Cose belle22 ottobre 2020 07:03

Nuovofilmstudio: il programma della settimana

Questo fine settimana la sala propone due prime visioni, "Non conosci Papicha" e "Una classe per i ribelli". In settimana, poi, "Non odiare" con Alessandro Gassmann e "The Elephant Man" di David Lynch

Nuovofilmstudio: il programma della settimana

"Non conosci Papicha" - tra i film rivelazione dell’ultimo Festival di Cannes, l’esordio della regista Mounia Meddour, che ha vissuto in prima persona il decennio nero dell’Algeria, racconta la storia della giovane Papicha e della sua coraggiosa battaglia contro il fondamentalismo religioso del suo Paese.

"Una classe per i ribelli"- Il regista Michel Leclerc e la sceneggiatrice Baya Kasmi partono dalla loro esperienza di genitori nelle banlieue per mettere in scena una commedia sociale che si confronta con tutte le contraddizioni di un'educazione multiculturale.

Martedì 27, mercoledì 28 e giovedì 29 ottobre Nuovofilmstudio presenta "Non odiare” di Mauro Mancini, la storia vera dell'impossibile perdono di un uomo con protagonista un intenso Alessandro Gassmann.

Sempre martedì 27, mercoledì 28 e giovedì 29 ottobre ritorna "Il Cinema Ritrovato - al Cinema" della Cineteca di Bologna: è la volta di "The Elephant Man", uno dei primi capolavori del visionario David Lynch, restaurato con la supervisione del regista a partire dal negativo originale. Un film epocale, che ha cambiato le regole dell'horror, invertendo le dinamiche tra mostro e spettatore.

Potete acquistare i biglietti in sala prima degli spettacoli oppure in prevendita su https://www.liveticket.it/nuovofilmstudio (aprite il link in un browser esterno a Facebook, altrimenti non visualizzerete i posti disponibili!)


La associazione ha adottato tutte le misure anti covid indicate dalla normativa in vigore per garantire una proiezione sicura e senza preoccupazioni. Per maggiori informazioni: https://bit.ly/3c0KIpq

Non conosci Papicha (Papicha)

 

ven 23 ottobre (15.30 - 21.00)
sab 24 ottobre (18.00)
dom 25 ottobre (15.30 - 21.00)
lun 26 ottobre (18.00)

 

con Lyna Khoudri, Shirine Boutella, Amira Hilda Douaouda
Francia 2019, 105'

 

Nell’Algeria degli anni Novanta, Nedjma (soprannominata “Papicha”) studia francese all'università e sogna di diventare stilista, ma la sua vita è sconvolta da un’ondata di fondamentalismo religioso che precipita il paese nel caos. Determinata a non arrendersi al nuovo regime, Nedjma decide di organizzare con le compagne una sfilata dei suoi abiti, che diventerà il simbolo di un'indomita e drammatica battaglia per la libertà...

 

Tra i film rivelazione dell’ultimo Festival di Cannes, "Non conosci Papicha" è tuttora bandito in patria, per motivi mai chiariti dal governo algerino, mentre in Francia è stato un successo a sorpresa. L’esordio della regista Mounia Meddour, che ha vissuto in prima persona il decennio nero dell’Algeria, è un inno alla vita, al coraggio e all’amore, raccontati in un contesto che cerca di sopprimerlo. Con decennio nero si intende il conflitto sorto tra il governo algerino e vari gruppi islamisti armati a partire dal 1991, un conflitto durante il quale sono state uccise oltre 150.000 persone, senza dimenticare le migliaia di esiliati e circa un milione di sfollati. Rabbia e orgoglio attraversano il lavoro di Meddour e riescono a illuminare e a caricare di energia l’intera vicenda raccontata. Ogni inquadratura è pervasa di emozione, che si accende anche grazie alla performance incendiaria della protagonista Lyna Khoudry, una ragazza acqua e sapone che lentamente si trasforma in ribelle. Nel film i suoni sono essenziali al pari del silenzio, attraverso il quale lo spettatore riesce a entrare nella storia e gli vengono trasmesse emozioni potenti. Ma la trovata più riuscita di “Non conosci Papicha” è il modo raffinato in cui vestiti e tessuti vengono usati come metafore sia dell’oppressione che della liberazione femminile. Senza enfasi, metafore pesanti o una gravità di facciata, la regista ascolta i cuori delle sue eroine. E, accanto ai momenti più drammatici, il film diventa incredibilmente ricco di calore e ironia. 

 

Una classe per i ribelli 
(La lutte des classes)

 

ven 23 ottobre (18.00)
sab 24 ottobre (15.30 - 21.00)
dom 25 ottobre (18.00)
lun 26 ottobre (15.30 - 21.00)

 

di Michel Leclerc
con Leïla Bekhti, Edouard Baer, Ramzy Bedia
Francia 2019, 103’
 

Sofia e Paul sono una coppia di idealisti. Lei è un brillante avvocato di origine magrebina che dai sobborghi parigini è riuscita a farsi strada. Lui è un batterista punk, anarchico nel midollo, in perenne conflitto con il sistema. Arrivato il momento di iscrivere il figlio alla scuola elementare, entrambi scelgono di trasferirsi nella banlieue parigina. La periferia, ai loro occhi, si presenta come un ambiente multiculturale e popolare, l’ideale per un’educazione paritaria e democratica. La coppia però è subito costretta a confrontarsi con tutte le contraddizioni del caso...

 

Il regista Michel Leclerc e la sceneggiatrice Baya Kasmi sono partiti dalla loro esperienza di genitori a Bagnolet per immaginare un'escalation tragicomica in cui l'ideale di accoglienza e rispetto delle idee altrui dà luogo a una deriva del politicamente corretto tale da mettere in ginocchio anche i più progressisti. Il tocco di classe del loro lavoro è chiaramente il punto di vista interno, mai dall'alto o giudicante. Paul e Sofia sono personaggi emblematici dei dilemmi e delle incoerenze del nostro tempo, in quanto coppia mista, di sinistra e benestante, attenta a non escludere ma anche e soprattutto a non essere esclusa, specie se in questione c’è la felicità del proprio figlio. Due protagonisti che non puntano il dito contro i loro vicini diversi - sarebbe troppo facile - ma vengono umoristicamente accerchiati dalle difficoltà pratiche contro cui vanno a sbattere i loro ideali. Mentre gli adulti si affannano a fare i conti con i paradossi dell'invenzione di un linguaggio che non offenda nessuno, i piccoli stanno guardare, riflettendo sulle loro assurdità e raddoppiando l'effetto comico. “Una classe per i ribelli” imbocca la strada giusta, quella in cui si ride per non piangere, ma anche per imparare a prendersi meno seriosamente e a ristabilire le priorità e il necessario equilibrio, a partire da quello delle mura scolastiche.

Non odiare

 

mar 27 ottobre 15.30 - 21.15
mer 28 ottobre 18.15
gio 29 ottobre 18.00 - 20.00

di Mauro Mancini
con Alessandro Gassmann, Sara Serraiocco, Luka Zunic
Italia/Polonia 2020, 96'

Trieste. Nel cuore della città vive Simone Segre, un affermato chirurgo di origine ebraica: una vita tranquilla, un appartamento elegante e nessun legame con il passato. I duri contrasti con il padre, superstite dei campi di concentramento da poco mancato, lo hanno portato ad allontanarsi da lui. Tornando dallʼallenamento settimanale di canottaggio, Simone si trova a soccorrere un uomo vittima di un pirata della strada, ma quando scopre sul suo petto un tatuaggio nazista lo abbandona al suo destino. Preso dai sensi di colpa rintraccia la famiglia dell'uomo in un complesso residenziale popolare: Marica la figlia maggiore, Marcello adolescente contagiato dal seme dell'odio razziale e il piccolo Paolo. Verrà la notte in cui Marica busserà alla porta di Simone presentandogli inconsapevolmente il conto da pagare...

Unico italiano in concorso alla Settimana Internazionale della Critica a Venezia, l’esordio di Mauro Mancini dimostra anzitutto un bel coraggio. Il suo "Non odiare" racconta la storia vera dell'impossibile perdono di un uomo. Appoggiato sulle spalle del suo protagonista, il film affida ad Alessandro Gassmann il suo ruolo più bello e viscerale. L'attore abita la sofferenza e la restituisce con una performance rigorosa e implacabile nel rifiutare la grazia. Mancini riesce a costruire un racconto davvero contemporaneo che incrocia due temi generalmente poco rappresentati dal nostro cinema: la recrudescenza nazista tra i giovani e la borghesia ebraica che vive nel dolore di una ferita mai rimarginata. Il percorso di Simone incrocia quello di Marcello, fascista in erba che non ha idea di cosa dice e di cosa fa. Marica invece sceglie di sacrificarsi per i fratelli, abbandonato un’aspettativa di vita che le piaceva per provvedere a loro dopo la morte del padre. Il titolo del film sembra indicare la via migliore, una strada percorribile a doppio senso. Ma le cose non sono così semplici.

 

The Elephant Man

 

mar 27 ottobre 18.00
mer 28 ottobre 15.30 - 21.00
gio 29 ottobre 22.15


di David Lynch
con Anthony Hopkins, John Hurt, Anne Bancroft
USA 1980, 124'

 

Restaurato a partire dal negativo originale con la supervisione di David Lynch

 

Londra, 1884. John Merrick è un'attrazione da circo, che si esibisce sotto il nome di "The Elephant Man" ai servizi del meschino Mr. Bytes: la terribile forma di neurofibromatosi che gli ha deformato il volto lo rende infatti ripugnante alla vista. Un giorno l'ambizioso dottor Frederick Treves assiste allo spettacolo di Bytes e interviene per trasferire John in ospedale ed esporre a un consesso di medici la particolare forma di malattia che lo colpisce. Quando scopre che Merrick non solo è in grado di leggere, ma è un uomo colto, gentile e raffinato, lo trasforma gradualmente in un protagonista della buona società della Londra vittoriana...

 

Mel Brooks produce un adattamento delle memorie di Frederick Treves e Ashley Montagu sullo strano caso di John Merrick e ne affida la regia al semisconosciuto David Lynch, eccentrico artista statunitense sin lì autore solo del surreale "Eraserhead". Sarà la scelta giusta. Un film epocale, che ha cambiato le regole dell'horror, invertendo le dinamiche tra mostro e spettatore: chi ha paura di chi? Non meno ancestrale e traumatico di "Eraserhead", ibrido e tragicomico come il suo protagonista, da una parte trascina al pianto il grande pubblico e dall'altra fa saettare schegge di orrido e memorie di Tod Browning. Il restauro esalta il bianco e nero del grande Freddie Francis, dando nuova forza a questa attualissima riflessione sullo sguardo e sull'orrore, messa in scena da uno dei registi più visionari della storia del cinema.

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