Un appello dell’Associazione “Il rosso non è il nero”
Lo scorso 13 agosto 2026 come Associazione “Il Rosso non è il Nero” avevamo lanciato un appello rivolto alla massima magistratura del nostro Paese e ai gruppi parlamentari dell’opposizione allo scopo di promuovere una iniziativa di seria verifica sulla incostituzionalità del movimento “Futuro Nazionale” promosso dall’ex generale Vannacci.
Avevamo ricevuto significative adesioni: avevamo risposto ai nostri interlocutori circa la possibilità di aprire un confronto fra di noi sull’utilizzo del testo e delle firme.
Nel frattempo è sorta da parte di un gruppo di giuristi e docenti, su iniziativa di Massimo Arcangeli docente a Cagliari, una seconda iniziativa “L'appello dal titolo "No allo stato etico" supportato e veicolato dal movimento “Tutti per una, l’Italia antifascista per tutti” .
Abbiamo così pensato che sarebbe utile collegare le due iniziative.
Di seguito si ripubblica il testo del nostro appello pubblicato - appunto - il 13 agosto e l’appello promossa da “Tutti per una, l’Italia antifascista per tutti” nel tentativo di allargare l’arco di adesioni che, per coloro che non avessero ancora avuto il tempo di intervenire, possono essere inviate a:
E’ necessario far notare come le modalità d’intervento fra i due appelli risultano leggermente diverse (quello del “Rosso non è il nero” si riferisce ad un intervento su un eventuale testo di programma elettorale depositato: quindi rispetto a un testo ufficiale) ma la identità di sostanza ci permette di chiedere un collegamento tra le due iniziative chiedendo la partecipazione dei tanti soggetti di cultura politica che nei tempi recenti hanno stabilito una rete di collegamento attorno a diverse iniziative mirate alle più importanti scadenze politiche.
Grazie per l’attenzione
p-l’Associazione “Il rosso non è il nero” di Savona
Franco Astengo
TESTO DELL’APPELLO PROMOSSO DA “IL ROSSO NON E’ IL NERO”
Testo della proposta di appello
Sarà il caso che la sinistra compia un passo verso la Presidenza della Repubblica allo scopo di reclamare che tutte le forze politiche concorrenti alle prossime elezioni legislative generali rispettino, nei loro programmi ufficiali, il perimetro costituzionale. Esiste, infatti, un’eventualità (probabile) che si trovino al di fuori di quell’ insuperabile confine i i principi contenuti nel documento recentemente presentato alla stampa nella sede della Camera dei Deputati da “Futuro Nazionale” . E’ possibile se non probabile infatti che quei principi troveranno spazio nel programma di governo che sarà ufficializzato (ope legis, quindi nell’ufficialità) da quel movimento in occasione delle elezioni politiche.
Nel documento in questione sono infatti contenuti elementi di chiaro riferimento al suprematismo bianco, maschio, occidentale (patriarcato, reimmigrazione) elementi posti in totale antitesi perlomeno a quanto indicato nell’articolo 3 della Costituzione Repubblicana.
Una situazione che non può passare sotto silenzio quasi come una “normalità” nel gioco democratico.
Abbiamo il dovere, invece, di evidenziare e sottolineare questo vero e proprio “strappo” della democrazia repubblicana.
Dobbiamo provare a farlo con grande forza al massimo livello istituzionale perché i principi del suprematismo non risultano essere semplicemente fuori ma simmetricamente contrari al dettato costituzionale.
Se le forze politiche dovessero ritenere non necessario questo passo potrebbe pensarci un comitato di cittadine e cittadine appositamente formato.
Ho presente benissimo l’obiezione: i voti di “Futuro Nazionale” potrebbero essere sottratti alla destra di governo e quindi utili nel concorrere a sconfiggerla.
Ovviamente questa verifica di costituzionalità, considerati i tempi che corrono, andrebbe svolta anche rispetto ai testi ufficiali che saranno presentati dalle altre forze di estrema destra, attualmente al governo.
La domanda conclusiva che vi rivolgo è questa: esiste ancora un limite etico non trattabile secondo le convenienze elettorali: un limite etico che rappresenti anche un confine di orientamento morale e culturale che dovrebbe comunque essere rispettato nel nome dei principi e dei valori che si espressero, a suo tempo, nell’Assemblea Costituente ?
TESTO DELL’APPELLO PROPOSTA DA “TUTTI PER UNA, L’ITALIA ANTIFASCISTA PER TUTTI”
Ci appelliamo al Presidente della Repubblica, in qualità di cittadini, che si riconoscono fermamente nei valori della Resistenza, della democrazia liberale e nei principi fondamentali dello Stato di diritto sanciti dalla nostra Carta Costituzionale perché anche stavolta, come nelle tante occasioni in cui è intervenuto a difesa dell’Italia democratica e civile, faccia risuonare la sua voce con la ferma condanna dei contenuti della Base Ideologica e Programmatica (BIP) di Futuro Nazionale, in quanto configurano, unitamente alle concrete condotte e alle recenti evidenze pubbliche a essi riconducibili, una manifesta e sistematica violazione della XII Disposizione transitoria e finale della Costituzione, che vieta sotto qualsiasi forma la riorganizzazione del disciolto partito fascista. Già le prime due parti della BIP del partito di Roberto Vannacci, modellata su Alternative für Deutschland (AfD), la formazione politica tedesca di estrema destra che ha visto ultimamente moltiplicarsi petizioni e mobilitazioni perché venga dichiarato fuorilegge, si erano palesate come incompatibili con uno Stato di diritto liberale e democratico. L’azzeramento di importanti conquiste sociali e civili, l’attacco alle minoranze, la discriminazione su base etnica e religiosa, la compressione della libertà individuale e l’intenzione di trasformare in sudditi i cittadini e le cittadine italiane in nome di uno Stato “etico” e ipergarantista, «senza compromessi sugli ideali e con una netta consapevolezza di quali siano i valori non negoziabili (a cominciare dalla difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, della famiglia naturale, dell’identità cristiana, della concezione romana del diritto: linee rosse che non possono essere valicate, costi quel che costi)», minano alle basi i valori universali su cui si fonda la nostra democrazia liberale. «Costi quel costi», ad alimentare il senso minaccioso di una polarizzazione e di un’opposizione alla «dissoluzione globalista» che potrebbero determinare in futuro il ricorso alla violenza e alle armi contro chi resisterà all’assimilazione, perché la «popolazione italiana […] già oggi registra un numero impressionante, inaccettabile e non assimilabile di stranieri». A tutto questo si aggiungevano la «linea di assoluta fermezza contro […] l’immigrazione di soggetti caratterizzati da culture incompatibili con i valori fondamentali della nostra civiltà, ritenute una minaccia sia per la sicurezza che per l’identità del Paese»; l’abrogazione delle «leggi bavaglio, come la legge Mancino»; la «dichiarazione formale di accettazione e avvenuta assimilazione alla civiltà greca, romana e cristiana» per chi vuole ottenere la cittadinanza italiana, l’abrogazione dell’«art. 577 bis del Codice penale che ha introdotto il cosiddetto “femminicidio», la propugnazione di un “patriarcato mediterraneo «volto alla sottolineatura delle specificità e alla formazione di maschi forti, capaci di dominare le emozioni e le passioni, proteggendo le donne e offrendo se stessi per la costruzione e la difesa della società»”.
Nella sua terza parte a completamento del disegno di restaurazione autoritaria e di smantellamento dello Stato di diritto perpetrato dal partito di Vannacci – continua la petizione – la BIP di Futuro Nazionale, nel configurare un insieme di interventi radicali sulle strutture educative, sui diritti civili e sulle libertà fondamentali della persona, evoca in modo inequivocabile i pilastri della dottrina fascista del Ventennio: la demografia come dovere di Stato; l’inquadramento paramilitare della gioventù (con l’educazione militare nelle scuole e il reclutamento ideologico degli apprendenti); l’abrogazione del diritto delle donne di autodeterminazione e di accesso all’interruzione volontaria di gravidanza (Legge 22 maggio 1978, n. 194) e il divieto di somministrazione della pillola abortiva in regime ambulatoriale o domiciliare; la persecuzione delle minoranze (con la proposta di abrogazione delle unioni civili, la restrizione delle adozioni, la censura televisiva delle tematiche LGBTQIA+) e dei comportamenti non conformi all’ordine costituito; il controllo dell’informazione, a ricalcare l’attività di controllo, bonifica culturale e censura preventiva esercitata dal Ministero della Cultura Popolare (MinCulPop) durante il Ventennio.











