Cultura02 aprile 2020 14:45

Riflessioni sociologiche al tempo del Covid-19

Questo primo mese di quarantena - ma temo che saranno ben più di 40 giorni - ci permette alcune riflessioni generali (di Giovanni Durante)

Riflessioni sociologiche al tempo del Covid-19

 

Si muore da sempre. Dati -al 30 marzo- sui quali riflettere.

Questo primo mese di quarantena (ma temo che saranno ben più di 40 giorni) ci permette alcune riflessioni generali. 

Cominciamo con gli aspetti macro dal punto di vista epidemiologico. Premesso che non sono evidentemente uno scienziato, mi atterrei a dati oggettivi e pubblici.

Per quanto riguarda il nostro paese adotterei le statistiche Istat e dell’ISS, Istituto Superiore di Sanità.

I decessi nel nostro paese nell’anno 2017 (anno per il quale è possibile avere dati pubblici) sono stati in totale 650.614. Di questi circa 230.000 sono i decessi causati da malattie cardiovascolari, infarti, ictus.

In seconda posizione troviamo le malattie oncologiche (un raggruppamento statistico ovviamente un po’ forzato di tutti i tumori), con 180 mila vittime. Poi troviamo le malattie respiratorie, e di questi 53.000 morti ben 14 mila sono dovuti a polmoniti e effetti delle influenze censite.

Non si tratta ovviamente di dati qualitativi, per i quali esistono approfonditi studi epidemiologici che non possiamo affrontare in questo ragionamento. Possiamo sicuramente affermare che molte di queste morti sono causate da condizioni oggettive di contesto (livelli di inquinamento al suolo e dell’aria), stili di vita individuali, rischi correlati al lavoro...

Quindi, in teoria, decessi che si potrebbero più che prevenire in senso assoluto, sicuramente diluire nel tempo, con una migliore qualità di vita per le persone e costi socio sanitari decisamente inferiori per la comunità. Una fascia di decessi in netto aumento riguarda quelle collegate ai disturbi psichici e comportamentali, quintuplicati in un decennio.

Questa causa è decisamente nuova per il nostro paese, e sicuramente poco considerata sul piano sociale e culturale. I morti per motivi traumatici (omicidi, suicidi, incidenti stradali) sono 20.565. Seguono poi le malattie dell’apparato digerente, ulteriori malattie infettive e parassitarie (spesso contratte in ambito ospedaliero e sanitario), poi le malattie dell’apparato urinario, con oltre 13 mila morti l’anno. Questi numeri servono per rapportarsi quantitativamente con il fenomeno del Covid 19, che ad oggi (dati 30 marzo 2020) conta 10.026 decessi di persone con Coronavirus (cioè risultati positivi al test).

L’età media dei decessi è di 78 anni, di questi i maschi sono il 70%, le femmine il 30%. Sul piano qualitativo è stato svolto dall’ISS uno screening su un campione di 909 persone, statisticamente significativo.

Solo 19 pazienti su 909 non presentavano patologie iniziali, mentre gli altri pazienti presentavano medie e gravi patologie, spesso complesse (si rimanda alla lettura dei dati qualitativi all’ISS, istituto superiore di sanità, sito web Epicentro). Rispetto al numero complessivo di decessi va rilevato che solo l’1,1% dei pazienti aveva meno di 50 anni. Di questi 112 decessi solo in 6 casi non si presentavano patologie complesse precedenti, in tutti gli altri casi si segnalano patologie anche gravi precedenti. Sempre secondo i dati dell’Istituto superiore di Sanità, su oltre 10 mila decessi non ci sarebbero morti sotto i 39 anni.

Mi permetto quindi alcune considerazioni, per quanto possibili oggettive. Dal punto di vista epidemiologico sarà necessario, ex post, studiare con attenzione le cartelle cliniche dei pazienti deceduti positivi al test. Azzardo l’ipotesi che molti dei decessi “assegnati” statisticamente al Covid19 si sarebbero verificati ugualmente, e questo lo si potrà verificare scientificamente dal punto di vista epidemiologico se i decessi saranno in più rispetto alle media previste, saranno parzialmente in più, o saranno sovrapponibili ai dati di decessi previsti per l’anno 2020. Ricordo che nel 2017 i decessi per malattie respiratorie sono state ben 53 mila, di cui 14 mila causate da polmoniti, anche di derivazione influenzale.

Sarà interessante dunque la sovrapposizione statistica dei dati ex post. Dal punto di vista qualitativo si può rilevare che spesso le malattie che generano le polmoniti vengono contratte in ambito ospedaliero, dove le persone immunodepresse si ammalano e muoiono per infezioni batteriche, causando oltre 10 mila morti evitabili (termine dell’ISS) l’anno.

Le motivazioni sono da ricercare nella promiscuità con la quale si opera spesso nelle strutture sanitarie (varie tipologie ospedaliere pubbliche e private), RSA.. Al tempo del Coronavirus è diventato centrale la ricerca e l’uso dei dispositivi di sicurezza individuali (mascherine, guanti, copri-abiti monouso...), tuttavia bisogna segnalare che precedentemente l’attenzione nel rischio di contagio batterico e non virale dei pazienti ospedalieri e nelle strutture socio sanitarie per gli anziani non ha goduto di pari attenzioni, causando appunto almeno 10 mila morti l’anno.

Credo sia ben presente a tutti come l’accesso spesso non regolamentato di parenti e conoscenti sia nelle strutture sanitarie che socio sanitarie, senza nessun dispositivo di prevenzione alla trasmissione quantomeno batterica, sia la pratica normale. Se vogliamo trovare un lato positivo, in questo passaggio che possiamo ritenere drammaticamente storico, credo lo si possa fare pensando che le abitudini e le misure di prevenzione nelle strutture sanitarie e socio sanitarie potrebbero cambiare positivamente nel futuro, adottando come standard le procedure di prevenzione adottate in questo periodo. 

Il contesto storico e l’horror vacui. Perché allora le misure per il Covid-19 sono così stringenti, tanto da sospendere parte della Costituzione Repubblicana? Pensiamo che l’influenza suina N1H1 abbia fatto morire nel mondo oltre 200.000 persone, e questo solo nel 2009. Ovviamente questa riflessione non si presenta facile, intanto perché avviene in un contesto di globalizzazione, e avviene in una fase storica di passaggio di riequilibrio politico ed economico mondiale senza precedenti.

Il “secolo degli Stati Uniti d’America” è terminato, a ragion veduta nel 1989, insieme al muro di Berlino, anche se la possiamo ancora riconoscere, in parte, fino a alla presidenza Obama). Nuovi nazionalismi e nuovi rischi di conflitti, forse con modalità tutte nuove, si affacciano sul nostro piccolo pianeta. Il ruolo dell’Unione Europea è gravemente in discussione, attaccato contemporaneamente dagli stessi paesi membri (e non solo i componenti del patto di Visegrad), e dall’esterno, come dalla presidenza statunitense di Trump, che si prepara ad un nuovo quadriennio, facilitata dalla stessa emergenza Covid-19.

Le leadership dei paesi democratici si devono misurare con un’epoca di comunicazione globale orizzontale. I social media appiattiscono, per definizione e mission, la curva tra competenze reali e di narrazione “fantastica”, tra realtà scientifica (comprese le scienze sociali ed umanistiche) e la realtà percepita. In questa fase i paesi governati in modo autoritario sono apparentemente facilitati nel conservare una coesione socio-politica, pagando a caro prezzo, come cittadini, in qualità della vita, in ricchezza pro-capite, in grave contrazione delle libertà individuali e collettive e dei diritti dell’uomo.

Il ruolo della Cina è in costante evoluzione, e da gigante economico e demografico sta sviluppando un progressivo nuovo ruolo di garante dell’ordine economico e politico mondiale. In questo scenario non si segnalano leader forti ed importanti del mondo democratico, che infatti declina nello scenario mondiale a favore di neonazionalismi e autoritarismi come quello di Putin( la Russia rimane tuttavia un nano economico, con 150 milioni abitanti e un Pil inferiore, per ora, a quello italiano).

Probabilmente l’ultimo grande leader a vocazione multilaterale è stato Barack Obama, che chiude mestamente, probabilmente, anche il ruolo statunitense di faro democratico nel mondo.

Leadership deboli, quindi, a fronte di “popoli” facilmente influenzabili, attraverso una comunicazione globale e orizzontale che cancella definitivamente il senso del vero e dell’autorevolezza garantita storicamente delle élite culturali, scientifiche e politiche, fondamenta delle democrazie liberali, così come le abbiamo conosciute sino ad oggi. Leadership deboli che vengono travolte dalle psicosi di massa, dall’isteria digitale, abbandonate dai propri apparati intermedi, dagli intellettuali e dal ruolo, ormai consunto del giornalismo. Leadership deboli che rincorrono quotidianamente il consenso, senza avere forza e autorevolezza per dire e fare le cose più giuste, ma dicendo e facendo ciò che è più “popolare” e redditizio in termini di opportunità di rielezione personale e di gruppo. La reazione dunque al Covid-19 va letta in quest’ottica, dapprima evidenziando, nei governi occidentali, una scarsa capacità di lettura del futuro, anche prossimo, per poi sviluppare strategie complesse, salvo poi intervenire, spesso in ritardo, in modo autoritario, non avendo, evidentemente, nessuna fiducia nei cittadini, obiettivamente in larga parte influenzabili pesantemente sul piano pre-culturale, sul piano puramente emotivo. 

Il Virus, la causa esterna e misteriosa, ancestrale e medievale. Il Virus che spaventa, che ci mette di fronte ai nostri limiti, alle nostre vulnerabilità, individuali e collettive. Che pone una condizione di futuro conflitto cittadini “garantiti” come i pensionati e i dipendenti pubblici e chi vive del proprio lavoro autonomo, i commercianti, gli imprenditori. Il Virus (che potenza evocativa il solo nome..) che metterà in conflitto una società “vecchia” con le nuove generazioni.

Già oggi è così, dopo un mese, i giovani non sono a rischio contagio (come si evince chiaramente dai dati statistici istituzionali citati), e i ragazzi inconsciamente lo sanno, e presto o tardi finiranno per intuire che le misure che limitano la loro possibilità di vita odierna e futura sono create per difendere una società anziana, che protrae la vita spesso indipendentemente dalla qualità di vita degli stessi anziani.

E presto o tardi, non fosse che per vocazione darwiniana, finiranno per ribellarsi. Le ricchezze per sopire questa voglia di sperimentare il futuro non ci sono, servirebbero risorse enormi per “comprare” l’inerzia delle giovani generazioni. In parte lo si è tentato con il reddito minimo di cittadinanza, ma credo che non sarà sufficiente per sopprimere la necessità di autorealizzazione dei ragazzi.

In questi giorni si è utilizzato spesso la metafora di Enea (in fuga da Ilio in fiamme) che porta sulle spalle il padre Anchise, come simbolo della trasmissione del sapere delle generazioni precedenti, della saggezza, e del dovuto rispetto alle generazioni precedenti. Nella grande scultura del Bernini si può vedere tuttavia Ascanio, figlio di Enea, piccolo, dietro, che porta il fuoco di Vesta, e che accenderà la nuova vita della grande Roma. Portato tutto alle estreme conseguenze la nostra vecchia società dovrà trovare un equilibrio (ad oggi tutto spostato su Anchise, per capacità e peso politico ed economico di una generazione over 60, della quale presto farò parte anch’io) tra la necessità di un welfare in un paese dove l’aspettativa di vita è raddoppiata in 100 anni, passando dai 40 anni nel 1920 agli attuali 83,49 anni. 

Il baratto sicurezza-libertà. L’attuale costrizione progressiva e senza precedenti delle libertà individuali e collettive nell’Italia Repubblicana, come azione di contrasto al coronavirus, è un’evidente conseguenza delle debolezze delle leadership politiche dei paesi occidentali, istituita come una sorte di Trattamento Sanitario Obbligatorio collettivo, per prevenire psicosi di massa, e forse anche come strumento per combattere il populismo e il neosovranismo nel nostro paese, fenomeno politico e sociale che sembrava inarrestabile solo sino a pochi mesi fa. Probabilmente, solo trent’anni fa, non si sarebbero assunte misure così drastiche da distopia narrativa.

La Costituzione Repubblicana è oggettivamente sospesa, a tempo indeterminato, con il placet delle istituzioni di garanzia e pure di eminenti costituzionalisti, che, avendo spesso un’età a rischio Virus, scambiano e barattano, obtorto collo, leggi speciali come i DPCM per la salute con le libertà e i “diritti assoluti” previsti dalla Carta.

Con questo non voglio affermare che le azioni del presidente del consiglio dei ministri e del governo siano incostituzionali, ma che rappresentino un vulnus all’integrità dei diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione credo sia innegabile, e questo meriterebbe un confronto serio nel paese.

Chi prova a instillare il dubbio viene subito additato come traditore della patria, facendo subito assaporare il clima da caccia alla streghe. Nella parte iniziale di queste riflessioni ricordo come solo in Italia, ogni anno, terminano la vita oltre 650 mila persone (la nostra vita ha, per definizione, sempre un termine, e il conto alla rovescia comincia nel momento esatto in cui nasciamo). Molte di questi decessi sono dovuti a cause evitabili, infatti le persone (me stesso compreso) continuano a fumare sigarette, a bere alcool (il tutto con il placet molto interessato del monopolio di stato) a vivere e alimentarsi in modo non adeguato. Aggiungo che nascono, ogni anno, solo 450 mila bambini, con un saldo negativo di circa 200 mila futuri cittadini, e questo apre altri scenari epocali per il nostro paese e per l’Europa. 

Il senso di colpa Le civiltà costruite nel cristianesimo riformato sono più dure, più darwiniane, la predestinazione delle chiese cristiane riformate pesa come un macigno. Per contro le civiltà del Mediterraneo cattolico (quantomeno post concilio vaticano secondo, con Pietro Carafa a metà del cinquecento le cose andavano un pò diversamente...) rimangono più inclusive, permeate anche da oltre un secolo di culture socialiste egualitarie.

Civiltà, quelle del Mare Nostrum, mai davvero liberali e capitalistiche fino in fondo, essendo il capitalismo frutto del calvinismo anglosassone. In questa fase, nonostante misure sanitarie e politiche non diversissime, si possono notare in modo evidente le differenze culturali di approccio al problema della pandemia. Meno sovrastrutturale l’approccio del nord Europa, forse anche meno ipocrita. Più inclusivo, almeno nelle intenzioni, quello dell’Italia. Persino nell’approccio epidemiologico si notano differenze importanti.

In Germania chi muore positivo al Covid19, malato oncologico grave, viene conteggiato statisticamente come decesso per tumore, in Italia, viene, per ora, conteggiato tra i morti “con” Covid19. Questo per dire che l’epidemiologia non è proprio una scienza esatta, un po’ come l’economia.

In questa prima fase della pandemia possiamo notare come le istituzioni italiane si siano scontrate pesantemente nello scaricare, tra loro, le responsabilità di una sanità messa a dura prova, soprattutto, anzi in via di fatto esclusiva, nei reparti (spesso eccellenze a livello mondiale) di terapia intensiva. In via esclusiva perché, e chiedo di essere smentito, gli altri reparti ospedalieri sono-giustamente- sostanzialmente vuoti (per esempio mi hanno telefonato per rinviare sine die un importante esame diagnostico, programmato da mesi).

Tutta la discussione sulla mancanza di posti letti risulta una discussione almeno da rivedere e ripensare alla luce di questa presa di coscienza. A parte, gli ospedali delle zone rosse, come a Bergamo.

Mancano sicuramente posti in terapia intensiva, manca l’attrezzatura specialistica e il personale specializzato perché da anni nessun paese ha previsto i rischi di una vera pandemia, perché i governi erano tutti intenti a chiudere i porti, a fare quotidianamente propaganda, o a difendersi dagli attacchi di forze politiche populiste accecate dalla brama di potere.

Ma governo centrale e governi locali (presidenti di Regione in buona parte di una qualità umana, culturale e politica deprimente) si sono trovati d’accordo su una strategia comune, quella di far sentire in colpa i cittadini, come se il ritardo nell’affrontare la pandemia fosse colpa nostra.

Ecco, il senso di colpa cattolico, instillato a quasi tutti dalla nascita, ha fatto bene il suo dovere.

Il runner è il nuovo giudeo, ombroso e misterioso agitatore dei nuovi protocolli di Sion, chi esce mezz’ora con il bambino che è recluso da due mesi diventa il genitore folle ed untore al quale togliere i figli.

Sì, il richiamo manzoniano è voluto, Manzoni diceva che durante la peste il buonsenso c’era, ma si era confuso con il senso comune. Anche oggi dalle finestre immateriali dei social-media urlano contro i nuovi untori i moderni delatori che ti manderebbero, senza pensarci due volte, alla Lubjanka.

Questo clima di intolleranza dovrebbe preoccuparci, e molto. Si può notare come sia trasversale alle fazioni politiche, elettori di destra a di sinistra si trovano d’accordo nel non nutrire nessuna fiducia nelle persone che conoscono, nel senso di responsabilità, nel buon senso degli altri. E invocano ulteriori misure restrittive, l’intervento dell’esercito, l’arresto, la deportazione. Ho la fortuna di vivere in campagna, esco solo per fare ciò che è permesso. Ma ho notato come tra chi esce per fare due passi intorno a casa si sia creato una complicità fenogliana. 

Riflessioni politiche-costituzionali Insomma, oggi è vietato, come se niente fosse, fare le cose più elementari, nel nome superiore della sicurezza sanitaria collettiva. Nessun dubbio, punto. Per quanto? E poi potrà ricapitare? Quante volte in un anno? Quindi chi governerà nei prossimi anni potrà riutilizzare i poteri speciali dei DPCM? Chi fissa i limiti di sospensione dei diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione? In questo momento sono sospesi, in parte o in toto, gli articoli 2, 13, forse 15, pesantemente il 16, totalmente il 17, il 18, il 19, l’articolo 41.

Un dibattito serio sul piano politico e costituzionale non minerebbe la coesione del paese, minata per il vero da forze politiche scellerate (soprattutto quelle di destra) e dal conflitto tra le istituzioni stesse (governo centrale-regioni).

Il clima di paese in guerra contro il nemico Virus schiaccia pericolosamente non solo le libertà, il buon senso, la responsabilità individuale e collettiva, ma schiaccia il principio che una legge per essere valida deve essere anche giusta. Le norme contenute nel DPCM fanno diventare reato comportamenti non solo normali, ma addirittura sani e virtuosi, come camminare all’aria aperta, da soli, in campagna o altrove. Comportamenti che persino l’organizzazione mondiale della sanità consiglia per prevenire le possibilità di contagio, e che scientificamente è chiaro che non comporti nessun rischio per nessuno. 

Capite il vulnus giuridico costituzionale senza precedenti? Infatti in Ungheria Victor Orban ha trasformato immediatamente questo passaggio nella forma immediatamente successiva, cioè i pieni poteri al governo da lui presieduto, e l’istituzione di fatto dello stato autoritario. Non è difficile immaginare un prossimo governo italiano di tipo populista e sovranista che adotti le stesse misure, con effetti devastanti. Quindi dovremmo prendere spunto dall’eccezionalità dei fatti per prevenire la possibilità di utilizzo di un evento straordinario(?) come una pandemia per stringere il laccio intorno al collo del parlamento, degli altri poteri dello stato, e ovviamente dei cittadini. 

Siamo al PreCrime. Per chi conosce Philip K. Dick ci si capisce al volo. In una società del futuro nascono persone con doti preveggenti chiamati precog. I più potenti tra loro vengono collegati tra loro in una sorta di liquido amniotico e attraverso nuove tecnologie la polizia precrime riesce, attraverso i sogni dei precog, a prevedere in anticipo i futuri crimini. Il risultato consiste in una società dove i cittadini che non hanno (ancora?) commesso il reato vengono arrestati in modo cruento e condannati al sonno criogenico fino a fine pena, spesso per sempre. Il tema filosofico posto da P.K.Dick è evidente, si può, nel nome di una paventata sicurezza sociale, sopprimere il libero arbitrio? Nel nostro piccolo, dal punto di vista letterario e filosofico, siamo a queste riflessioni. Per la sicurezza sanitaria nazionale comportamenti normali e leciti diventano comportamenti non legittimi da sanzionare, sia sul piano amministrativo che penale.

Perché? Non perchè siano pericolosi in sé, perché per esempio prendere l’auto da soli, andare in prossimità di un bosco dove non c’è nessuno e camminare all’aria aperta per stare bene, è chiaro che non comporti nessun rischio per nessuno. Si giustifica la nuova categoria di reato con il fatto che “si potrebbe” verificare la possibilità di incontrare altre persone oppure perché le persone tendono ad approfittarne (non so cosa si intenda).

Ecco. Siamo al precrimine. Cioè si impedisce di svolgere un’azione naturale, normale, sana, virtuosa, perché potrebbe indurre -potenzialmente- a mettere a rischio altri (come se camminare incontrando eventualmente una persona a due metri all’aria aperta fosse più pericoloso che andare al supermercato).

Invece di verificare caso per caso, si colpevolizza tutti. E qui torna in gioco il senso di colpa atavico della chiesa cattolica. Invece di sanzionare il singolo, assumendo responsabilità precise, si preferisce colpevolizzare tutti. Funziona ovviamente benissimo. Come a dire, nessuno guiderà più l’auto in futuro, perché c’è chi uccide o ferisce altri alla guida (i feriti per incidenti automobilistici ogni anno sono circa 250 mila). Insomma, siamo di fronte alla psicosi collettiva, il rischio pandemia esiste, nessuno lo nega. Ma le prassi giuridiche, politiche, sociali e culturali rimarranno. Forse torneremo faticosamente alla normalità Ma sul piano delle libertà costituzionali temo che la frittata sia fatta, e i pericoli futuri saranno molto gravi. 

 

Note https://www.epicentro.iss.it/infezioni-correlate/ https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-decessi-italia#1 https://www.istat.it/it/archivio/decessi https://www.money.it/Quanti-morti-in-Italia-ogni-anno-principali-cause-decesso https://www.istat.it/it/files/2019/07/Statistica-report-Bilancio-demografico-2018.pdf https://www.avvenire.it/attualita/pagine/contagimorticoronavirus1aprile https://www.infodata.ilsole24ore.com/2020/02/13/116mila-gli-italiani-meno-nel-2019/ 

Giovanni Durante

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