni 90 anni, assumeranno contorni sinistri...

Un film su cui non tramonta mai il sole. Eppure l'orrore può crescere anche qui, senza sfruttare il favore del buio, dove è più inatteso, evidente e quindi più terrificante. Con audacia pari alla fiducia nei propri mezzi, Ari Aster fa intraprendere allo spettatore un viaggio in un bizzarro contesto rurale e, insieme, dentro la nostra identità di uomini del XXI secolo. Come già in "Hereditary - Le radici del male", Aster utilizza materiale esotico ed eccessivo, in questo caso il paganesimo ancestrale e la Scandinavia, per studiare una psicologia che è essenzialmente americana e contemporanea. Serve recarsi "laggiù" per meglio comprendere un "qui" fatto di paure represse, di orrori indicibili celati tra le mura domestiche. Lo sguardo del regista è ironico ma non distaccato, partecipe ma non immersivo, citazionista ma senza pedanterie; con una capacità di generare tensione e condurre lo spettatore per mano che è propria solo dei talenti maggiori. Attraverso il gruppo composito di amici, tipica comitiva destinata al macello, Aster procede con la sua dissezione del maschio americano medio immerso in pseudo-valori di disarmante superficialità. Impossibile parteggiare per lui, almeno quanto lo sia identificarsi con i cultisti svedesi: resta solo Dani come possibile transfert. È attorno a lei che ruota l'intero percorso di "Midsommar", surreale elaborazione di un lutto che può essere razionalizzato e accettato solo in una dimensione altra. Il conformismo di "distrarsi" nel senso più edonistico del termine trova così un impietoso rovescio della medaglia.

Trailer del film: https://www.youtube.com/watch?<wbr></wbr>v=gMnFCl_Bqsk


ven 15 novembre (15.30 - 18.00 - 21.00)
sab 16 novembre (18.00 - 21.00)
dom 17 novembre (15.30 - 18.00 - 21.00)
lun 18 novembre (15.30 - 18.00 - 21.00)

Parasite
di Bong Joon-ho
con Song Kang Ho, Lee Sun Kyun, Cho Yeo Jeong
Corea del Sud 2019, 131'

Palma d'oro al Festival di Cannes 2019.

Ki-woo vive in un modesto appartamento sotto il livello della strada. La presenza dei genitori e della sorella rende le condizioni abitative difficoltose, ma l'affetto familiare li unisce nonostante tutto. Insieme si prodigano in lavoretti umili per sbarcare il lunario, senza una vera e propria strategia ma sempre con orgoglio e una punta di furbizia. La svolta arriva con un amico di Ki-woo, che offre al ragazzo l'opportunità di sostituirlo come insegnante d'inglese per la figlia di una famiglia ricca: il lavoro è ben pagato e la villa del signor Park, dirigente di un'azienda informatica, è un capolavoro architettonico. Ma una serie inarrestabile di disavventure e incidenti giace in agguato...

"Parasite", il nuovo film di Bong Joon-Ho ("Snowpiercer", "Okja") vincitore della Palma d'Oro a Cannes 2019, è un'opera solida, coesa e compiuta, visivamente ricercata ma sempre al servizio del tema che sceglie di mettere in scena. L'intrigante intreccio si sviluppa nell'incontro e contrasto tra due famiglie, alternando con sapienza un fondo di thriller e una forte anima di commedia che si fonde con il dramma, in un equilibrio che sorprende per la sua perfetta gestione: i Park sono ricchi, puliti e corretti quanto i Ki-taek sono poveri e sporchi. Se da una parte gli uni lottano quotidianamente per tirare avanti, improvvisando e cercando le scorciatoie necessarie per arrivare a qualcosa di concreto, gli altri sono abituati a essere serviti, a pagare lautamente per ogni propria esigenza, dalla governante alle lezioni di inglese e arte per i propri giovanissimi figli. Due facce della polarizzante medaglia che è il contesto sociale della Corea del Sud. Nel film di Bong Joon-Ho c'è inoltre, e non è trascurabile, una cura e ricercatezza nella messa in scena che lascia senza parole per composizione e costruzione, con immagini di grande impatto e movimenti di macchina che non sono mai fini a se stessi. "Parasite" è un'opera coinvolgente (di cui non vogliamo svelare i segreti) che tiene incollati allo schermo con il suo equilibrio perfetto tra generi e la sua profonda e sorprendente riflessione.

Trailer del film: https://www.youtube.com/watch?<wbr></wbr>v=iPOugEDF8tk


mar 19 novembre
mer 20 novembre

Spettacoli in lingua originale con sottotitoli in italiano: mar 19 novembre (15.00 - 21.00) mer 20 novembre (18.00)
Spettacoli doppiati in italiano: mar 19 novembre (18.00) mer 20 novembre (15.00 - 21.00)

Lost In Translation - ciclo di film in lingua originale con sottotitoli in italiano

Al Nuovofilmstudio abbiamo un pensiero fisso che alimenta da sempre la nostra passione per il Cinema nei momenti più difficili, quando ci si ritrova a proiettare grandi opere filmiche internazionali dal doppiaggio italiano mediocre: presentare i film in lingua originale! Ecco perchè vogliamo riprendere "Lost In Translation", il ciclo di proiezioni dedicato a tutti quei film che, visti in lingua originale, fanno veramente un altro effetto. Ci auguriamo come sempre che possa diventare un appuntamento fisso, dipende anche da voi!

Once upon a time in Hollywood
(C'era una volta... a Hollywood)
di Quentin Tarantino
con Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Margot Robbie
USA 2019, 161'

Los Angeles, 1969. Rick Dalton, attore televisivo di telefilm western in declino, e la sua controfigura Cliff Booth cercano di ottenere ingaggi e fortuna nell'industria cinematografica al tramonto dell'età dell'oro di Hollywood. Cliff abita in un roulotte assieme al suo pitbull, ma passa buona parte del suo tempo a casa di Rick, che si trova in Cielo Drive, sulle colline di Bel-Air: una villa che si trova proprio al fianco di quella da poco presa in affitto dal regista Roman Polanski e da sua moglie, la bellissima attrice Sharon Tate...

Il nono film di Quentin Tarantino è un atto d'amore nei confronti del cinema di qualunque genere e latitudine, di un'attrice emergente e dolcissima scomparsa troppo presto (incantevole Margot Robbie) e anche una personale rievocazione storica, un intreccio di vicende e personaggi come ormai il suo autore ci ha abituato da tempo. Coi colori caldi della pellicola Technicolor (il nostro non si rassegna all'avvento della tecnologia digitale) Tarantino gioca col fuoco, ovvero gira intorno a un evento che ha segnato l'immaginario collettivo: il massacro perpetrato dagli adepti di Charles Manson nella villa di Roman Polanski, nella notte tra l'8 e il 9 agosto 1969. Ma ci arriva con calma: i personaggi principali sono l'attore in declino Rick Dalton (Leonardo DiCaprio), star del western e delle serie televisive con problemi di alcool; e il suo stuntman, autista e tuttofare Cliff Booth (Brad Pitt) devoto e con un passato oscuro. Un cinema (e una società) in rapida trasformazione, molto ben tratteggiato prima che la nuova Hollywood cambiasse le coordinate del cinema commerciale. L'innocenza presto perduta, gli anni '60 al crepuscolo in una Los Angeles dalle mille insegne luminose, per lo più delle grandi sale cinematografiche; tanti rivoli della vita sul set con un cameo di Al Pacino nel ruolo di un produttore, una gustosa parodia di Bruce Lee, una ragazzina attrice prodigio che dispensa saggezza, l'ennesimo omaggio al cinema italiano, dove si rifugia il nostro attore in cerca di rilancio. Attratto da una ragazza in fuga da casa, Booth si ritrova nel ranch che ospita Manson e seguaci. Del coraggio di riprendere il tema "alla Tarantino" noi ci dichiariamo soddisfatti: avercene di dichiarazioni d'amore per il fattore umano della fabbrica dei sogni, così stilisticamente compiute.

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