Mezza politica26 dicembre 2019 08:21

Bravo Fioramonti

Dimissioni di Natale per il Ministro alla (ex Pubblica) Istruzione: un buon segnale per un Paese che mette la scuola sempre all’ultimo posto

Bravo Fioramonti

I tre miliardi che il ministro chiedeva per il suo dicastero - chiariva Fioramonti durante la stesura della manovra - non rappresentano ciò di cui la scuola italiana ha bisogno, ma solo “la linea di galleggiamento”: cioè solo il necessario perché l’istruzione in Italia non affondasse del tutto.

Ma si sa, i voti nella scuola contano meno di quelli di tutti: gli insegnanti, precari fino a 50 anni o più, sono abituati a tutto e larga parte della società civile, pur composta anche da genitori, non vede più nella scuola la priorità che invece questa rappresenta per il futuro stesso della nazione.

Non lo capisce più un popolo abbrutito da decenni di tv spazzatura e di elogio dell’incompetenza in ogni sua forma, convinto che il mondo sia dei furbi.

Scuole che cadono a pezzi in cui si deve perfino procurarsi la carta igienica e quella per le fotocopie, appalti golosi per mense disgustose, tutto è stato digerito, tutto sarà digerito ancora. 

Allora al diavolo la scuola e l’università, fuggano pure i cervelli, che c’è da pensare all’ennesimo inutile salvamento di Alitalia (8,7 miliardi di euro per tener in vita finora la romana scatola di assunzioni, secondo la stima dell’AGI), a non dispiacere a piccoli e grandi azionisti di questo o quel partito, a tenere insieme i delicati equilibri di una politica putrefatta che poggia su piedi marci.

I retroscena immaginano che Fioramonti intenda promuovere una scissione a sinistra nel M5S allontanandosi da Di Maio - anche perché il dimissionario ministro, che evidentemente ricorda ancora qualcosa della Costituzione, era inorridito alla prospettiva del vincolo di mandato. 

Non sappiamo se infine sarà lui a dare impulso a una scissione che nel Movimento appare ormai inevitabile, e in fondo c’importa poco: ma apprezziamo le sue sacrosante dimissioni. 

G.S.

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