Cultura31 ottobre 2020 18:48

Senza paura e senza spocchia

Da qualche sabato la rubrica mi trova indecisa, in difficoltà, e non certo perché non abbia argomenti, anzi: non voglio seguire onde polemiche o peggio lamentose ma nemmeno fingere che ciò che sta accadendo in Italia, in conseguenza della pandemia, vada bene e sia da accettare con il refrain del “cosa si poteva fare di diverso” (di Chiara Pasetti)

Senza paura e senza spocchia

In particolare è di ieri la notizia della chiusura delle scuole in Piemonte, ordinanza che segue quella di altre regioni in cui i contagi sono tornati a livelli preoccupanti e gli ospedali sono nuovamente in pericoloso affanno.

Dunque si torna alla dad, la didattica a distanza, a settembre mutata più dolcemente in did (integrata). Dal 50% al 75%, siamo arrivati al 100% degli studenti a casa. Non più integrata bensì totale, e quella “a” posta nel mezzo delle due “d” pare sancire la fine della speranza di vedere i ragazzi tornare sui banchi di scuola.

Sappiamo bene, e questa testata ne ha scritto in numerose occasioni, che il problema dei trasporti è grave e ha inciso in maniera decisiva su questa decisione.

In altri Paesi europei, per il momento, per non gravare sui trasporti si è deciso di incrementare il lavoro smart, lasciando aperte le scuole. Appunto.

Da noi il dibattito è infuocato. Chi sostiene, cito testualmente da una chat di genitori, che sia meglio avere una generazione “ignorante ma viva” (…), come se contrarre il covid fosse una sentenza di morte, altri invece si fanno paladini della scuola in presenza sostenendo che sono luoghi totalmente privi di rischio di contagio (sappiamo tutti che non è così e che non ne esistono).

Certamente immaginare i ragazzi a casa, nuovamente incollati allo schermo, è triste. Molto.

Da marzo a giugno la “dad” è stata una pezza necessaria su una ferita sanguinante, in un momento drammatico che ha colto tutti impreparati.

Chi scrive aveva rivolto a fine marzo un appello al Ministro Azzolina rimasto del tutto inascoltato, al fine di togliere le maschere sul fatto che si potesse rientrare in classe prima di giugno.

La si invitava inoltre a prendere in considerazione le innumerevoli difficoltà di molte famiglie nel consentire la didattica a distanza (carenza di strumenti adeguati, più figli con un solo pc, difficoltà di connessione, ecc.) e a lasciare pertanto maggiore autonomia ai presidi e ai docenti di valutare e decidere per il proprio istituto e i propri alunni, anche sul piano dei programmi.

Le situazioni sono molte e variegate, il momento era ed è eccezionale, non è possibile adottare regole uguali per tutti perché ogni scuola (e ogni città) ha problematiche differenti a seconda anche dell’utenza, che solo chi lavora nella scuola stessa conosce.

E tuttavia l’estate è passata, con il suo strascico di vacanze in cui molti hanno vissuto la sensazione del “liberi tutti”, che non ha certo giovato ad una presa di coscienza da parte degli studenti (e prima di tutto delle loro famiglie) della criticità del momento che stiamo vivendo, e soprattutto non ci sono state soluzioni importanti per consentire ai bambini e ai ragazzi della scuola dell’obbligo di far fronte alla risalita (inevitabile, prevista e annunciata) dei contagi riuscendo comunque ad andare a scuola.

Inutile (e forse presuntuoso) elencare di nuovo le tantissime cose che si potevano fare e pensare per non chiudere la scuola a partire, lo ripetiamo, dalla situazione dei trasporti.

Il punto è cosa fare ora, subito, per evitare di ritrovarci in un lampo alla primavera avendo privato i ragazzi di mesi preziosi per imparare, stare insieme, progettare, vivere questa situazione e non fuggirla, ognuno davanti a uno schermo e senza la possibilità del confronto, della socializzazione, di ciò che è (o dovrebbe essere) il perno della loro vita: la scuola.

Abbiamo dato la parola a una docente di una scuola superiore: Margherita Patti, insegnante di inglese presso ITE O.F. Mossotti di Novara, che abbiamo precedentemente coinvolto nel progetto “io resto a casa-aspettando” condotto con il direttore di questa testata e l’adesione di Achille Lauro. Due suoi studenti erano stati protagonisti del video “senza scritti” dedicato all’esame di maturità 2020.

Nel suo intervento pacato ma accorato la professoressa Patti, già assessore all’Istruzione (impegno che ha svolto con passione e grande professionalità, lo si sottolinea perché di questi tempi non è per nulla scontato, anzi), rivolge un appello forte: salviamo, salvate, la scuola.

«La scuola non esiste se non è la scuola», afferma.

Bisogna che la si metta la primo posto. Come recitano i cartelli e gli striscioni di tante manifestazioni studentesche di questi ultimi giorni: “priorità alla scuola”.

La dad è ad oggi la soluzione più semplice, ma le conseguenze del suo ripristino totale sono enormi.

Tutti, a cominciare dai genitori che si scannano sulle chat o su fb e fanno a gara a chi ne sa di più, facciano in questo momento uno sforzo per capire come essere utili, mettendo da parte l’individualità e pensando alla comunità, affinché i ragazzi possano almeno qualche giorno alla settimana, con rotazioni eventualmente anche pomeridiane, andare a scuola, vedere i loro docenti, i compagni.

In sicurezza, certamente.

Un Paese che non investe energie, tempo e naturalmente soldi sulla scuola è morto.

Consapevole di scrivere un’affermazione forte, una generazione di adulti (genitori, docenti, governanti, tutti) che non fa del suo meglio per aiutare e proteggere non solo i più deboli e gli anziani, ma i giovani, non è degna di essere chiamata adulta.

 

Dimostriamoci all’altezza, senza paura e senza spocchia, con coraggio ed equilibrio.

I nostri “figli”, in senso lato, non meritano di essere lasciati soli da tutti, e di essere trattati come degli invisibili.

Qui l’intervento della professoressa Margherita Patti, che ringraziamo per la disponibilità.

 

 

L’appello di marzo rivolto al Ministro Azzolina:

https://telenord.it/azzolina-didattica-a-distanza-chiara-pasetti

 

 

Il video “senza scritti”, con i due allievi della nostra ospite di oggi:

https://youtu.be/jvEqe-BJJAE

Chiara Pasetti

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