Cose belle27 maggio 2020 18:27

Le 21 Madri Costituenti

In occasione del 2 giugno, considerato che non sono ancora possibili manifestazioni pubbliche, l’ANPI ha deciso di celebrare questo evento con iniziative sul web. S'inizia con un lavoro di Anna Traverso

Le 21 Madri Costituenti

Il lavoro che segue è stato pubblicato nel n°1/2016 de “I RESISTENTI”.

Nel 2016 ricorreva il 70° anniversario dell‟elezione dell‟Assemblea Costituente, del primo voto alle donne e del Referendum Repubblica/Monarchia.

Si tratta di tre momenti storici molto importanti per il nostro Paese ed avremo modo di ritornarci nei prossimi numeri di“I Resistenti”. La nascita della Repubblica, visto anche il triste sostegno che la Monarchia aveva dato al Fascismo, il voto alle donne, che diventavano elettorato attivo e passivo e l‟elezione dell‟Assemblea Costituente, con la sua carica ideale per una ricostruzione comune di tutte le forze antifasciste del nuovo stato che usciva dalla guerra e dalla Resistenza, permisero l‟affacciarsi alla politica attiva e alle “stanze dei bottoni” delle donne.

Accanto ai cosiddetti “Padri Costituenti”, quindi, si sedettero 21 “Madri costituenti”. A differenza di quanto avvenuto dopo la prima guerra mondiale, le donne, dopo la Resistenza e la fine della guerra, non tornarono a casa. Non tutte, almeno. Lo dimostra la grande partecipazione delle donne dopo la conquista del voto. Le donne andarono a votare con le stesse percentuali degli uomini (l‟89% delle donne, l‟89,2% degli uomini). Nell‟Assemblea Costituente, quindi, accanto ai cosiddetti “Padri Costituenti” si sedettero 21 “Madri Costituenti”: il 3,7% dell‟intera Assemblea. Nelle liste elettorali erano presenti in una percentuale quasi doppia (il 6,5%). Certo erano poche, ma del resto il problema della presenza femminile negli organi elettivi dello Stato, delle Autonomie Locali e nei Consigli d‟Amministrazione delle imprese private è tuttora in discussione ed oggetto di attenzione di politologi, sociologi, organi di informazione ecc.

Le elette nell’Assemblea Costituente

La strada aperta dalle donne nella Resistenza e concretizzatasi con le 21 elette nell‟Assemblea Costituente, dunque, è tutt‟altro che conclusa e ha visto alti e bassi notevoli nella storia della nostra Repubblica. Ma chi furono le nostre Madri Costituenti?

9 erano elette nelle liste del PCI, 9 nelle liste della DC, 2 appartenevano al gruppo del PSI ed una al gruppo del Fronte Liberale Democratico dell’Uomo Qualunque.

Quattordici di loro avevano partecipato direttamente alla Resistenza e della Resistenza portarono nell‟aula lo spirito combattivo, ma anche la forte volontà di collaborazione tra appartenenti a diverse posizioni politiche. La loro presenza nell‟Assemblea Costituente non fu solo “di rappresentanza”. Infatti, dalla lettura degli atti, si rileva una grande partecipazione delle donne elette alla discussione politica e non solo sui temi tradizionalmente considerati femminili. Sempre dalla lettura degli atti, si rileva anche un certo atteggiamento paternalistico e di sufficienza da parte dei costituenti nei confronti delle donne. A questo tipo di atteggiamento le madri costituenti seppero rispondere con dignità, ironia e competenza, facendo fronte alla necessità di smontare gli stereotipi femminili che quasi costantemente venivano riproposti da alcuni componenti dell‟Assemblea.

Negli orgogliosi interventi di alcune viene fortemente rivendicato il contributo delle donne alla Resistenza e, di conseguenza, alla fondazione del nuovo Stato democratico. In un suo intervento Teresa Mattei (Chicchi), la più giovane tra le Costituenti, rintuzzò gli attacchi di un collega che rivendicava la necessità del “ritorno a casa” delle donne, affermando con forza: “Nessuna Resistenza sarebbe potuta essere senza le donne!”, traendo da qui la conseguenza dell‟assoluta necessità della loro presenza per rendere compiuto il percorso verso la democrazia. Teresa era nata a Genova nel 1921, aveva quindi solo 25 anni quando partecipò all‟esperienza dell‟Assemblea Costituente. Oltre al suo contributo nella discussione politica, è ricordata perché, in occasione della ripristinata Giornata Internazionale della Donna dell‟Otto Marzo, propose di utilizzare la mimosa come simbolo della donna e della solidarietà tra le donne. Teresa Mattei, però, fu tra coloro che, per questioni personali ed anche di dissenso nei confronti del partito cui apparteneva (il PCI), non proseguì l‟attività parlamentare, dopo l‟esperienza della Costituente.

Anche Ottavia Penna Buscemi, rappresentante dell‟Uomo Qualunque, non proseguì l‟attività parlamentare dopo l‟Assemblea Costituente perché delusa dagli esponenti della formazione politica nella quale er stata eletta, delusione che già aveva esternato con l‟abbandono del gruppo di appartenenza durante i lavori dell‟Assemblea. Il leader dell‟Uomo Qualunque la propose poi come candidata alla Presidenza della Repubblica in contrapposizione a Enrico De Nicola, che venne poi eletto. Per sei madri costituenti, invece, l‟attività parlamentare si chiuse dopo la prima legislatura. Una sola di loro, però, fece l‟esperienza di quella prima legislatura negli scranni del Senato: Rita Montagnana Togliatti (PCI), moglie del leader del Partito, che si allontanò in seguito dalla politica, per dedicarsi ad un‟attività di raccolta di documenti ed alla creazione di un archivio sulla storia contemporanea. Tra le cinque che fecero invece l‟esperienza da deputate ci fu la socialista Bianca Bianchi che, pur abbandonando l‟attività parlamentare, proseguì l‟attività politica, partecipando alla nascita del PSDI. Le altre quattro invece appartenevano alla DC: Laura Bianchini, Maria Federici Agamben, Angela Maria Guidi Cingolani, che fu Sindaco di Palestrina dal 1954 al 1965, e Maria Nicotra Fiorini. Su Angela Maria Guidi Cingolani è il caso di soffermarsi. Fu infatti la prima donna a prendere la parola durante i lavori dell‟Assemblea, in un clima di attesa e di diffidenza. L‟emozione e la consapevolezza dell‟importanza di quel momento si possono percepire dalle sue parole che è importante riportare e che furono pronunciate, come lei stessa affermò, “contro i pregiudizi sulle donne e la volgarità che qualche volta cade come un sasso anche in quest’aula”, reagendo ad un intervento del rappresentante del Movimento Indipendentista Siciliano, Andrea Finocchiaro. Queste le sue parole: “Colleghi Consultori, nel vostro applauso ravviso un saluto per la donna che per la prima volta parla in quest’aula. Non un applauso dunque per la mia persona ma per me quale rappresentante delle donne italiane che ora, per la prima volta, partecipano alla vita politica del paese. Ardisco pensare, pur parlando col cuore di democratica cristiana, di poter esprimere il sentimento, i propositi e le speranze di tanta parte di donne italiane; credo proprio di interpretare il pensiero di tutte noi Consultrici invitandovi a considerarci non come rappresentanti del solito sesso debole e gentile, oggetto di formali galanterie e di cavalleria di altri tempi, ma pregandovi di valutarci come espressione rappresentativa di quella metà del popolo italiano che ha pur qualcosa da dire, che ha lavorato con voi, con voi ha sofferto, ha resistito, ha combattuto, con voi ha vinto con armi talvolta diverse ma talvolta simili alle vostre e che ora con voi lotta per una democrazia che sia libertà politica, giustizia sociale, elevazione morale. È mia convinzione che se non ci fossero stati questi 20 anni di mezzo, la partecipazione della donna alla vita politica avrebbe già una storia. Comunque, ci contentiamo oggi di entrare nella cronaca, sperando, attraverso le nostre opere, di essere ricordate nella storia del secondo risorgimento del nostro paese. Tutti oggi siamo preoccupati dalla catastrofe morale che ha accompagnato la rovina materiale del nostro Paese: le cifre spaventose, indici del dilagare della prostituzione minorile, dell’intensificarsi della tratta delle bianche, della precoce iniziazione al male di migliaia di fanciulli, ci rendono pensose del domani così pauroso per le conseguenze di tanto disastro morale. È vero, la guerra porta sempre con sé devastazioni morali: ma credo che mai nel passato se ne sia verificata una così spaventosa, nella distruzione di tanta innocenza, di tanta promessa, invano sbocciata, di una nuova migliore generazione. Allargate le funzioni degli enti di assistenza e della maternità e infanzia; fateci essere madri rieducatrici di chi mai di un sorriso di madre ha goduto. Non si tema, per questo nostro intervento quasi un ritorno a un rinnovato matriarcato, seppure mai esistito! Abbiamo troppo fiuto politico per aspirare a ciò; comunque peggio di quel che nel passato hanno saputo fare gli uomini noi certo non riusciremo mai a fare! Il fascismo ha tentato di abbruttirci con la cosiddetta politica demografica considerandoci unicamente come fattrici di servi e di sgherri. La nostra lotta contro la tirannide tramontata nel fango e nel sangue, ha avuto un movente eminentemente morale, poiché la malavita politica che faceva mostra di sé nelle adunate oceaniche, fatalmente sboccava nella malavita privata. Per la stessa dignità di donne noi siamo contro la tirannide di ieri come contro qualunque possibile ritorno ad una tirannide di domani. Non so se proprio risponda a verità la definizione che della donna militante nella vita sociale e politica è stata data: “la donna è un istinto in marcia”. Ma anche così fosse, è l’istinto che ci rende capaci di far incontrare il buon senso comune, che fa essere tutrici di Pace”.

Come si può vedere c‟è, in questo intervento, sia l‟orgoglio di essere state soggetto attivo della Resistenza, sia la ripresa di molti dei temi che furono specifici delle donne già in quell‟esperienza.

Le altre componenti dell‟Assemblea Costituente ebbero un percorso parlamentare più lungo. Furono elette deputate per due legislature: Filomena Delli Castelli (DC), che fu anche Sindaco di Montesilvano (PE) dal 1951 al 1955; Nadia Gallico Spano (DC), Teresa Noce Longo (PCI), Elettra Pollastrini (PCI). Adele Bei Ciufoli (PCI) fu eletta nella prima legislatura al Senato, per poi continuare il percorso con due legislature alla Camera. Angela Merlin (PSI) invece fu eletta al Senato per le prime due legislature, quindi fu deputata alla Camera nella terza legislatura. Merlin è soprattutto conosciuta per la legge, che porta il suo nome, sulla fine della prostituzione legalizzata, la cosiddetta “chiusura delle case chiuse”. Ma questa non fu la sua unica battaglia e il suo operato si caratterizzò per un fortissimo impegno sulle politiche femminili, cosa che la rese invisa alla parte più retriva del suo partito, fino alla decisione di non ricandidarla ed alla rottura definitiva che la portò, nel 1961, a lasciare la politica attiva.

Fecero invece tre legislature alla Camera: Maria De Unterrichter Jervolino (DC), Angela Gotelli (DC) e Maria Maddalena Rossi (DC), che fu, negli anni „70 del Novecento, Sindaco di Portovenere. Furono quattro le legislature, tutte alla Camera, che fecero Elisabetta Conci (DC) e Vittoria Titomanlio (DC), mentre l‟esperienza parlamentare più lunga fu quella di Leonilde (Nilde) Iotti (PCI), che fu deputata dal 1948 al 1999, quando presentò le dimissioni, dopo essere stata eletta nelle fila del PDS nella XIII legislatura iniziata nel 1996. Il 20 giugno del 1979 era stata eletta, prima donna nella storia repubblicana, Presidente della Camera dei Deputati. Con emozione, nel suo discorso di insediamento, affermò: “Io stessa, non ve lo nascondo, vivo quasi in modo emblematico questo momento, avvertendo in esso un significato profondo che supera la mia persona e investe milioni di donne che attraverso lotte faticose, pazienti e tenaci si sono aperte la strada verso la loro emancipazione. Essere stata una di loro e aver speso tanta parte del mio impegno di lavoro per il loro riscatto, per l’affermazione di una loro pari responsabilità sociale e umana, costituisce e costituirà sempre un motivo di orgoglio della mia vita”.

La ventunesima madre costituente è: Angiola Minella Molinari che, seppure nata a Torino, approdò a Noli durante la guerra e nel savonese partecipò alla Resistenza con il nome di battaglia di “Zoo”, restando poi legata al nostro territorio e iniziando qui la sua attività politica. Dopo la sua esperienza nella Resistenza, fu molto attiva nell‟UDI. Nell‟Assemblea Costituente non fece interventi di merito sui singoli articoli della carta costituzionale, ma si impegnò invece tramite interrogazioni che riguardavano le emergenze sociali che l‟Italia uscita dalla guerra stava affrontando. Alcune di queste interrogazioni sono ancora di una attualità evidente, ne è un esempio un‟interrogazione del dicembre 1946, in cui, di fronte all‟emergenza sfratti, chiedeva di intervenire per l‟individuazione e la messa a disposizione dei senza casa di immobili o porzioni di immobili che risultassero non utilizzati dai proprietari. La sua attività parlamentare proseguì nella prima legislatura alla Camera dei Deputati. In quella sede fu cofirmataria di alcuni progetti di legge che anticipavano questioni che diventeranno legge dopo molti anni come la parità di trattamento tra uomo e donna sul lavoro, la riforma sanitaria e ospedaliera e la tutela della maternità. Interessanti anche le interrogazioni presentate relativamente alle intenzioni del Governo in merito alla situazione creatasi a seguito delle alluvioni in Liguria e sulla necessità dell‟abbattimento delle emissioni di gas nocivo dello stabilimento della Montecatini sito a Cairo Montenotte. Angiola non venne ricandidata nella seconda legislatura, ma fu invece eletta alla Camera nella terza. Durante i cinque anni dal 1958 al 1963 fu cofirmataria di ben 32 proposte di legge, mentre di cinque progetti di legge fu prima firmataria. Uno di questi ultimi, in particolare, è di grande interesse ed è tuttora argomento di discussione. Titolo del progetto di legge era “Istituzione del servizio nazionale dei nidi-asilo per la vigilanza diurna e la prevenzione igienico sanitaria dei bambini fino a tre anni”. Purtroppo nessuna delle norme presentate da Minella in prima persona o insieme ad altri deputati, dopo l‟esame delle Commissioni compenti, riuscì ad arrivare in aula per la discussione e l‟eventuale approvazione.

Angiola Minella fu eletta nella quarta e nella quinta legislatura al Senato, dopo di che concluse la sua esperienza parlamentare. Anche al Senato la sua attività si contraddistinse soprattutto sui temi della salute, dell‟istruzione, della maternità e del lavoro. Su quest‟ultimo tema, vorremmo ricordare un‟interrogazione e il successivo intervento di Minella sulle problematiche dei Cantieri di Pietra Ligure, in cui vengono affrontati con grande competenza problematiche inerenti la struttura delle partecipazioni statali, l‟organizzazione del lavoro, la situazione dei lavoratori. Oltre alla lucidità dell‟esposizione, c‟è un aspetto ancora oggi di grande attualità e cioè il fatto che gli interventi statali a favore delle aziende non devono essere considerate un atto di beneficenza nei confronti dei lavoratori, ma dovrebbero invece essere un investimento nell‟innovazione e nella riorganizzazione delle unità produttive per dare respiro alle nostre realtà industriali e un futuro ai lavoratori e alle loro famiglie. Credo che non ci siano dubbi sul grande contributo che le donne, dopo essere state protagoniste della Resistenza e della nascita della nostra Repubblica, sono state in grado di dare alla discussione politica e alla costruzione di una società che fosse in linea con le aspettative del dopoguerra. Resta però una domanda, che rischia di essere solo una domanda retorica: le donne della Resistenza e le nostre madri costituenti, così come gli uomini che combatterono e lavorarono con loro, avrebbero voluto che l‟approdo fosse la società di oggi? Temo proprio di no.

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