News04 gennaio 2022 11:41

La fine del grande giornale progressista italiano

Il cronista di Repubblica Massimiliano Salvo viene lasciato a casa dopo dieci anni di precariato e uno di sindacato. La nostra solidarietà a Massimiliano, unita al dispiacere nel vedere come finisce un giornale a trazione Fiat

La fine del grande giornale progressista italiano

Di seguito l'istruttivo post di Massimiliano Salvo.

"Da oggi non sono più un giornalista di Repubblica.

Formalmente per l’azienda non lo sono mai stato, nonostante le migliaia di articoli degli ultimi dieci anni. Perché nella redazione di Genova sono sempre stato un precario: prima illegittimamente pagato ad articolo, poi, sempre illegittimamente, con un contratto annuale in scadenza il 31 dicembre, rinnovato anno dopo anno, dopo anno, dopo anno. Sino a quest’anno.

Il 2021 non è stato un anno come gli altri, perché ho deciso di denunciare e provare a combattere il precariato che caratterizza le vite di tanti giornalisti. Ovvero, fare sindacato. “Stai attento - mi hanno detto in tanti - fare sindacato è rischioso se hai un contratto che scade”.

Non sono stato per nulla attento. Ho raccontato il precariato dei giornalisti in piazza, sui social, durante le manifestazioni di altri lavoratori. Parallelamente, con il Coordinamento dei precari di Repubblica (che raggruppa 90 precari storici delle redazioni locali) abbiamo cercato di ottenere un incontro con l’azienda per discutere e migliorare i nostri contratti, supportati da FNSI - Federazione Nazionale Stampa Italiana e da Associazione Ligure Giornalisti.

Dopo un anno e mezzo di assemblee e tentativi andati a vuoto - e realizzata l’impossibilità di qualsiasi dialogo con Repubblica - insieme ad altri giornalisti precari da Repubblica Torino a Repubblica Palermo abbiamo deciso che c’era solo un modo per venirne a capo: rivolgersi a un giudice del lavoro.

Perché arriva un momento che bisogna saper dire basta: ai propri capi, ma ancora prima a sé stessi. Fare il giornalista è infatti un mestiere bellissimo, ma con un precariato irreversibile e senza prospettive diventa anche frustrante, faticoso, umiliante dal punto di vista professionale e umano.

Non posso sapere se la vicenda politico-sindacale e le mie rivendicazioni personali per avere il giusto riconoscimento del mio lavoro e di quello degli altri abbiano indotto Repubblica a non rinnovarmi il, seppure illegittimo, contratto. Di sicuro, improvvisamente, le strade con la testata cui ho dedicato tutto me stesso nei primi 10 anni della mia vita lavorativa si separano, almeno per il momento.

Resta in me la passione per questo mestiere meraviglioso, che ora dovrà seguire altre strade. E la convinzione che i giornalisti assunti e non assunti di tutte le testate - ma anche i lavoratori di altri settori - devono muoversi insieme: perché da questo baratro si potrà uscire solo se restiamo uniti."

red

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