La luce calda ha frequenze basse, che si avvicinano all’infrarosso, al calore. Al fuoco, fonte di sopravvivenza per la nostra povera razza, alla casa, al rifugio. Esalta i toni caldi del rosso, il cibo, l’incarnato umano. Vi siete mai chiesti per quale motivo le macellerie espongono la carne sotto neon rosa e non bianchi? Sembrerebbe grigiastra, morta, andata a male.
La luce fredda è inospitale.
Porta alla mente un cielo nuvoloso, senza rossi, senza sangue, senza vita. È la luce dell’obitorio, non a caso. Ma è anche quella della normale luce al neon, che, per ovvie ragioni di costo e durata, si è diffusa in tutto il mondo e per ragioni di “risparmio” ha prevalso sulle vecchie lampadine a filamento. L’avvento dei celebri LED (Light Emitting Diode, ricchi di arsenico e mercurio) è una “novità” di sessant’anni fa.
Più economici del neon (per chi li produce) i LED, fuori Savøna, fanno molta luce – e un po’ di sicurezza - con un consumo accettabile e possono essere a luce calda o fredda.
Già.
Per un luogo che dev’essere ospitale per definizione come la darsena, indovinate cos’hanno scelto i nostri genius loci?
Ecco.
Il 19 dicembre 2025 il Comune di Savona annuncia la sostituzione di ben 10.500 punti luce: un bel business per la società che lo esegue, e non solo.
La Civismart Srl, controllata da una specie di holding che si chiama (non è uno scherzo) “Patrizia”, ha vinto la gara.
Abbiamo chiesto dunque al Comune di sapere se i nuovi corpi illuminanti fossero a luce fredda o calda, ricevendo in risposta questa rassicurante fotografia.

In darsena ieri in giornata, uomini al lavoro. E ieri sera voilà, via Baglietto con l’illuminazione tutta nuova.
Manco a dirlo fioca e spettrale.
Chi abbia scelto non si sa, ma lo chiediamo.
Come per la rumenta: contenti loro, scontenti tutti.












