Cose belle05 maggio 2021 18:13

Quando finirà: il video

Il mese di aprile è stato, a detta della maggior parte delle persone con cui ci siamo confrontati, forse il più duro da quando è iniziata la pandemia (di Chiara Pasetti)

Quando finirà: il video

Il senso di impotenza di fronte a questo nemico ancora molto pericoloso e sfuggente dopo un anno si è tramutato per molti in angoscia vera e propria; non si sa più come lottare e dove trovare la forza di resistere. 

Le imminenti riaperture di molte attività possono dare l’illusione di una ripresa, ma ha ragione Domenico Iannacone quando scrive che stiamo vivendo “un tempo immateriale, di lavoro sparito dal nostro orizzonte”. Il clima che si respira è cupo, non ci sono punti fermi ma solo paura e incertezza. Riprenderanno a salire i contagi? Le varianti sfuggono al vaccino? Quando i più anziani e i più fragili saranno davvero tutti vaccinati? Ci saranno le dosi per gli altri? Dopo una (probabile ma non certa) tregua estiva dovuta alle temperature più alte, a settembre cosa succederà? Come faranno alcuni settori professionali a rimanere in piedi se non saranno sostenuti subito? Ci aspetta un mondo totalmente diverso da quello che abbiamo conosciuto fino all’anno scorso, e se sì come adattarsi al cambiamento? 

Le domande sono infinite, le risposte quasi nessuna. La realtà è che un anno e due mesi dopo il lockdown di marzo 2020, quando iniziammo il nostro video progetto, i medici sanno quali farmaci risultano più efficaci per curare chi si ammala, i vaccini, tra polemiche e articoli che hanno generato il panico, ora ci sono e continuano a essere somministrati, ma le incognite sono ancora troppe. 

In questo corto, dal titolo “Quando finir*”, i gemelli Enrico e Edoardo Borghesio si ispirano a una delle tragedie shakespeariane più note, Amleto, incentrata sul dubbio e sul conflitto tra azione e riflessione; la scelta nasce anche dalla loro volontà di celebrare l’anniversario della morte dello scrittore, avvenuta il 23 aprile 1616, passato sotto silenzio soprattutto in Italia perché i festeggiamenti dedicati al Sommo Poeta hanno eclissato il resto. Con sarcasmo riscrivono la celebre scena iniziale del terzo atto, che grazie alla loro penna, fantasia e ironia diventa un testo dall’incipit: aprire o non aprire, questo è il dilemma… Dilemma che tormenta non solo loro ma tutti quanti: oscilliamo tra un più che fisiologico e comprensibile desiderio di tornare a vivere, pur con le dovute cautele e precauzioni che la situazione impone, e un altrettanto comprensibile timore di una nuova ondata con le relative conseguenze, non solo a livello sanitario, ormai drammaticamente note a tutti. 

“Aprire o non aprire”, con cui circolarmente si apre e si chiude il contributo dei gemelli novaresi, acquista, come nell’Amleto, anche il senso di essere o non essere. Aprire significa tornare a essere, a esistere, lavorare, uscire, incontrare amici, andare a teatro e alle mostre, progettare, viaggiare e molto altro; non aprire è non essere, vivere in modo innaturale, ognuno chiuso nelle proprie case e ripiegato sui propri problemi, senza confronto e scambio con il resto del mondo.

Per quanto riguarda la scuola, che è sempre stata al centro del nostro progetto, gli istituti superiori nel corso del mese di aprile hanno riaperto anche se non, come annunciato, al 100%, bensì nella maggior parte delle regioni al 50%; la situazione dei trasporti non è cambiata e i ragazzi viaggiano ancora stipati sui pullman e nei treni rischiando di contagiarsi e diffondere il virus, le aule e gli spazi adibiti alle lezioni sono rimasti gli stessi, ossia in molti casi aulette di dimensioni ridicole per poter garantire un adeguato distanziamento tra più di venti, se non quasi trenta, studenti, e le vaccinazioni per gli insegnanti non sono state completate. 

Il malumore, lo stress e la stanchezza serpeggiano ovunque e i giovani hanno pagato un prezzo altissimo, costretti praticamente per un anno a una didattica a distanza che ha fatto perdere loro, in generale, passione e interesse nei riguardi dello studio e ha lasciato indietro chi non era dotato di strumenti e spazi idonei per seguire le lezioni, così come chi faceva più fatica. Come in ogni situazione estrema i più fragili ne hanno particolarmente risentito, accusando non solo evidenti cali nel rendimento ma anche disturbi psicologici più o meno gravi. 

Gli articoli relativi al disagio emotivo dei ragazzi ormai si moltiplicano in rete e sui social, e ciò che noi cercavamo di raccontare già un anno fa è ora sotto gli occhi di tutti: solitudine, senso di vuoto, aumento delle dipendenze, paura, angoscia, nonché difficoltà di concentrazione che rende a volte impossibile riuscire a studiare, leggere, scrivere, svolgere un compito. Ma anche gli studenti, come tutti noi, sono chiamati a resistere, perché a maggio ci sono le verifiche, i voti, le interrogazioni di fine quadrimestre e quest’anno, a differenza di quello passato, non ci saranno “sconti”.

Alla luce di ciò che stiamo vivendo e di un senso diffuso di impotenza risulta ancora più significativa ed esemplare l’esperienza di Maria Carolina Nardino, artista, autrice e attrice, che ha registrato il suo poetico contributo dal comune di Gibellina (Trapani). 

Il paese ha una storia particolare e poco nota. Il borgo, probabilmente di origine araba, è stato raso al suolo a causa del terremoto del 1968 (terremoto di Belìce). 

Nei primi anni Settanta Ludovico Corrao, sindaco illuminato, ha rivolto un appello di solidarietà agli artisti di ogni nazione finalizzato alla rinascita culturale di Gibellina, e gli artisti hanno risposto. È sorta così Gibellina Nuova, a circa quindici chilometri da quella antica; alla ricostruzione hanno contribuito Mario Schifano, Andrea Cascella, Arnaldo Pomodoro, Mimmo Paladino, Leonardo Sciascia e moltissimi altri. Il paese è un vero e proprio museo a cielo aperto, in cui l’arte si è intrecciata al tessuto sociale e urbanistico fondendosi con esso e dando vita a qualcosa di unico. 

Nel 1982 è iniziato inoltre, sempre a Gibellina, il festival teatrale Le Orestiadi, che ha richiamato lì altri artisti ancora, attori, registi, musicisti. Si svolge in estate e ha fatto rinascere, grazie all’arte e al teatro, alla creazione, all’espressione, all’emozione e alla condivisione, luoghi che il terremoto aveva cancellato. 

Carolina aveva già partecipato prima della pandemia alle Orestiadi; quest’anno vi tornerà con un suo spettacolo, basato sull’idea di coinvolgere attivamente il pubblico.

I ragazzi del Liceo Artistico Palizzi di Lanciano (classe 4° C), che collaborano da settembre al progetto, questo mese hanno creato dei video nella palestra della scuola e nel cortile, in cui anche se al rallentatore provano a riprendere le attività consuete come giocare a ping pong, correre, danzare, allenarsi. Un lento e faticoso ritorno alla vita, non privo di speranza ma anche di paura.

Il titolo del corto presenta un asterisco, che ormai viene frequentemente usato al termine di alcune parole di cui non si vuole specificare il genere maschile o femminile. Nel nostro caso, la scelta apre a diverse interpretazioni poiché è alla fine di un verbo e non di un sostantivo: quando finirà (la pandemia), quando finirò (di avere paura), quando finiremo (di contare il numero dei morti di covid)… E molto altro, cui ognuno può dare un senso assolutamente personale.

Siamo molto grati a coloro che hanno collaborato nel corso del mese di aprile perché siamo consapevoli che, per tutti (noi autori compresi), è stato un mese durissimo.

Ora è Di nuovo maggio (è il titolo del pezzo di Lauro De Marinis inserito, già scelto lo scorso anno per il corto dedicato alla Festa dei Lavoratori). 

Vedremo se, e come, cambierà…

***

Il corto del 1 maggio 2020, “Come cambierà”:

https://youtu.be/myRFTTG9N8s

Chiara Pasetti

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