Cultura30 maggio 2020 14:48

Il tema, il motivo, il fine (il Bello, il Vero)

Il (nostro) video progetto, con l’adesione di Achille Lauro (di Chiara Pasetti)

foto: Nadar

foto: Nadar

Oddio è sabato… la rubrica! Quasi me ne ero dimenticata, sommersa e immersa nella frenesia del quotidiano che dal sette marzo circa ha cambiato i ritmi della mia vita già normalmente piuttosto turbolenta. Vediamo, (di) quale tema scrivo oggi? Ci sarebbe la Festa della Repubblica, ma è tra tre giorni e porta sfortuna festeggiare in anticipo gli anniversari, di qualunque tipo. Dovrei forse parlare di scuola, e in particolare della “dad” (non papà, per chi non lo avesse ancora capito, ma didattica a distanza). È il tema di questi giorni (personalmente sto cercando di parlarne da sempre e con più forza dal 30 marzo, quindi forse ora non ho molto da dire). Ne ha parlato molto bene giovedì su questa testata il docente universitario ospite dello spazio “come cambierà”. La situazione è preoccupante… Gli studenti, i docenti e le famiglie sono angosciati e arrabbiati, e io non ho nulla da aggiungere se non che vorrei smetterla di leggere articoli catastrofici, appelli insensati e autoreferenziali (cfr. tra gli altri Giorgio Agamben e Massimo Cacciari, e faccio solo i nomi più famosi-noiosi?, la lista è lunghissima), e manifesti di madri in crisi (giustamente, per carità, lo sono anch’io per mio figlio in seconda liceo classico e come docente, tuttavia sinceramente non ho tempo per la stesura di manifesti, ora, e lo trovo inutile, ma è ovviamente un parere personale). Vorrei che si desse spazio a notizie che nessuno legge  (io sì e ringrazio chi le condivide su fb!) che parlano, per esempio, di una maestra che in questi mesi è andata ogni giorno in camper, con dentro una lavagna e altro materiale didattico, a raggiungere i suoi piccoli allievi  sotto casa di ognuno, e ha fatto lezione solo con la sua lavagna, un gessetto e tutta la sua passione e competenza. A lei va la mia stima più profonda! O a notizie che parlano dei docenti di scuole superiori che stanno facendo lezione nei parchi, con i propri studenti seduti distanti in cerchio, senza libri né orpelli, solo voce e presenza (se avessi potuto lo avrei fatto anch’io già a marzo, che gioia spiegare Aristotele o Kant o Nietzsche in mezzo al verde, come ai tempi degli antichi!). Non vorrei leggere che “hanno rubato” (chi?!) ai bambini-ragazzi l’ultimo giorno di scuola, perché la scuola non è la festa con le patatine e la Sprite e la foto di classe (per carità, un bel ricordo, io le conservo tutte, le mie e naturalmente quelle di mio figlio, ma quest’anno che lui non abbia la foto è l’ultimo dei miei pensieri), e vorrei invece sapere come hanno intenzione, non i docenti poverini e le famiglie e gli studenti ma chi può e deve cercare soluzioni, di organizzare il primo giorno di scuola a settembre, e soprattutto l’anno scolastico-accademico 2020-2021. Mi ha intenerito moltissimo un bimbo di una scuola elementare che ha realizzato un disegno stupendo con i volti di tutti i suoi compagni, in sostituzione della classica, spesso ingessata, foto di classe. Questa è una della notizie a cui vorrei si desse spazio, in attesa (non troppo lunga, grazie…) di conoscere ciò che gli oracoli, pardon, il ministero all’Istruzione decideranno per la riapertura. E dunque, se non c’è molto altro da dire sul tema scuola, che mi riguarda da vicino, non c’è (ancora) da festeggiare la Repubblica, di cosa parlo io, oggi?! Devo respirare, io che ho l’enorme fortuna di poterlo fare... E riflettere. Bene, ho deciso. Parliamo di progetti. Di quali? Sono così tanti, e per fortuna, il mondo ha voglia di ripartire! Farei torto a qualcuno se ne scegliessi arbitrariamente uno o l’altro, e mi si potrebbe dire che ho degli interessi di qualsiasi genere. Dato che sono libera, da sempre, non ho alcun interesse né impegno se non verso me stessa (e il lettore in questo caso), e dato che sono e resto allieva di Flaubert, non ho altra scelta, per questa sesta uscita, che seguire ancora una volta i suoi consigli: «esercitatevi a scrivere le cose che avete sentito personalmente, gli ambienti che vi sono familiari». Voilà! Molto poco democraticamente, parlerò del “mio” video progetto. Anche perché è giunto ormai al video numero 12, che come ho scritto domenica scorsa nell’articolo che ne accompagna la diffusione è un numero ricco di significati tra i quali la transizione, il cambiamento dopo aver superato numerosi ostacoli. Nella Smorfia, il 12 è il Soldato… Non ho mai combattuto guerre reali, è vero, ma quanto ho dovuto lottare per difendere progetti, idee, nonché persone vittime a mio avviso di soprusi e ingiustizie! Sempre. Spesso dimenticando di difendere-proteggere me stessa, ma questa è un’altra storia e serve lo psichiatra… Allora, per l’articolo 6 della rubrica, e il video progetto arrivato al numero 12, è forse tempo di spiegazioni, doverose anche se non richieste, in vista del prossimo video di domani, numero 13 (sorvolo sul significato del numero perché tra i tanti difetti che ho c’è quello della superstizione!). Ho commesso già un errore autoreferenziale: non è il mio progetto ma il nostro. Di Mario Molinari, in regia, degli artisti che collaborano ogni volta, degli studenti che tra una lezione e l’altra, impegni permettendo, continuano a collaborare e comunque a fornire stimoli. E dell’artista  che ha aderito dal principio concedendo, con fiducia, sensibilità e generosità, l’utilizzo delle proprie canzoni e dei propri testi: Achille Lauro, all’anagrafe Lauro De Marinis, che tra poco più di un mese festeggia (solo!) trent’anni. Tutto è iniziato l’otto marzo, anzi per la precisione il sette. Pensavo e ripensavo a come dare un contributo alla drammatica situazione che stavamo vivendo, coinvolgendo i ragazzi in prima persona. Un articolo? Troppo poco, e magari molti non lo avrebbero letto. Un racconto? Troppo, non c’era tempo, bisognava dire ai giovani, in quel momento, attraverso i giovani stessi, di dover stare a casa. Cosa fare, soprattutto quando l’otto marzo mi sono svegliata in una città ormai zona rossa, senza alcuna possibilità di raggiungere fisicamente le persone per organizzare un progetto insieme? Ed è arrivata, come un lampo che ha squarciato le (mie) nubi, l’idea di un corto. È nato così il primissimo video, che ho riguardato l’altra sera per inviarlo a un amico e devo ammettere che mi sono commossa: sembra appartenere a un’altra epoca, invece sono passati soltanto poco più di due mesi. Una sequenza di volti giovanissimi, tra cui quello di mio figlio (vestito bene nella parte superiore del corpo, in pigiama in quella inferiore!) che dicono tutti la stessa cosa: nome, città, scuola, e “io resto a casa”.  Ci sono anch’io, nel primo video (dal secondo scompaio, per fortuna!), con una faccia più stravolta del solito: era accaduto di tutto quel giorno (ecco, questa è una “bella” storia, e magari un’altra volta la racconto…) e da emotiva quale sono venivo da ore difficili perché temevo di non riuscire a portare a termine il tutto in fretta. Invece ce l’abbiamo fatta! Non smetterò mai di ringraziare Mario, che ci ha creduto dall’inizio senza troppi “se” e “ma”, benché sia abituato a girare e montare ben altre cose (tra le tante, cito il suo bellissimo docufilm su Tonino Guerra e “Crisi Complessa”, di cui alcuni flash sono presenti nel video numero 9). E Achille Lauro, la cui C’est la vie scelta nel primo video mi fa piangere specie a chiusura dei video dei ragazzi. E ringrazio i ragazzi appunto, i loro genitori, gli amici che hanno raccolto alcuni video di studenti non novaresi. Non so quanti messaggi ci siamo scambiati in quei giorni frenetici, dal 7 al 10 marzo, per coordinare i video di ciascuno. Ci siamo divertiti, anche, molto. Io almeno. Era la prima volta in tutta la mia vita che facevo un corto, anche se spesso ci avevo pensato. E dopo il primo, a quel punto mi sono detta: e ora? Mi fermo, ci fermiamo? Certo che no! È nato “io resto a casa, ma non mi fermo”. Appunto. Per farla breve (eh lo so, non ce la faccio mai!) è diventato un progetto.

Ci sono cascata di nuovo, e di nuovo (cit. Lauro). Il titolo principale del “racconto” è stato, fino al video numero 10, IO RESTO A CASA. Da quando è terminato il lockdown, abbiamo pensato di cambiare titolo in ASPETTANDO. L’altro era ormai “passato” e nel senso e nei fatti. Il nome e la cosa, la «forma e il fondo», sempre Flaubert mi insegna che sono inscindibili. Ogni video ha un titolo, che di solito scelgo dopo numerosi confronti con il regista, che giustamente riporta alla realtà i miei (spesso insensati) voli pindarici! E ogni titolo è tratto da una frase di Lauro stesso, dalla canzone scelta per il video della settimana o da altre. Farà eccezione solo il prossimo video di domani, dal punto di vista del titolo… Che tuttavia è in linea con gli altri perché sono tutti di dodici lettere. È casuale, questo? Chissà... Non casualmente, invece, in ogni video dopo il primo, che voleva “solo” essere una fotografia del momento e di ciò che sentivamo (“non me ne frego”, è il titolo, che strizza l’occhio al successo sanremese di Lauro, questa settimana certificato disco di platino) c’è l’Arte. Che è fondamentale quanto il pane e l’amore. Quindi poeti, musicisti, artisti, scrittori. Su tutti, Gustave Flaubert, forse un po’ ingombrante e prepotente, lo riconosco, ma la sua “stazza”-razza non può che renderlo tale! E Camille Claudel (con moi…!), Antonia Pozzi, Salvador Dalì, Charles Baudelaire, Dante, Petrarca, Nietzsche, Bruno, Aristotele, Michelangelo… Non ricordo tutti gli autori del passato presenti in ogni video, sinceramente, sono davvero tanti, ma ricordo con chiarezza non solo chi li ha interpretati, nel caso siano scrittori, ma perché sono stati scelti. Se mi si chiedesse: perché proprio Flaubert e non Hugo, in quel video? Perché un quadro di Redon e non di Mondrian? La risposta più onesta sarebbe: boh! Per amore. Innanzitutto. E poi perché ogni video ha un tema diverso, ovviamente, o tenta di averlo-afferrarlo, e i brani scelti, i quadri, le immagini, i filmati sono legati-correlati a quello (il fil rouge di tutto il progetto, questo è più facile da dire e da capire, è l’emergenza covid-19). Quando non lo sono, e a volte forse  (apparentemente) non lo sono, li abbiamo scelti perché sono Belli, e come tali Veri, e universali. Si possono spiegare la bellezza, la sofferenza, la solitudine, il sogno, la morte, la malattia, l’amore? Gli assoluti, gli opposti, gli estremi? Forse no, ma si può provare, con passione e impegno, e l’esperienza e l’arte di Mario (cui va anche il merito della scelta dei filmati), a raccontarli. A modo nostro. Con l’aiuto a volte di film o cartoni più o meno noti (mi viene in mente, tra i tanti, l’inquietante Bem, Nemico del male, il mio cartone del cuore e degli incubi da piccola, presente in un video di un mese e mezzo fa). E con l’aiuto, speciale, onirico e reale al contempo, di un artista come Lauro, che non ha scritto una canzone per la pandemia, o per questo progetto in particolare, ma ha scritto moltissime canzoni che dicono ciò che durante questa pandemia stiamo provando, tutti. Smarrimento, dolore, gratitudine, paura, coraggio, ribellione, colpa, amore, morte. E molto altro. A modo suo. Immagino che se qualcuno gli chiedesse: perché hai scritto-cantato certi temi in Penelope, in Lost for Life, in Teatro & Cinema, in Roma, ne La Bella e la Bestia (ne cito solo alcune fra le canzoni scelte) in quel modo e non in altri?, Lauro risponderebbe: “boh” (o “bohhhhhh”, a seconda che si sentisse più milanese o romano!). «Lo stile non è che una maniera di vedere le cose» (Flaubert). Lauro ha il suo. Mario idem. Io anche. Fusi insieme non so sinceramente quale sia il risultato, non posso dirlo io. Ciò che so, è che non ho (abbiamo, spero!), intenzione di fermarci qui. Perché c’è (ancora) un universo da raccontare, perché ci divertiamo, ci emozioniamo, io personalmente spesso piango. Sempre, sogno. Di notte e di giorno. Tra una lezione e l’altra, un articolo e l’altro, una spesa e l’altra, penso al video della settimana, alla canzone da scegliere, e con me Mario. Quindi, finché resta un’idea (Gaber), e il sogno, la passione... Per rispondere a chi mi chiede, non ipoteticamente ma davvero, e in modo a volte anche poco carino (è raro, per fortuna, sono molti di più coloro che manifestano stima e apprezzamento nei confronti del progetto, che sottolineo essere non commerciale ma direi culturale, ed è no profit, pertanto ringrazio le persone che ne scrivono, diffondono i video, li commentano, ecc., è prezioso ogni incoraggiamento!):

 

“A cosa serve, qual è il motivo, il fine, quanto hai-avete intenzione di andare avanti?” (il tono della domanda è da leggersi per lo più sprezzante, n.d.r).

Rispondo (una volta per tutte): non lo so! (il tono della risposta è da leggersi sempre definitivo, n.d.r).

Finché avremo una storia da raccontare, e finché ci emozionerà farlo.

Quindi… Immagino parecchio!

Quando ci saremo stancati, racconteremo altro.

Forse.

Sono (stata) chiara?

Spero.

Punto.

 

 

Pensa ad un’idea che non abbia una forma: è impossibile! Così una forma che non esprima un’idea. Ecco un insieme di stupidaggini sulle quali vive la critica. Si rimprovera alle persone che scrivono in bello stile di trascurare l’idea, lo scopo morale. Come se lo scopo del medico non fosse quello di guarire, quello del pittore di dipingere, quello dell’usignolo di cantare! Lo scopo dell’Arte è il Bello!

Gustave Flaubert

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Sul sito “Turismo e Cultura” di Finale Ligure c’è la playlist dei video dall’1 al 12 del progetto IO RESTO A CASA-ASPETTANDO, domani arrivato al tredicesimo capitolo:

https://www.youtube.com/playlist?list=PLfUc9aPeRqz6hLNNbyAx5EMviL-P_0jNe

Il progetto è a cura dell’Associazione culturale “Le Rêve et la vie” e APS Feelmare

(www.lereveetlavie.it).

Chiara Pasetti

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