News28 settembre 2026 12:06

Dalla Valbormida alla Galizia: quando l'Erasmus funziona

Trenta giovani da sei nazioni europee, tra cui una studentessa valbormidese, hanno condiviso sogni, sfide e proposte per il futuro delle aree rurali. La testimonianza di Alice Binelli

Dalla Valbormida alla Galizia: quando l'Erasmus funziona

 

 

Quando si sente la parola Erasmus, la mente va subito agli studenti universitari che partono per un semestre o un anno all'estero tra feste e lezioni in lingua. Tuttavia, questo è solo uno degli aspetti del programma dell’Unione Europea per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport che, dal 1987 a oggi, ha coinvolto oltre 16 milioni di persone.

L'Erasmus+ comprende infatti anche gli Youth Exchanges e i Training Courses: esperienze brevi rivolte a giovani, animatori e professionisti del terzo settore per favorire l'inclusione, l'apprendimento informale e lo scambio culturale.

Proprio uno di questi mi ha portato in Spagna dal 27 agosto al 7 settembre. Partendo da Milano Malpensa, dopo un lungo viaggio tra aerei, treni e autobus, sono arrivata a Lodoselo, un piccolo borgo della provincia di Ourense, in Galizia.

Lì mi sono ritrovata insieme a circa 30 ragazzi tra i 17 e i 32 anni provenienti da Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Germania e Ungheria.

L'obiettivo del progetto “Rural Nova: Utopia Chapter 1: Imaginando las áreas rurales del mañana”, organizzato dall’associazione socioculturale spagnola Bregal?

Una sfida che tocca da vicino anche le nostre zone: immaginare e pianificare un futuro sostenibile, attrattivo e ricco di opportunità per i giovani delle aree rurali.

Accolti nei locali di una no-profit locale, CDR O Viso, abbiamo alternato momenti di lavoro di squadra ad attività sul campo.

Dopo i primi giorni dedicati al team building e all'analisi dei bisogni dei singoli territori, ci siamo avvicinati — attraverso metodologie di educazione non formale — ai temi della permacultura, del solar punk e alla ricerca di soluzioni pratiche per il rilancio delle campagne. Negli ultimi giorni si è passati dall’ideazione alla pratica con workshop creativi (tra cui la visita all’Ecoespazo O Rexo, un centro che unisce arte, allevamento e produzione di formaggi) e con la stesura di proposte concrete da presentare agli imprenditori locali, prefigurando le aree rurali del 2045. 

Tra i temi discussi, che riprendono anche le sfide del savonese, abbiamo dibattuto di trasporti e mobilità, evidenziando la necessità di collegamenti più sostenibili, efficienti e capillari; di spazi comunitari, sottolineando l’importanza di costruire centri di aggregazione per tutte le età; di lavoro e occupazione, rimarcando il bisogno di investire sia nello smart working sia nella creazione di nuove opportunità occupazionali in loco per contrastare lo spopolamento e l’invecchiamento demografico.

Ovviamente non è stato solo lavoro! Vivere insieme sotto lo stesso tetto significa imparare l'empatia, l'adattamento e l'ascolto. Che si trattasse di pulire gli spazi comuni, fare una siesta insieme nel primo pomeriggio come vuole lo stile di vita spagnolo, o ritrovarsi nell’unico bar del paese a “tapear”, la convivialità non è mancata. Questo mi ha permesso di confrontarmi con stili di vita diversi e di tornare a casa con spunti nuovi da applicare alla nostra realtà locale. Uno dei momenti più belli è stata la Serata Interculturale: una festa in cui ogni Paese ha condiviso con gli altri tradizioni, canti, balli e, soprattutto, i piatti tipici della propria terra.

Torno a casa con una consapevolezza nuova: le aree rurali non sono luoghi "abbandonati al passato", ma terreni fertili per il nostro futuro. Serve solo la voglia di rimboccarsi le maniche, unirsi e di scommetterci su.

Se vi capita l'occasione di partecipare a uno Youth Exchange, non pensarci due volte: buttatevi!

Alice Binelli