C'è una domanda che attraversa in silenzio la vita di molte ragazze e ragazzi di oggi: quella di essere visti davvero, riconosciuti per ciò che sono e non per ciò che gli altri si aspettano da loro. Quando quella domanda non trova risposta, prende spesso la forma di una sofferenza — il ritiro, l'ansia, una guerra silenziosa con il proprio corpo — che le famiglie, la scuola e la stessa medicina specialistica faticano a leggere.
A partire dal suo ultimo romanzo, Qualcosa che brilla, la filosofa e scrittrice Michela Marzano dialoga con due psichiatri, Pier Fabrizio Cerro e Gaetano Fornaro, che dei disturbi che esordiscono in adolescenza — e in particolare dei disturbi alimentari — si occupano ogni giorno. Al centro dell'incontro c'è una tensione che riguarda tutti: il disagio dei più giovani è un "sintomo" da inquadrare e curare, oppure il segno di un'epoca — di una società che chiede a ciascuno di brillare performativamente — che domanda prima di tutto di essere ascoltato e compreso? Non sono solo questioni da specialisti. Riguardano il modo in cui, come genitori, insegnanti, medici e cittadini, decifriamo la sofferenza dei più giovani: quando è giusto dare un nome a quel dolore e prendersene cura, anche tecnica, e quando invece rischiamo di ridurre a diagnosi ciò che è, prima ancora, una domanda di senso.
Un dialogo tra lo sguardo della narrazione, informato dalla sociologia e dalla filosofia, e quello della clinica su ciò che i nostri ragazzi ci stanno dicendo — e su come imparare ad ascoltarli. Modera l’incontro la psichiatra ed esperta di psicopatologia adolescenziale Elisa Zanelli.
L'incontro è organizzato dallo Zonta Club Savona insieme alla libreria Ubik e con il patrocinio e la collaborazione dell’ATSL area 2, del Comune di Savona, dell’Ordine dei Medici di Savona e della SIRP, Società Italiana di Riabilitazione Psicosociale, sezione ligure.













