Mezza politica12 giugno 2021 18:55

Il'aria di chi se ne va

Se è vero che, come si dice, un’immagine val più di mille parole, la foto pubblicata su La Stampa a corredo dell’articolo sul “passo indietro” di Ilaria Caprioglio, sindaco dal 2016, è da manuale

Il'aria di chi se ne va

Appare sotto un cielo grigio, seduta su una delle tre panchine magnanimamente “donate” alla città da Costa crociere nell’autunno del 2016 e inaugurate sfidando il ridicolo come fossero state tre Renoir, la schiena alla nave ormeggiata, il volto teso, lo sguardo basso sulla fascia tricolore: nulla sembra rimasto di quei primi, baldanzosi mesi da sindaco.

L’immagine è quella, un po’ malinconica, di una donna irrimediabilmente sola.

Eletta per rabbia più che per amore, non troppo conosciuta in città al tempo della campagna elettorale vinse facilmente al ballottaggio il duello con Cristina Battaglia - che come lei era un viso poco noto tra i Savonesi, non eccessivamente empatica e in più presentava l’imperdonabile pecca di esser candidata dallo stesso PD che aveva espresso le ultime, detestate amministrazioni di Ruggeri e Berruti.

E proprio la solitudine pare esser stata la cifra distintiva di tutto il quinquennio Caprioglio tra screzi con gli alleati, assessori allontanati e introiettati, risse nella maggioranza e rapporti altalenanti, più bassi che alti, col potente presidente della Regione che non fa mistero del suo reale desiderio: poter clonare altri tre Bucci, uno per ogni capoluogo, e incoronarli in un eterno carnevale di succulenti banchetti e discutibili striscioni sui palazzi del potere perennemente illuminati a festa coi suoi colori, arancione e blu.

Le “indiscrezioni” pubblicate oggi dai quotidiani sulla rinuncia a correre nuovamente per la poltrona di primo cittadino erano insomma sempre più prevedibili man mano che la frattura tra il sindaco e i superpotenti della destra ligure s’allargava fino a diventare una faglia che nessun bitume, ormai, potrebbe rabberciare. 

Un bilancio dei cinque anni a guida Caprioglio, di cui non abbiamo condiviso pressoché nulla (basti pensare all'ultimo inaccettabile vituperio alla figura di Sandro Pertini) non può e non deve prescindere dallo stato disastroso delle finanze comunali al tempo della sua elezione: la “colpa di quelli di prima” era ed è tragicamente reale. 

Gli elettori però son spietati, e a un certo punto iniziano a prendersela non con chi c’era ma con chi c’è: specie quando viene annunciato l’ennesimo rincaro della TARI in una città che più lercia non è stata mai, quando fioccano le multe più astruse e mentre il Comune ripiana i debiti le saracinesche crollano per non rialzarsi più.

E i Toti di turno, attenti alle pance quanto alle voci di corridoio, passano oltre e cercano un “vincente”.

Sarà vincente il chirurgo Schirru?

Non lo sappiamo.

Di certo al prossimo Sindaco, da qualsiasi parte politica provenga, sia Schirru, sia Russo, sia un altro, spetterà un lavoro improbo se vorrà riavvicinare i cittadini a un’Amministrazione da cui si sentono irrimediabilmente abbandonati non già da cinque anni, ma almeno da venti. 

E allontanarli da questo teatrino di provinciale sfiga che da troppi anni si abbatte implacabile su turismo, industria, servizi.



LNS

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