News07 settembre 2026 11:45

Se lo straniero è ancora il nemico

I neonazisti di AFD al 44,6% nella Germania dell'est! (di Franco Astengo)

Il Muro di Berlino nel 1988, è visibile una torre di guardia nel settore orientale. Bundesarchiv

Il Muro di Berlino nel 1988, è visibile una torre di guardia nel settore orientale. Bundesarchiv

 

E’ possibile che nel prossimo secolo, il XXII, la lotta ai migranti potrebbe essere considerata come noi analizziamo le guerre di religione svoltesi in Europa nel XVII secolo?

Le vicende che si stanno sviluppando appaiono sempre di più come legate a una diversa estrema concezione del possibile sviluppo umano.

Sicuramente gli avvenimenti si susseguono in un contesto diverso da quello che poi emerse dal secolo della formazione degli stati nazionali aperto dal rogo di Giordano Bruno. Poi nel XVIII secolo i lumi e le rivoluzioni borghesi aprirono la strada alla modernità.

Se questa comparazione storica ha un senso allora i risultati elettorali della Sassonia non debbono essere presi come la cifra del futuro che appartiene ancora al “trattato sulla tolleranza” e alla “pace perpetua” come utopie fondative della civiltà.

La contraddizione amico/nemico che porta alla cacciata del diverso quale suo esito naturale risulta essere epocale come quelle delle grandi transizioni ecologica, digitale, di genere strettamente intrecciate alla sempre viva marxiana “contraddizione principale” dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Il senso storico complessivo dell’offensiva di destra (o meglio dell”arretramento storico”) è ancora una volta quello su cui poggiò la grande offensiva reazionaria identificata con il nazismo.

Questa affermazione va sviluppata a chiare lettere.

Ritorna per intero quel concetto di “amico – nemico” teorizzato dal filosofo tedesco Carl Schimtt negli anni centrali del secolo scorso .

Un ritorno all'indietro che vediamo nell'indiscriminato utilizzo della forza verso gli inermi, nel ritorno ad una concezione della "distruzione totale" del presunto "altro", nel ritorno al pieno riconoscimento della logica "amico/nemico" della quale si era vanamente cercato di proclamare l'inattualità. Forse si potrebbe ripartire superando il peso del passato e riflettendo sul nesso "pace/diritti, etico/giuridico" per una ridefinizione dei principi dell'universalità opponendoci a una vera e propria "restaurazione del primato dei colonizzatori". Una restaurazione attuata nel senso radicale di affermazione di un primato che si basa un dominio tecnocratico figlio di una visione assolutamente assolutistica. La visione assolutistica del "primato della politica" rimane il pericolo maggiore che sta correndo l'umanesimo in questa fase così tormentata.  

Un concetto che si è tentato di “estirpare” dal dibattito politico e culturale dell’Occidente affermando, per contro, il concetto di “fine della storia” emerso all’indomani della caduta del muro di Berlino.

La distinzione “amico – nemico” avviene sulla base del concetto di “altro”, di “straniero”.

Il nemico è un altro, uno straniero, esistenzialmente: con lui sono possibili in caso estremo conflitti esistenziali, come quello teorizzato dallo stesso Schimtt in nome del comando e dell’eguaglianza della stirpe. Aspetti fondamentali nel diritto nazionalsocialista, sui quali ci sarebbe da riflettere anche oggi con grande attenzione e che si presentano come di grande attualità anche nel “caso italiano”.

Lo straniero, colui che ha un altro modo d’essere, può essere presentato così oggettivamente, sotto un velo politico (una “maschera”) per stabilirne la piena mancanza di relazione, l’isolamento assoluto.

Si tratta di negare nell’altro lo stesso modo d’esistenza, imponendo il nostro attraverso il combattimento in modo da affermare esclusivamente la nostra maniera di vivere, quella conforme al nostro proprio essere.

Qual è allora il criterio per distinguere e decidere da che parte stare, da quella dell’amico o da quella del nemico?

Entra allora in gioco l’altro grande pilastro della riflessione politica tra il ‘700 e il ‘900: quello della “autonomia del politico”.

E’ ancora Hobbes che apre la strada, come già nel caso della scaturigine delle riflessioni di Schimtt che si è cercato in questa sede di riassumere.

Hobbes da utilizzare proprio  nel senso della regolazione autoritaria ed “esterna” dei rapporti politici.

Sull’attualità del concetto di “autonomia del politico” sarebbe però necessario aprire subito un nuovo livello di riflessione, strettamente collegato – anche in questo caso – con il rapporto realtà/illusione che la mediatizzazione dell’agire politico sta imponendo oggi nella proposta di aggregazione e coinvolgimento dell’opinione pubblica: sono in gioco fattori decisivi che vanno ben oltre la semplice e pur necessaria difesa della democrazia repubblicana.

Franco Astengo