News09 ottobre 2026 12:06

Elezioni: la legge trappola

Dopo l’approvazione della nuova legge elettorale l’errore più grave che l’opposizione di centrosinistra potrebbe commettere sarebbe quello di acconciarsi alla nuova situazione nutrendo il retro-pensiero che “alla fine, forse, il premio potrebbe toccare a noi” (di Franco Astengo)

AIAIAI

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Questo lascerebbe pressoché isolati estensori e presentatori dei ricorsi che si muoveranno nelle varie sedi di Tribunale.

Questo primo punto deve essere chiaro: ci troviamo in una situazione che va ben oltre i punti specifici sui quali presumibilmente l’Alta Corte sarà chiamata a pronunciarsi (abnormità del premio di maggioranza, listone dei 70 bloccato, mancata alternanza di genere dei capolista nei collegi: soltanto per fare degli esempi).

Deve essere chiaro che con l’inserimento dell’obbligatorietà di indicazione del candidato/a alla Presidenza del Consiglio l’obiettivo vero delle elezioni legislative generali del 2027 diventerà la Presidenza della Repubblica e la sua trasformazione in soggetto di riferimento del dialogo diretto capo/folla attraverso il plebiscito popolare: un intento molto differente, sia ben chiaro, da quello insito nei diversi sistemi presidenziali in uso in molte democrazie.

Il modello di presidenzialismo che ha in mente il centro-destra italiano (la cui parte prevalente è diretta discendente del MSI e di conseguenza del populismo autoritario che segnò la dinamica politica della Repubblica di Salò) è,infatti, mutuato sul modello di Putin e sulle aspirazioni che coltiva Trump. Nel frattempo appare evidente la tendenza a trasformare Fratelli d’Italia in “Partito della Nazione” poggiando sul piedistallo di una mai vista – nelle dimensioni e nelle forme – occupazione dei gangli del potere: occupazione ovviamente ampliata dalla presenza del solito accostamento “italico” al carro del vincitore (vedi RAI, CONI e altri soggetti).

Sarà questo della forma di governo parlamentare lo scalpo che l’estrema destra italiana vorrà esibire in esito delle elezioni legislative generali del 2027.

Il livello di risposta a questo stato di cose potrà avvenire attraverso i ricorsi soltanto se questi saranno appoggiati da una forte iniziativa politica della cui dimensione e intensità abbiamo già un esempio recente: quello del referendum sulla magistratura del marzo di quest’anno. In quell’occasione, alla fine, furono accantonate le specifiche motivazioni giuridiche e (principalmente per iniziativa della CGIL) ci si concentrò sul vero “focus”: quello Costituzionale che si dimostrò il magnete più attraente fino a determinare un successo di dimensioni ragguardevoli. Dimensioni che i partiti del campo largo dimostrarono di non apprezzare sciupando nel giro di poche ore (a urne ancora aperte) un patrimonio di aggregazione , impantanandosi subito in questa assurda vicenda delle cosiddette “primarie”.

Sarebbe necessaria una rapida riflessione a tutti i livelli, magari promossa dai soggetti associativi posti al di fuori dei partiti come CGIL, ARCI, ANPI che, nelle ultime occasioni referendarie (quella citata sulla magistratura, ma anche quella senza quorum sui temi del lavoro nel giugno 2025) si sono dimostrati in grado di orientare e mobilitare ben oltre la loro stessa base associativa.

Potrebbero essere due le iniziative di partenza: una manifestazione nazionale a Roma e un momento di dibattito ad alto livello, dal quale far uscire un orientamento complessivo, svolto però al di fuori dalla pura cerchia dei costituzionalisti coinvolgendo la politica, i settori democratici dell’Università, l’intellettualità più vasta nel campo della scienza e dell’arte. Insomma un pronunciamento chiaro della parte migliore della nostra “intelligenza collettiva”.

Concludo ricordando, per inciso, che contro la legge truffa del 1953 la CGIL proclamò lo sciopero generale: un momento di lotta che risultò alla fine determinante per ottenere un risultato positivo che rappresentò una vera svolta nella vicenda politica italiana del dopoguerra.

Sarebbe necessario, infine, che una posizione di “priorità costituzionale”, rifiuto del personalismo, prevalenza del concetto di rappresentanza su quello di governabilità (come indica la Costituzione) fosse presente in una qualche forma all’interno della prossima campagna elettorale: anche questo è un punto sul quale si dovrebbe appuntare un attimo di attenzione.

Franco Astengo