Mezza politica16 gennaio 2021 16:17

Costruttori di fumo

La faida tra Calenda e Mastella, due personaggi non esattamente di primo piano nel pur squallido panorama politico italiano, rischia di diventare il simbolo del peggiore “mangino brioches” della storia

Costruttori di fumo

Raccapezzarsi è sempre più difficile. 

Il PD sembra piuttosto illividito sia verso Renzi sia verso Conte, rancori diversi ma dovuti a un unico motivo: nel PD sanno che i problemi posti da Renzi - e posti nel modo peggiore, perché appunto è Renzi - sono almeno in parte reali e bisognosi di urgente soluzione. 

Gente dimenticata dai più, ma che mai ha perduto il potere, da Nencini a Cesa, da Lupi (Lupi!) al summenzionato Mastella, si trovano insperatamente nella condizione di poter essere l’ago della bilancia che decide se il Parlamento attuale può proseguire oppure no.

Carletto Calenda dopo “lunga riflessione” rende pubblica una telefonata privata con la quale il Responsabile Clemente gli avrebbe offerto un patto: il sostegno di Conte per Roma in cambio del sostegno a Conte adesso. Il Responsabile Clemente s’indigna: “sei persona di uno squallore umano incredibile”. 

E giù articoli, e giù commenti.

La tensione sale, anche perché i numeri per un terzo governo Conte ad oggi non sembrano esserci e vanno trovati tassativamente entro lunedì.

Chi ci sguazza e ci spera son come al solito Salvini, Meloni e Toti, che si vedono già in sella come condottieri eletti a furor di popolo e aspettano solo di stappare lo champagne, mentre Mattarella probabilmente sogna un’isola caraibica e il paese agonizza tra un DPCM e l’altro.

“Per chi non segue le evoluzioni acrobatiche di Clemente Mastella e non ha tempo per stabilire l’esatta latitudine dell’Udc, per chi più prosaicamente ha passato il venerdì aspettando di sapere se fare la spesa per il suo ristorante o se i figli vanno a scuola lunedì, ciò che importa è la qualità delle idee e della squadra che ci guiderà nei prossimi mesi di emergenza. Ma non sembra che questo sia al centro della crisi.” 

Questo non lo ha scritto Salvini, ma Antonio Polito sul Corriere di oggi.

LNS

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