Mezza politica07 maggio 2020 08:29

La tempestività dei tre Matteo

Nel casino generale il governo italiano rischia di andare in pezzi per i motivi più incredibili. Il ministro Bellanova minaccia le dimissioni se le cassano la regolarizzazione dei braccianti, e ha anche le sue ragioni

La tempestività dei tre Matteo

“Questo governo deve avere coraggio. Non si possono lasciare le persone a vivere come topi nei ghetti. Lavorano già nel nostro Paese e spesso in condizioni complicatissime e al limite, meritano una possibilità e vanno regolarizzati. È una battaglia di civiltà a cui non ci si può sottrarre”. 

Giusto. 

Magari si poteva pensare con la stessa determinazione anche ai famigerati decreti sicurezza, ma per adesso accontentiamoci.

Più strana e molto meno convincente appare la vicenda Nino Di Matteo, che rischia di far crollare il ministero della Giustizia. 

In breve, uno dei più mediatici magistrati antimafia sceglie la trasmissione di Giletti per telefonare in diretta e insinuare che gli fu promessa la gestione delle carceri da Bonafede, ma che poi l’allora neoministro nel governo gialloverde tornò sui suoi passi dopo le lamentele di alcuni boss.

Naturalmente il primo a saltar dalla sedia e urlare allo scandalo è Matteo Salvini, che all’epoca non occupava il Parlamento di notte con la mascherina ma era nientemeno che il ministro dell’Interno.

Non vi sembra strano che il magistrato salito alle luci della ribalta per la “trattativa stato - mafia” scelga di lanciare una bomba del genere proprio nella trasmissione più salviniana del momento, e in più a distanza di due anni dal presunto fattaccio? 

Questo accade agli albori di una crisi economica di cui si stenta a capire la portata, e proprio nei giorni in cui il governo dovrebbe mostrarsi più unito che mai.

Ci sfiora il dubbio che tante parti dell’esecutivo vogliano staccare la spina per non perdere consenso con le misure impopolari che certamente saranno necessarie.

E col cerino in mano lasciarci magari il Draghi di turno, novello Monti, in modo da poter sbraitare a emergenza finita sull’Europa matrigna e sui maledetti tecnici.

Una storia già vista, ma ci sembra di meritar per una volta qualcosa di meglio, non fosse che per la serietà mostrata dalla maggior parte dei cittadini italiani in questo periodo di limitazioni ed enormi difficoltà.

Invece dalle Regioni in su i nostri rappresentanti sembrano capaci di pensare solo al proprio misero tornaconto elettorale.

LNS

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