Roma, inverno 1944. La città è allo stremo sotto il giogo nazista e in un appartamento del centro una famiglia deve fare i conti con un passato inquietante che presenta il conto. Mentre gli Alleati sono alle porte, i tedeschi rastrellano e gli eventi stanno per precipitare, la guerra civile diventa domestica ed entra nelle mura, devastando gli equilibri e riscrivendo i rapporti di sangue.
Ognuno è costretto a scegliere e nessuno può dirsi innocente. Pamela Villoresi, Giulio Corso, Francesco Foti e Alice Spisa sono fra i protagonisti del nuovo lavoro drammaturgico di Giancarlo Nicoletti (“1984”, “I due Papi”, “Elena, la matta”): una riscrittura inedita dell’Orestea ambientata nella Roma occupata della Seconda Guerra Mondiale. Il testo è un avvincente thriller familiare che intreccia eventi reali e finzione teatrale, facendo convivere il fatto storico e la libertà della narrazione. In scena anche Cristina Todaro e Giacomo Andrea Faroldi, con le musiche originali di Mario Incudine, le scene firmate da Alessandro Chiti, i costumi da Giuseppe Ricciardi e le luci da Giuseppe Filipponio. Il mito tragico attraversa il Novecento italiano e lo illumina dall’interno: non come citazione ma come struttura del conflitto. Vendetta o giustizia, silenzio o responsabilità, memoria o rimozione diventano domande urgenti, incarnate in gesti quotidiani che assumono un peso insostenibile. La storia invade le vite comuni non come cornice narrativa, ma in quanto presenza viva: quando il tempo stringe e le conseguenze sono immediate, anche ciò che sembra minimo diventa decisivo. La scrittura costruisce un racconto che procede per tensione e accumulo, alternando dialoghi serrati e improvvise fratture, accompagnando lo spettatore dentro una casa che è insieme rifugio e trappola, fino a un punto di non ritorno in cui la dimensione privata e quella collettiva si sovrappongono. “Elettra 1944” è una storia avvincente che incolla lo spettatore alla poltrona, trasportandolo in un tempo in cui non esistono scelte semplici e raccontando cosa succede quando la Storia smette di essere lontana e costringe a decidere, qui e ora.
Sinossi
Un’Orestea italiana in tempo di guerra
Roma, inverno 1943-44. In una casa borghese della capitale, mentre la città è occupata dai nazisti e la guerra stringe d’ assedio le vite quotidiane, una famiglia si ritrova dopo anni di separazioni e lutti. Il padre è morto, una figlia è stata uccisa durante il conflitto, e la madre ha ricostruito un fragile equilibrio accanto a un uomo legato al potere fascista. Il ritorno del figlio Flavio e il coinvolgimento clandestino della figlia Alma nella Resistenza fanno crollare quella stabilità apparente. Quando emerge che la madre, per proteggere la famiglia, ha accettato compromessi e denunciato chi le era più vicino, il conflitto esplode: ciò che era stato fatto in nome dell’amore diventa colpa, ciò che era protezione diventa tradimento. I due figli riconoscono nel presente della loro casa una storia antica: quella di Elettra e Oreste. La vendetta contro la madre e contro l’uomo che ha preso il posto del padre sembra inevitabile, inscritta nel sangue e nella memoria. Ma fermarsi e scegliere un limite diventa l’atto più difficile. Intanto, per le strade della città, la Storia incalza. Il rastrellamento del Ghetto, l’attentato di via Rasella, le Fosse Ardeatine, le rappresaglie e la paura quotidiana entrano nel racconto come una pressione costante, mentre l’avanzata degli Alleati e l’attesa della Liberazione sembrano promettere una fine che, dentro la casa, non arriva mai davvero. I fatti storici non restano sullo sfondo, ma attraversano le scelte, le parole e i silenzi, determinando il destino dei legami familiari. La costruzione della Repubblica che verrà diventa, così, l’atto fondativo di un nuovo ordine, familiare e sociale.
Sabato 11 / domenica 12 luglio (Piazza Sant’Agostino - Verezzi)
PRIMA
ELETTRA 1944
Testo e regia Giancarlo Nicoletti
Con Pamela Villoresi, Giulio Corso, Francesco Foti e Alice Spisa
E con Cristina Todaro e Giacomo Andrea Faroldi
Scene Alessandro Chiti
Musiche Mario Incudine
Costumi Giuseppe Ricciardi
Disegno luci Giuseppe Filipponio
Produzione: Altra Scena, L’Altro Teatro
Si ringrazia L’accademia Nazionale D’arte Drammatica “Silvio D’amico”
Produzione: Altra Scena & L'Altro Teatro
Note di regia
Ho scritto e immaginato Elettra 1944 partendo da una domanda semplice e, per me, ancora necessaria: che cosa succede quando la Storia smette di essere lontana ed entra in casa? Non mi interessava raccontare la guerra attraverso figure esemplari o categorie già giudicate. Il Fascismo ha prodotto distruzione, persecuzione, morte; la Resistenza ha contribuito a salvare l’Italia e a renderne possibile la rinascita democratica. Ma il teatro, prima ancora delle idee, incontra i corpi: uomini e donne presi dentro la paura, la fame, il lutto, il compromesso, la necessità di scegliere quando il futuro non è ancora visibile.
Per questo la guerra civile, in questo spettacolo, diventa domestica. Entra nelle stanze, nella tavola, nei vestiti, nei silenzi,nei legami di sangue. Una casa borghese della Roma occupata si trasforma in un campo di battaglia: una madre, due figli, un padre morto, un uomo che ne ha preso il posto. Lì il mito di Elettra e dell’Orestea non è una citazione, ma una struttura profonda: la violenza che nasce dentro la famiglia, la vendetta che ritorna, la memoria che non consente pace.
Il cuore dello spettacolo è il passaggio dalla vendetta alla giustizia. Dalla legge privata del sangue alla possibilità, fragile e imperfetta, di un ordine comune. In questo senso la Liberazione e la nascita della Repubblica non sono un lieto fine, ma un atto di limite: il tentativo di fermare la catena della violenza senza cancellarne la memoria.
La regia nasce da questa tensione. Da una parte una casa chiusa, assediata, piena di fantasmi; dall’altra il tempo della Storia che avanza, scandito dalle date, dalle voci della radio, dagli eventi reali che premono fuori dalle finestre. Ho cercato uno spazio in cui il quotidiano potesse caricarsi progressivamente di tragedia: il pane contato, le medicine nascoste, gli abiti dei morti indossati dai vivi, una musica che arriva da un altro tempo. Questo lavoro non vuole dire al pubblico da che parte stare. Quello lo sappiamo. Vuole piuttosto chiedere che cosa accade agli esseri umani quando stare da una parte non basta più a salvarli dalla colpa, dal dolore, dalla paura, dal desiderio di vendetta. Vuole sostare nel punto più scomodo: quello in cui la Storia attraversa i corpi prima di diventare racconto, e in cui una famiglia, una città, una nazione devono decidere se continuare a obbedire ai propri fantasmi o provare, finalmente, a trasformarli. [Giancarlo Nicoletti]
Il Festival continua martedì 14 e mercoledì 15 luglio con Milena Vukotic in "L'inconveniente", una commedia caustica e irriverente firmata da Juan Carlos Rubio e diretta da Luca Manfredi.











