Mezza politica01 giugno 2020 15:22

I maggiordomi del quartierino

Con quale coraggio viene proposto come innovativa iniziativa sociale un miserevole palliativo, per altro a tempo determinato di mesi 18, a fronte delle ignobili azioni che hanno portato allo smantellamento della rete di assistenza domiciliare socio sanitaria che negli anni è stata svilita da privatizzazioni, sfruttamento degli operatori non più pubblici, ma dipendenti da cooperative e precari con formazione spesso inadeguata, chiusure, tagli di bilancio, mancanza di progettualità?

I maggiordomi del quartierino

Domenica 31 maggio dalle pagine di Primocanale le assessore Viale e Cavo comunicano che, a partire dall’autunno, verrà allargato a tutta la Regione il progetto del maggiordomo di quartiere, finanziato con parte dei 2 milioni di Euro del Fondo Sociale Europeo e facente parte del progetto di welfare  regionale “mirato al sostegno e all’ascolto delle famiglie, dei lavoratori e dei soggetti deboli, attraverso la creazione di punti di prossimità territoriali”.

Ma di cosa stiamo parlando?

Con quale coraggio viene proposta, come innovativa iniziativa sociale, un miserevole palliativo, per altro a tempo determinato di mesi 18, a fronte delle ignobili azioni che hanno portato allo smantellamento della rete di assistenza domiciliare socio sanitaria che negli anni è stata svilita da privatizzazioni, sfruttamento degli operatori non più pubblici, ma dipendenti da cooperative e precari con formazione spesso inadeguata, chiusure, tagli di bilancio, mancanza di progettualità?

Che garanzie di continuità, professionalità, tutela del personale, formazione e tipo di contratto di lavoro verranno garantiti sia agli utenti che ai lavoratori?

La figura dell’assistente domiciliare professionale con titolo era il cardine su cui si poggiavano gli interventi volti al mantenimento delle persone anziane e disabili al proprio domicilio, nel rispetto delle loro abitudini e affetti, era il tramite tra la persona seguita e la rete socio sanitaria pubblica, era la continuità di volti conosciuti che contribuivano a supportare l’assistito con programmazioni personalizzate e coordinate dall’assistente sociale, che andavano dalle piccole necessità quotidiane fino ad azioni complesse che garantivano la sicurezza e il benessere fra le mura di casa per chi non era più in grado di compiere gli atti quotidiani della vita.

A seguito del depauperamento dei servizi socio sanitari territoriali, si è avuto un incremento dei ricoveri in struttura per chi non poteva più essere seguito a domicilio, con tutto ciò che ne consegue sia a livello umano che economico, in quanto un fiume di denaro pubblico è stato convogliato verso strutture private convenzionate, non sempre all’altezza del loro compito.

Di questo si è avuta contezza nei giorni del Covid19, con la strage di anziani ricoverati in struttura.

E dopo questo disastro cosa ci viene proposto dalle ineffabili assessore Viale e Cavo?

IL MAGGIORDOMO.

Il ricordo corre alla regina Maria Antonietta: “Non hanno più pane? Che mangino brioches!”

Roberta Piazzi

Segretaria Circolo Prc "Gramsci" Valpolcevera.

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