Cose belle28 settembre 2020 18:43

Cenno arcano di partenza

Corto numero zero: “l’incognita” (di Chiara Pasetti)

Cenno arcano di partenza

Mario Molinari ed io abbiamo deciso di portare avanti il video progetto culturale che abbiamo iniziato il giorno prima del lockdown, l’otto marzo, e concluso l’undici luglio nel giorno del trentesimo compleanno dell’artista che vi ha aderito con fiducia e generosità: Achille Lauro.

Abbiamo pensato che dovesse avere un titolo diverso, questa seconda parte, rispetto alla prima. Fino al termine del lockdown il titolo era “io resto a casa”, poi mutato in “aspettando”.

Ispirandoci a una della canzoni più intense di Lauro, C’est la vie, recentemente interpretata insieme a Fiorella Mannoia e inserita nel nuovo album “1969 Achille Idol Rebirth”, uscito qualche giorno fa, la frase che ci è sembrata più rappresentativa dello stato d’animo di ognuno di noi è “aspetto la fine”.

Aspetto la fine del virus… Aspettiamo il momento cui non si dovrà più avere paura di abbracciarsi; aspettiamo la ripresa di un’economia al collasso in tutti i settori; aspettiamo di vedere gli studenti a scuola tutti in presenza, senza didattica a distanza e banchi a rotelle; aspettiamo di capire quando ci sarà un vaccino e se funzionerà davvero; aspettiamo di vedere cosa si farà per il nostro pianeta che sta iniziando prepotentemente a ribellarsi dopo decenni di maltrattamenti; aspettiamo che finiscano tutti i virus subdoli e mortali che da (troppo) tempo circolano tra noi.

Certamente più di tutto aspettiamo la fine di questa pandemia che invece ad oggi, dopo più di sette mesi (almeno) dalla sua comparsa e diffusione, non accenna a darci tregua e ha cambiato radicalmente il nostro modo di vivere, lavorare, studiare, creare, incontrarci, pensare.

Nuove opportunità si apriranno, certo, che forse ora non vediamo o non siamo ancora pronti a cogliere ed accogliere. Ma è inutile negare che siamo tutti preoccupati, stanchi, scossi e tormentati da pensieri cupi per ciò che riguarda la nostra vita e quella dei nostri cari, soprattutto delle generazioni più giovani che stanno pagando un prezzo davvero molto alto, che va a incidere sul loro sviluppo perché li tocca nella preziosa sfera della socialità, della condivisione, dell’incontro, per colpa di scelte e comportamenti tenuti da chi avrebbe dovuto proteggerli e preparare loro un terreno più fertile sotto ogni punto di vista.

Caratteristica dei giovani dovrebbe essere principalmente la facoltà di sognare, di progettare, di entusiasmarsi, non importa per che cosa. In questo momento è sopita, quasi spenta, perché non sanno se tra un mese potranno realizzare ciò che magari hanno in mente oggi, se le condizioni lo renderanno possibile.

Insieme a loro tutti siamo spenti e svuotati, privi di alcuna certezza non solo sul futuro ma sul domani stesso.

In situazioni così estreme non può e non deve spegnersi tuttavia l’ideazione, la creatività, il desiderio di essere testimoni attivi e non passivi, ognuno con le proprie competenze e i propri ideali, di qualcosa di totalmente inaspettato, che ci ricorda tutti i giorni la precarietà della vita ma anche il suo valore. E quanto può contare l’impegno e la partecipazione di ciascuno di noi.

Uno dei tanti modi per essere o sentirci testimoni attivi può tradursi nel realizzare dei corti.

Ne abbiamo fatti 18 e dopo una pausa estiva, che ha coinciso con una sensazione di momentaneo sollievo dal pensiero incombente del virus complici le temperature calde e le misure adottate che avevano fatto diminuire i contagi e soprattutto il numero dei morti, ora abbiamo deciso di andare avanti.

I ragazzi hanno ricominciato la scuola: sì, ma come? I teatri, i cinema, i musei hanno riaperto: sì, ma come? I lavoratori sono tornati al lavoro: non sempre, non tutti, anzi… Riusciremo ad evitare un altro lockdown? Speriamo. Che conseguenze avrà tutto questo sulla nostra salute fisica e psichica?

Tutto ciò che ci chiediamo non ha una più risposte e ruota intorno all’evoluzione del virus.

Inutile domandarsi come saremo quando finirà, perché prima di tutto non sappiamo quando finirà.

E allora proviamo nel frattempo a raccontare, a seguire questa evoluzione nei suoi tantissimi risvolti e conseguenze.

Questo primo video è una sorta di “corto zero” introduttivo, che restituisce la continuità con il primo progetto ma ne segna anche una rottura, perché diversa è la situazione di ora rispetto al mese di marzo.

Abbiamo intenzione di trattare molti temi che dipendono o comunque sono legati alla pandemia. E abbiamo intenzione di farlo con i protagonisti, a cui speriamo di poter dare voce il più possibile.

Accanto a loro, ossia accanto a tutti noi che ci troviamo in questo presente surreale fatto solo di incognite, gli autori del passato, che ancora una volta ci rammentano con la loro grandezza che le emozioni hanno bisogno di una penna, un pennello, uno strumento musicale, una macchina da presa o di qualsiasi mezzo sia in grado di fermarle, per poter essere tramandate. Se poi tali emozioni vengono da spiriti di talento eccelso come, in questo corto, Gustave Flaubert, interpretato da Massimo Brizi, e Antonia Pozzi, interpretata da Lisa Galantini, riescono anche a vivere per sempre. E si colorano con il passare del tempo di molteplici sfumature, in questo caso premonitrici del futuro dell’arte (il brano del maestro di Rouen che sognava di scrivere un libro «senza appiglio esteriore» e immaginava un’arte sempre più scabra di materia ha davvero del profetico), o autunnali come nella malinconica Morte di una stagione di Antonia Pozzi, in cui nonostante tutto si intravedono «cenni arcani di partenza».

Questo corto, chiamiamolo il “numero zero” del nuovo progetto “aspetto la fine”, è il nostro cenno arcano di partenza. Sogniamo, come Flaubert con i suoi libri, che possa reggersi «per la forza interiore del suo stile». Consapevoli che ciò sia un’incognita, anzi l’incognita di ogni artista. E “l’incognita” è anche il titolo di questo corto.

Ringraziamo per la collaborazione lo psicologo Nicola Valentini, gli studenti Enrico ed Edoardo Borghesio di Novara e Pietro Pesce di Genova, Achille Lauro per la sua canzone Maledetto lunedì, che apre dunque il nuovo progetto, e gli attori Lisa Galantini e Massimo Brizi.

***

In questa nuova fase saranno preziosi eventuali vostre proposte o suggerimenti: scriveteci a lanuovasavona@gmail.com, chiarapasetti@libero.it

La playlist del primo progetto, sul sito Turismo e Cultura di Finale Ligure:

https://www.youtube.com/playlist?list=PLfUc9aPeRqz6hLNNbyAx5EMviL-P_0jNe

 

Chiara Pasetti

Ti potrebbero interessare anche:

Le notizie de LA NUOVA SAVONA