Lettere alla Nuova21 dicembre 2021 13:08

Un'artista, un borgo e i suoi abitanti

Ci sono borghi che paiono privi di vita propria, dopo anni di disinteresse degli enti che dovrebbero amministrare: il Santuario di Savona è uno di questi

Nuvola, l'installazione fantastica di Imelda Bassanello che s'inaugura mercoledì in piazza Pertini

Nuvola, l'installazione fantastica di Imelda Bassanello che s'inaugura mercoledì in piazza Pertini

 

Ma la “RESILIENZA” che è un aspetto difficile da descrivere è come un virus….sopravvive a volte inerte e a volte “scuotendo l’albero”. Mi spiego.

Mi è capitato di dare una mano ad una amica artista del Santuario: Imelda Bassanello a installare alcune opere assieme ad altri.

Alcuni fatti:

- ha applicato lungo il percorso da Cimavalle a Savona una quantità importante di “sagome” che raffigurano scene natalizie, pastori, animali, bambini giocosi, mai statici, quasi sempre immortalati in movimento. Centinaia di sagome elaborate con legno, carta, stoffa, garza, colori creano ambienti che richiamano al natale, ma anche come invito piacevole al borgo .

Mai depressivi, ma allegri, giocosi, una tradizione  ormai in atto da tanti anni e a cui collaborano diversi abitanti del luogo custodendole durante l’anno e poi fissandole ai bordi della strada, delle case, ecc.

- ha preparato e organizzato due mostre notturne in autunno al Santuario delle sue opere che hanno attirato parecchia gente del luogo e no.

- ha realizzato vincendo un appalto comunale, un “girotondo di bambini”, installato presso la scuola elementare di via Verdi a Villapiana dove rimarrà per circa due anni a vista.

- tramite alcune conoscenze ed anche all’assessore alla cultura appena eletta del comune di Savona ha proposto e ottenuto una installazione artistica realizzata nella Cappella del vecchio ospedale San Paolo ristrutturata a nuovo da privati, denominata  “nuvola di angeli” che farà mostra di se per la durata delle feste, aperta al pubblico

Invito tutti a farsi un giro, non costa nulla, ma fa bene vedere la forza di queste belle idee applicate da una visione speciale e da coraggio interpretativo.

E’ un messaggio positivo in tempi cupi di paura pandemica, ma ancora più di crisi sociale senza precedenti, dove il mutuo aiuto è raro e le comunità si sono disgregate in buona parte .

Ormai è chiaro che anche le migliori rappresentanze di amministratori locali, non hanno mezzi, materiali, con poche competenze negli uffici e la burocrazia tecnica non agevola, anzi strangola le migliori prospettive e progetti.

Serve certamente il coraggio di non mollare e perseguire un idea artistica come queste descritte, al di là delle persone che la propongono.

Infatti personalmente vedo non solo la capacità artistica, che in quanto tale può essere sempre opinabile, dipende dai gusti individuali, ma assolve ad una funzione poco definita, quasi nascosta sotto traccia.

Quei lavori hanno una vita propria, tengono vivo il borgo, fanno discutere (anche per chi le vede in negativo), sono realizzate spesso senza compensi economici e di questi tempi fra concorrenzialità e ricerca liberista di profitto meritano davvero un encomio.

Ci guadagna il borgo intero, si parla di un artista nel bene e nel male che viene da un posto semisconosciuto, dove ha organizzato scuole di pittura e non solo, che ha esposto in molte nazioni europee e si confronta con giganti sponsorizzati e pieni di risorse.

Al Santuario manca la luce a ore quasi quotidianamente, le osterie chiudono, la non cura del dissesto idrogeologico crea disastri ad ogni alluvione, ci sono frane di due anni fa ancora da risolvere, ancora sulla strada in mezzo a semafori a cui se ne aggiungono altre, in crescendo.

E’ un borgo-dormitorio dove a parte la cura della campagna non c’è lavoro, ne fabbriche o altro, in un periodo storico in cui persino la curia e chi gestisce le Opere Sociali non ha progetti evidenti condivisi con la popolazione, cura l’esistente e gestisce il lento abbandono, anche dove molti autobus ogni settimana portavano turisti e quindi incentivavano varie forme di sopravvivenza.

Personalmente non ho una storia legata alla zona, provenendo da altre città e sono approdato a Sv solo da pochi anni, al Santuario da meno di due anni, però la mia netta impressione è che qui quella che manca è soprattutto la coesione sociale. 

Si è rotta dopo vari tentativi di fare circoli, associazioni o altro, facendo prevalere l’individualismo su una forma organizzata di identità del borgo, una volontà di collaborazione sociale. 

Gli abitanti del Santuario esistono solo come comunità, per ascoltare politici una volta ogni tanto, ma non hanno desideri manifesti, idee di progressività attiva, non si battono per i loro diritti negati dal mondo attuale dove il liberismo prevarica le zone a vocazione diversa. 

Quella valle attraversata dal Letimbro non ha una autonomia unica di pensiero semplicemente 

perchè non ci si parla(come in molti altri posti) al massimo si mugugna. E i veleni personali, le ripicche, le rivalse hanno la meglio su ogni altra ipotesi possibile.

Le varie azioni concrete su descritte di questa artista sono l’unica possibilità al momento, non solo utile alla persona.  Svolgono la funzione di ricordare a tutti gli abitanti del borgo che con la costanza e la determinazione, cambiare si può anche qui ed ora a partire dall’amore per il borgo

Non serve solo lamentarsi, si possono vivere vite proprie, proporre progetti di coesione che fanno bene all’anima in momenti cupi di crisi e isolamento individuale, bisogna ritrovarne le motivazioni di fondo, non aspettare che cadano dalla benevolenza di chi sta al vertice, serve cambiare metodo di pensiero. L’azione di Imelda, piccola donna senza mezzi, è straordinaria in questo senso, indica una via percorribile, una sfida da continuare.

Gianni Gatti

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