Crisi Complessa21 maggio 2026 14:39

Piaggio e l'industria savonese

Otto punti di riflessione e proposta (di Franco Astengo)

Piaggio e l'industria savonese

L’idea sarebbe quella di riflettere su di una “vertenza industria” da supportare con un’adeguata capacità di programmazione, individuando settori e aree d’insediamento in un discorso compiuto sul piano della progettualità, della fattibilità, dei riferimenti tecnologici.

1) Notizia:

Sta tornando sempre più al centro delle attenzioni del mondo del lavoro il futuro di Piaggio Aerospace Baykar, con le preoccupazioni da parte del mondo sindacale che in questi giorni si sono fatte man mano più consistenti. A quasi un anno dal passaggio sotto il controllo di Baykar, l’azienda aeronautica che coinvolge direttamente anche lo stabilimento di Villanova d’Albenga non ha ancora sciolto - secondo quanto riferiscono i sindacati - i nodi principali legati al piano industriale, agli investimenti e alla prospettiva produttiva dei siti italiani.

2) Purtroppo così si confermano tutti i dubbi che ci eravamo permessi di esprimere nel maggio dell'anno scorso e che qui riprendiamo in estrema sintesi. Un intervento a suo tempo elaborato sulla spinta di almeno due (che si ritenevano e ritengono legittime) preoccupazioni: 1) la stretta vicinanza (che non data da oggi) tra il governo italiano e un'autocrazia militarista al limite della dittatura come quella turca; 2) la collocazione strategica degli stabilimenti liguri di Piaggio dopo l'accordo tra Leonardo e Baykar che ha allargato il campo dopo l'acquisizione di Piaggio. Pare proprio che non siano stati risolti problemi di management, direzione operativa, tecnologia, linee produttive e questioni di carattere geopolitico (riferimento in tutti i campi di intervento del governo italiano di questa destra populista, corporativa, soprattutto preoccupata di estendere le maglie del proprio potere clientelare). In ogni caso: l'accordo Baykar - Leonardo che ha seguito l'acquisizione di Piaggio Aerospace da parte dell'industria militare turca va nuovamente monitorato fino in fondo. Al centro di questa possibile analisi (aggiungiamo ancora adesso) si situa la questione tecnologico-strategica. Si sarebbero dovute verificare e analizzare subito le prime dichiarazioni dei dirigenti turchi sul "preservare l'identità storica di Piaggio" soprattutto - appunto - alla luce del successivo accordo Baykar-Leonardo. Non è questione semplicemente di richiedere chiarezza sugli eventuali piani industriali come si sta nuovamente richiedendo. Il punto risiede sullo sviluppo della capacità tecnologica dello stabilimento Aerospace in rapporto al tipo di produzione che sarà sviluppato: ristrutturazione delle linee, sedi di elaborazione dello sviluppo tecnologico. Sono questi i nodi del tipo di sviluppo produttivo che si intende perseguire da cui dipendono - ovviamente - i livelli occupazionali. Senza contare come rimanga non affrontato un problema di indotto e di eventuale adattamento. Nessuno nega che l'Italia debba costruire droni ma che questa produzione strategica debba dipendere da una autocrazia militarista armata fino ai denti, fortemente aggressiva nella sua strategia nazionalista e che ovviamente fa dipendere l'andamento della propria produzione di armi non tanto da fattori difensivi ma da diverse e articolate opzioni geo politiche (soprattutto in relazione allo stato delle cose in Medio Oriente e in Africa: ad esempio in Libia dove la Turchia è impegnata direttamente sul campo) dovrebbe - appunto - far riflettere. Si ricorda ancora che la Turchia dispone complessivamente (truppe, qualità di armamento, ecc) del secondo esercito dell'acciaccata NATO ma non fa parte dell'UE e quindi è fuori anche da un possibile ( pur contestabile) progetto di difesa comune europea che appare comunque del tutto futuribile

3) Il tema territoriale. Va ricordato che lo stabilimento Piaggio Aerospace di Villanova d'Albenga assieme ad Alstom di Vado Ligure (trazione ferroviaria) risulta essere uno degli ultimi baluardi della presenza industriale nella provincia di Savona. La provincia di Savona risulta essere la più anziana d'Italia, 69° posto nella classifica della vivibilità stilata del "Sole 24 ore" e 94a rispetto al tema del lavoro. Appare fin troppo evidente che siamo ad un delicatissimo passaggio nella stessa prospettiva economica e produttiva della provincia di Savona: un passaggio che (considerati anche i ritardi accumulati con la debolezza dimostrata dal progetto di crisi industriale complessa che ha lasciato in sospeso il tema della reindustrializzazione della Val Bormida e del Vadese) potrebbe anche rappresentare un momento di definitiva cesura in una prospettiva di recupero industriale necessario per far sì che la provincia di Savona non sprofondi definitivamente in logiche di servizio speculativo, corporativo, di "lavoro povero". In conclusione sul piano più generale:  le scelte di politica industriale del governo e le strategie produttive di Leonardo e degli altri protagonisti del settore hanno senz'altro portato a più alte quotazioni di Borsa e a maggiori dividendi per gli azionisti, ma fanno delle produzioni militari un “cattivo affare” per l’economia e l’occupazione in Italia. In Italia come in Europa, un allargamento del “complesso militare industriale” non fa che alimentare il riarmo e i rischi di estensione dei conflitti. Tutto questo sta avvenendo mentre il governo di destra vacilla ormai privo di qualsiasi riferimento in politica estera .Vocazione bellica, finanziarizzazione, interessi azionari intrecciati a quelli geopolitici potrebbero rappresentare un ulteriore punto di sviluppo di crisi industriale nella rinuncia a una capacità di complessiva riconversione e questo si verifica mentre ulteriori produzioni strategiche stanno abbandonando il Paese come nel caso di Portovesme, dove si producono principalmente zinco e piombo, quindi materiali indispensabili all'industria militare. Su tutto quanto quello fin qui descritto continua intanto a stagliarsi l'ombra fosca del nucleare.

4) Si rilancia ancora una volta in questa sede la proposta di una "vertenza industria" per la provincia di Savona.

Istituzioni e sindacati avevano aderito a suo tempo all’iniziativa di proclamazione, per alcuni comuni della provincia in particolare Vado Ligure e Val Bormida, di “area industriale di crisi complessa”.

Il sistema “Invitalia” ha mostrato, in assenza di un piano industriale preciso, tutte le lacune che già si erano evidenziate nell’azione di questa agenzia statale in altre parti d’Italia e altrettanto debole si è mostrato lo schema clientelare seguito dalla Regione Liguria tanto più svolta in una situazione di forte deficit infrastrutturale mai affrontato seriamente.

5) Cancellata colpevolmente la presenza industriale a Savona Città dallo scambio deindustrializzazione / cementificazione edilizia che ha visto nel corso degli anni protagoniste le amministrazioni comunali di centro – sinistra e di centro – destra i soggetti rappresentativi dei corpi intermedi, le forze economiche (la Città nel frattempo perdeva la banca, la camera di commercio, l'autorità portuale), mentre l'attuale amministrazione civico-democratico-progressista della quale si auspica la conferma nella tornata elettorale del 2027 è chiamata a sviluppare proprio questi temi nel senso del non considerare conclusa l' "area progettuale" con il completamento del disegno di ridefinizione urbanistica della Città. La ridefinizione urbanistica di Savona dovrà essere inserita in un disegno complessivo di progettualità che dovrà avere come elemento di indicazione strategica la costruzione di un indispensabile disegno di comprensorialità posto prima di tutto a livello istituzionale e avendo come riferimento le questioni economico-industriale, il porto, la sanità, la dimensione comprensoriale : progetto su cui ritorneremo in una successiva parte di questo intervento.

Il nodo più intricato del rapporto lavoro/territorio nell’area vadese e in quella della Val Bormida è stato rappresentato dal rapporto lavoro/ambiente emblematizzato da due vertenze storiche: quella ACNA durata decenni e diventata “caso europeo” e quella Tirreno Power. Assieme alla (altrettanto colpevole) dismissione di Ferrania dovuta alla miopia di quella dirigenza industriale in una fase di radicale trasformazione tecnologica del settore, le vicende ACNA e Tirreno Power hanno posto in evidenza il tema delle aree dismesse e del loro necessario riutilizzo e bonifica.

Evidente la trascuratezza (per usare un eufemismo) che le istituzioni a partire dalla Regione hanno dimostrato nel corso degli anni per l’industria in provincia di Savona.

6) La questione della comprensorialità appare come quella decisiva da sottoporre al dibattito. Abbiamo definito come l’ampiezza territoriale del comprensorio savonese debba superare quella che, a suo tempo, fu delineata nel PRIS. Occorre allargare il quadro soprattutto verso la Valbormida per far sì che l’insieme delle questioni economiche e delle presenze produttive siano determinate appunto a un livello non soltanto sovracomunale ma anche ultracircondariale.

Dalla comprensorialità possono derivare:

a) l’uscita dall’isolamento affrontando il tema delle infrastrutture, dell’utilizzo delle aree industriali dismesse, dell’ambiente;

b) l'affrontamento del tema dell’area industriale di crisi complessa. Va proposto un ruolo pivotale per il Comune capoluogo. Nel discorso riguardante l’area di crisi complessa vanno visti due punti assolutamente decisivi: quello del ritorno alla presenza di realtà produttive fortemente misurate sull’innovazione tecnologica e su di una forte capacità di espressione di know-how e quello della sostenibilità ambientale;

c) il rapporto con la portualità, che passa attraverso l'espressione del massimo di capacità di espressione produttiva per le strutture esistenti ponendo anche la piattaforma di Vado Ligure nelle migliori condizioni operative (ferrovie, autostrada), la non limitazione dell'antica darsena all'attività delle crociere, il ripristino della funivia Savona - San Giuseppe;

d) Rispetto al tema della comprensorialità è il caso di chiedere conto del ruolo dell’Amministrazione Provinciale che non può essere, avendo mantenuto il rango costituzionale ancorché con elezione di secondo grado, in una posizione assolutamente marginale sia rispetto al coordinamento delle istituzioni sia nella programmazione del territorio;

e) l'elaborazione sui temi dei raccordi ferroviari (in particolare verso il Piemonte come sbocco per la logistica del Nord-Ovest) della viabilità (in primis il discorso sull'Aurelia Bis), del trasporto pubblico, dello smaltimento dei rifiuti con al centro il tema dell'allocazione del termovalorizzatore che non può rappresentare (come già per il rigassificatore nella rada di Vado) un ulteriore elemento di disagio servile per il nostro territorio (anche in questo caso oltre le pur sacrosante ragioni di difesa ambientale). Questioni strategiche che non possono essere affrontate in una dimensione territorialmente ristretta e seguendo negative logiche privatistiche;

7) Con questo intervento si trascurano, per ragioni di spazio, una serie di considerazioni che pure dovrebbero essere svolte al proposito di diversi argomenti (invecchiamento della popolazione, migrazione, fuga dei cervelli, importante presenza di piccola industria , artigianato, agricoltura, turismo: tutti elementi economicamente fondamentali ma che contribuiscono anche a disegnare un quadro di divisione territoriale, economica, sociale e anche politica dell'area savonese tra settore centrale (Città, hinterland,Val Bormida) e Ponente. Senza dimenticare il punto riguardante la sanità considerato sia sul piano della incipiente privatizzazione fenomeno che sta negando la possibilità di cura in tempi ragionevoli all'intera popolazione e in particolare a quella anziana numericamente prevalente.

In tema di sanità non possono essere dimenticati risvolti della politica regionale fortemente negativi sia in termini di accentramento "genovacentrico" sia di alimentazione di una competizione "interna" tra le diverse strutture della provincia di Savona-

8) Lo scopo di questo testo è soltanto quello di riavviare una discussione sui nodi di fondo: senza una presenza industriale adeguata, anche e soprattutto dal punto di vista della qualità tecnologica, non sarà possibile alcun rilancio e la vicenda Piaggio ci illustra ancora una volta tutte le difficoltà che abbiamo di fronte: i servizi fuggono e il turismo è di secondo, se non di terz’ordine e in ogni caso settore sempre e comunque complementare in una situazione come la nostra e più in generale, siamo vicini ma non siamo la Costa Azzurra (sul cui territorio comunque non sono rose e fiori).

Torniamo allora al punto di partenza:

L’idea sarebbe quella di riflettere su di una “vertenza industria” da supportare con un’adeguata capacità di programmazione, individuando settori e aree d’insediamento in un discorso compiuto sul piano della progettualità, della fattibilità, dei riferimenti tecnologici.

Franco Astengo

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