Cultura30 gennaio 2021 15:17

Come ti senti

Quinto cortometraggio del progetto “aspetto la fine” (di Chiara Pasetti)

Vittorio Arrigoni

Vittorio Arrigoni

Anno nuovo video nuovo, che oggi si lega alla rubrica settimanale del sabato a cura di chi scrive.

Data la numerosa partecipazione degli studenti, i nostri “corti” stanno diventando sempre più lunghi… e di conseguenza sempre meno “virali”! Ma del resto non è mai stato questo lo scopo del progetto.

Un video particolare, “Come ti senti” (frase tratta dalla canzone di Achille Lauro scelta per questo nuovo capitolo, Playground love), per tanti motivi.

Il più contingente è legato alla situazione scolastica: da poco in tutta Italia hanno riaperto le scuole superiori, alcune al 50% e altre al 75% , a rotazione. I ragazzi pertanto non sono più (sempre) a casa, ma a giorni alterni, o quasi, possono fare lezione in classe.

Scelta che ha portato con sé critiche e polemiche, e un fiume di articoli pro o contro la riapertura, pro o contro il fatto di proseguire con la “dad” o tornare invece tutti in classe. Ne abbiamo scritto in diverse occasioni su questa testata e non entriamo nuovamente nel merito della questione, ci preme solo raccontare la nuova situazione che gli studenti stanno vivendo.

I ragazzi che collaborano al progetto questo mese hanno partecipato con ancora maggiore entusiasmo e creatività, e di questo siamo loro grati così come alle loro insegnanti.

La classe 4°C del Liceo Artistico Palizzi di Lanciano, insieme alle docenti, ha realizzato due video corali, e singolarmente interventi e disegni; due studentesse hanno cantato e suonato una canzone dei Radiohead, Glass Eyes.

Il tema iniziale era appunto “come ti senti”. Dovrebbe essere una domanda, in fondo semplice ma dalla risposta sicuramente complessa e diversificata, da porre ai giovani da parte innanzitutto delle famiglie e poi degli insegnanti, dopo quasi un anno dall’inizio della pandemia: le conseguenze emotive legate alla stessa stanno provando fisicamente e mentalmente i ragazzi così come ognuno di noi.

Molti studenti hanno espresso le proprie emozioni in modo personale e originale. Un audio di una studentessa di seconda dell’IPS Ravizza di Novara condensa in un minuto un universo di stati d’animo in cui chiunque può ritrovarsi. Una scuola partner dello stesso istituto novarese, in Lettonia, ha inviato disegni, molti a tema “dad”, ironici e profondi.

A gennaio, inoltre, Joe Biden è ufficialmente diventato il 46° presidente degli Stati Uniti.

Una ragazza sempre dell’Istituto Ravizza ha interpretato il discorso-poesia di Amanda Gorman, recitata per la cerimonia di insediamento del 20 gennaio.

Gli studenti di Bergamo (classe 3°A) dell’Istituto professionale ACOF per parrucchieri hanno partecipato con fotografie a tema “stati d’animo”; molti di loro in questo momento sono impegnati con stage presso i saloni, e ci racconteranno le loro esperienze nei prossimi corti.

Il 27 gennaio ricorreva la Giornata della Memoria. Alcuni giovani hanno voluto prendere spunto per i loro interventi da questa data importante. Pietro Pesce, la nostra mascotte genovese di seconda media, interpreta la celebre poesia di Primo Levi tratta da Se questo è un uomo.

I gemelli Enrico ed Edoardo Borghesio, studenti universitari novaresi rispettivamente di Ingegneria e di Lettere, già protagonisti di tutti i corti precedenti, hanno scelto il monologo di Shylock tratto dall’atto terzo-scena prima de Il Mercante di Venezia di Shakespeare (uno dei loro autori preferiti). L’usuraio ebreo, portato in palcoscenico e al cinema da moltissimi attori, tra cui il grande Al Pacino, è uno dei tanti personaggi shakesperiani di difficile e controversa interpretazione. In particolare ne prevalgono due: quella derivante dalla cultura cristiano occidentale, tradizionalmente anti-ebraica ai tempi di Shakespeare, che lo dipinge come il “cattivo”, e l’altra, più moderna, che lo vede come uno dei ritratti più affascinanti e controcorrente, tragici e eterni, nati da un genio immortale.

La sua conversione finale al cristianesimo, che coincide anche con la sua sconfitta, darebbe ragione a quest’ultima interpretazione della critica.

I gemelli rendono con intensità, data anche dalla scelta di filmarsi in penombra e in bianco e nero, il famoso e toccante monologo.

Sempre sulla scia della commemorazione delle vittime dell’Olocausto, Lisa Galantini recita un brano inedito in italiano di Germaine Tillion (1907-2008), etnologa francese, resistente, una delle più grandi testimoni del Novecento, che venne internata nel campo di concentramento di Ravensbrück e poi liberata nel 1945. Per conoscere meglio la lunga vita di questa donna straordinaria, si rimanda ad una puntata monografica di wikiradio Radio Tre a cura di chi scrive:

https://www.raiplayradio.it/audio/2018/04/WIKIRADIO---Germaine-Tillion-f4fe387b-34ef-477d-be5d-bef8bbac8714.html

Sotto le parole di Tillion scorrono immagini della video intervista condotta da Mario Molinari a Vittorio Arrigoni (che compare in un altro momento del corto), a ricordarci che le tragedie e gli olocausti non sono stati solo quelli degli ebrei nei campi di concentramento nazisti.

Vittorio Arrigoni morì assassinato il 15 aprile del 2011 a Gaza, a soli trentasei anni. Attivista, giornalista, pacifista, scrittore, Vittorio si era trasferito nella Striscia di Gaza per agire contro la «pulizia etnica» dello Stato di Israele nei confronti della popolazione palestinese. Secondo le forze di sicurezza, dopo il rapimento del 14 aprile da parte di un gruppo terrorista venne strangolato nella notte tra il 14 e il 15 aprile. Grande e diffuso il cordoglio per la sua morte; Moni Ovadia definì Vittorio Arrigoni «un essere umano che conosceva il significato di questa parola». Come tanti resistenti e pacifisti, ha perso la vita per un ideale.

L’intervista integrale di Mario Molinari a Vittorio Arrigoni, girata a Gaza-Jabalia nella primavera del 2009 dopo l’operazione militare israeliana nota come “piombo fuso”, è disponibile qui:

https://youtu.be/Sm8-SRm6BCA

E infine, ma in realtà nel video è all’inizio, abbiamo scelto di far conoscere uno degli stati d’animo più visionari e affascinanti della letteratura dell’Ottocento, quello di Gérard de Nerval in Aurélia,  interpretato da Francesco Servettaz, già docente di storia e raffinato conoscitore di quel periodo storico così prolifico e onirico; lo ringraziamo per aver prestato la voce al poeta, morto suicida il 26 gennaio del 1855.

Nerval subì diversi internamenti in manicomio a causa di una forma di psicosi che lo portò alla morte. Il brano inserito si chiude così:

Ognuno può cercare fra i suoi ricordi l’emozione più straziante, il colpo più terribile inferto dal destino alla sua ani­ma: in quel momento si deve decidere se vivere o morire; dirò più avanti perché all’epoca io non abbia scelto la morte.

Alle sue stregate, straziate parole si lega Playground love di Achille Lauro, una canzone (anche) d’amore; come tutte quelle dell’artista, che andrebbero ascoltate con molta attenzione, contiene molteplici e caleidoscopici stati d’animo, e numerosi riferimenti ad artisti, registi, personaggi più o meno noti, dai mille volti:

Il tempo che ho investito per costruirmi il presente

In cui perdi le persone per costruire mai niente

Come ho odiato questo superficiale mare del cazzo

In cui piano anneghiamo ma non capendo chi abbiamo affianco


Non vorrei rifiutarmi di amare, sì

Solo per paura di soffrirci

Sarebbe dire: “Rifiuto di vive’ qui, per paura di morirci”…

 

 

Come sempre nei nostri corti, non tutto può sembrare di immediata comprensione: poesie, quadri, disegni, immagini e interventi hanno un fil rouge principale, ma sono scelti anche sulla base di suggestioni, visioni, “stati d’animo” dei curatori, che talvolta si rispecchiano in quelli dei ragazzi.

Scrive Gabriel Florea, 4° C Liceo Artistico Palizzi, per accompagnare il suo disegno:

“Rappresenta la felicità, ma nello stesso tempo episodi o tragedie accadute nel corso della vita di ogni persona. Ogni momento triste rimane nel nostro cuore, rappresentato sotto forma di frattura sulla maschera, il personaggio è avvolto da una serie di colori che sono emozioni: rabbia, felicità  malinconia o vera e propria tristezza. Il personaggio in sé è enigmatico, in quanto rappresenta non una persona singola ma l’essere umano e la sua fragilità”. 

A tutte queste emozioni, nonché alla fragilità, ci associamo con mente e cuore.

 

***

Quinto video “Come ti senti” del progetto “aspetto la fine”, di Chiara Pasetti e Mario Molinari con l’adesione di Achille Lauro:

 

Su Germaine Tillion, e sulla sigla “NN” (Nacht und Nebel, ossia Notte e nebbia, era una sigla scelta da Hitler, ispirata a un’opera di Wagner, per designare i prigionieri dei lager «segretamente condannati a morte ma ancora in attesa di esecuzione»), si veda anche:

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2017/05/29/la-conoscenza-nata-dalla-compassione/3620515

https://www.lasinistraquotidiana.it/notte-e-nebbia-filmare-lorrore

Qui la nostra clip per la Giornata della Memoria, tratta dal corto ottavo “Senza cognomi”:

https://youtu.be/eHeKBHuQras

 

Playlist II parte video progetto “Aspetto la fine”: https://www.youtube.com/playlist?list=PLfUc9aPeRqz4cNo4oBnAQ6m1Y8OCQtwrO

 

Playlist I parte del progetto “Io resto a casa – aspettando”: https://www.youtube.com/playlist?list=PLfUc9aPeRqz6hLNNbyAx5EMviL-P_0jNe

 

 

Chiara Pasetti

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