Salute & Veleni05 agosto 2021 12:32

Sanità ligure nelle grinfie del privato

Il programma di “Restart Sanità” presentato ieri dalla Regione Liguria prevede 64 milioni da investire nel settore: ma il finto affiancamento tra pubblico e privato finirà con il privilegiare il privato in un quadro di urgenza determinato dal “recuperare gli arretrati” in un ancora ipotetico e tutto da vedere post-Covid (di Franco Astengo)

Sanità ligure nelle grinfie del privato

Allo scopo di avviare un primo principio di riflessione su di un tema portante come quello della sanità (che finora non è ancora comparso nel dibattito relativo alle elezioni comunali di Savona, se non per ragioni di mera propaganda da parte del centro destra) mi permetto una sintesi di analisi intorno al programma di rilancio “Restart Sanità” presentato ieri dalla Regione Liguria e che prevede 64 milioni da investire nel settore, suddivisi in due “tranche”: 24 da spendere entro il terzo quadrimestre 2021, 40 milioni entro il secondo semestre 2022.

Appare evidente, almeno da una prima lettura, che nell’insieme emerga una ulteriore spinta alla privatizzazione.

Del resto, almeno dal punto di vista giornalistico, appare illuminante il catenaccio dell’articolo pubblicato da Repubblica : “Serviranno (i 64 milioni) anche a spingere di più l’attività dei liberi professionisti e delle aziende non accreditate grazie a una drastica semplificazione delle regole per l’esercizio della professione intramoenia”.

Ancora: Ansaldi direttore generale della superfetazione “Alisa” pone l’accento sulla “limitata capacità produttiva per carenza di risorse umane, non recuperabili solo con erogatore pubblico”.

Siamo di fronte a un impianto complessivo che esaspera i già pesanti tratti privatistici della sanità ligure che saranno ulteriormente da verificare nel progetto di rovesciamento territoriale da attuarsi attraverso le “Case di Comunità” e gli “Ospedali di Comunità”.

Su tutto ciò emerge il tema della “capacità produttiva delle risorse umane” come definito dallo stesso Ansaldi.

Su questo punto sarebbe necessario almeno dal punto di vista dell’espressione di un’analisi critica il richiamo all’esigenza di definire strumenti di orientamento e indirizzo complessivo nel passaggio alle diverse specializzazioni (ferma restando la negatività del numero chiuso) .

Appare indispensabile un indirizzo dei futuri professionisti verso il “pubblico” prevedendo anche vincoli di appartenenza e ponendo nell’esercizio della professione la connessione pubblico/privato.

Si tratta, naturalmente, di un punto di carattere generale ma sotto questo aspetto, del rafforzamento dell’indirizzo pubblico, il ruolo della Regione dovrebbe essere quello di una inversione di rotta rispetto a quanto portato avanti nel corso degli anni puntando sul rafforzamento delle strutture, rovesciando la filosofia dell’assegnazione dei fondi specialità per specialità e imponendo la prevalenza della destinazione pubblica, al di là di un finto “affiancamento” tra pubblico e privato che finirà con il privilegiare il privato semplicemente in un quadro di urgenza determinato dal “recuperare gli arretrati” in un ancora ipotetico e tutto da vedere post-Covid.

Si tratta di una grande questione politica tutta legata al filo sanità/sociale/economia al riguardo della quale mi pare si riscontri un forte ritardo a sinistra e che dovrà essere oggetto centrale di argomentazione anche nella campagna elettorale di Savona, nel corso della quale il confronto Città/comprensorio/Regione risulterà essenziale e decisivo.

 

Franco Astengo

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