News23 febbraio 2026 12:06

Decreti sicurezza e dintorni: cosa dicono gli enti locali?

La conferenza sugli enti locali sviluppata da Alleanza Verdi Sinistra in una due giorni romana ha rappresentato sicuramente un fatto positivo di ritorno alla discussione su di un tema cruciale sul quale, nel corso degli ultimi anni, la sinistra ha stentato a portare avanti una elaborazione adeguata ai cambiamenti in atto sia sul piano sociale sia - soprattutto - su quello istituzionale (di Franco Astengo)

Decreti sicurezza e dintorni: cosa dicono gli enti locali?

 

Nel corso dei lavori in questione sono stati colti alcuni punti di decisivo interesse: a partire dalla risposta necessaria che le istituzioni locali sono chiamate a fornire non tanto e non solo ai vari decreti sicurezza sui quali la destra intende scavare fenomeni di criminalizzazione di diseguaglianza.

L'idea della solidarietà sociale deve accompagnarsi agli altri elementi di discussione e proposta: dallo stop al consumo di suolo, al salario minimo comunale fino alla necessità di ricostruire reti con le realtà locali costruendo un nesso tra centri di aggregazione, cultura, sedi di solidarietà sociale.

Questo intervento però intende sollecitare un innalzamento del livello proponendo al riguardo una riflessione "sistemica" sull'insieme dei livelli decentrati di governo:

1) Il primo punto riguarda la collocazione del complesso degli Enti Locali rispetto al rigurgito nazionalista che la destra sta promuovendo e che attraversa in modo pericoloso la società italiana. La risposta non può che essere quella dell'autonomia del sistema autonomistico mettendo in discussione prima di tutto il sistema della finanza locale e del fisco a livello periferico. Serve però qualcosa di più ampio cui fare riferimento per una elaborazione teorica che conduca a una forte propositività. Sarebbe il caso di pensare al ruolo del sistema degli enti locali italiano in un quadro di rilancio del progetto di federalismo europeo. Non entro qui nel merito del dettaglio progettuale: sicuramente un proiezione di questo tipo avviando una "rete" transnazionale di amministrazioni progressiste potrebbe rappresentare un primo passo;

2) Il secondo punto di riflessione dovrebbe riguardare il ruolo delle Regioni, da affrontare proprio adesso che a destra si sta cercando di concretizzare il tema dell'autonomia differenziata. Il tema della collocazione istituzionale delle Regioni riguarda una necessità di analisi del bilancio di questi ultimi anni, in particolare dall'introduzione del meccanismo di elezione diretta dei Presidenti delle giunte regionali. Il fenomeno era già in atto in precedenza e si tratta di un vero e proprio mutamento d'asse avvenuto nella natura stessa dell'Ente. Trascurando la polemica sulla mancata abolizione di alcuni ministeri che era stata "promessa" in un qualche modo all'inizio del varo della legislazione regionale, rimane il fatto che la funzione legislativa e di coordinamento ha subito nel corso degli anni una vera e propria "torsione" verso un Ente esclusivamente di nomina e di spesa (spesa tra l'altro vincolata quasi mono tematicamente al comparto della sanità, con esito molto negativi). L'elezione diretta del presidente della giunta regionale ha poi forzato la direzione della macchina amministrativa regionale in funzione delle esigenze dello stesso presidente e della sua parte politica creando nicchie clientelari e alimentando fenomeni di corruzione sia nella Regioni a statuto ordinario sia in quelle a statuto speciale;

3) Il terzo punto riguarda il tema del governance dell'area vasta intermedia. E' il discorso del rapporto tra "Città" e "Post-Città" in una fase in cui le esigenze di nuove e diverse aggregazioni istituzionali ma anche sociali e culturali si sta imponendo nei fatti. Il ritorno al voto diretto nelle antiche sedi provinciali potrebbe rappresentare un primo elemento di discussione accompagnato naturalmente da un discorso riguardante i compiti da assegnare a Enti che tornerebbero ad essere governati da soggetti espressione dell'elettorato di primo grado (anche qui si porrebbe comunque il punto riguardante l'elezione diretta del Presidente). Forse sarebbe il caso al riguardo del governo intermedio di area vasta (constatato il fallimento della formula "Città metropolitana") di cominciare a ripensare all'insieme del tessuto istituzionale autonomistico (anche in relazione al tema del federalismo europeo cui si è accennato) magari partendo da quella trascurata proposta avanzata dalla Società Geografica Italiana che prevedeva un solo livello intermedio tra Governo e Comuni attraverso la creazione di 36 "cantoni" o "dipartimenti" alcuni dei quali, nella loro entità geografica, che superavano le stesse realtà regionali che appaiono in alcuni casi del tutto obsolete per via dell'avvenuto mutamento dei flussi demografici, economici, turistici,, dell'appartenenza culturale;

4) l'ultimo punto, di grande delicatezza, riguarda l'elezione diretta dei Sindaci. Una riflessione sotto questo aspetto si impone almeno per i Comuni superiori ai 15.000 abitanti. All'obiezione che l'elezione diretta del Sindaco (norma che risale al 1993) abbia garantito stabilità debbono essere opposti due elementi di contrasto: il primo riguarda l'esaltazione della personalizzazione della politica che l'elezione diretta sicuramente comporta e questo è un punto che le strutture di partito nella loro evoluzione organizzativa e di rapporto sociale dovrebbero meglio considerare; il secondo la crescente disaffezione al voto che le elezioni comunali presentano di volta in volta. Ormai i comuni non si presentano più come l'Ente più vicino alle esigenze della popolazione e - di conseguenza - l'Ente che invita alla maggiore partecipazione. La scelta sciagurata compiuta dalla Legge Del Rio di abolizione della circoscrizioni nelle città al di sotto dei 100.000 abitanti anche se capoluogo di provincia ha contribuito a fornire un vero e proprio "colpo" alla già declinante partecipazione popolare cui si sta cercando di ovviare con meritevoli iniziative legate però necessariamente a una visione del tutto volontaristica e quindi anche limitata al fine di stabilire nuovi livelli di Città sul piano della solidarietà sociale e alla crescita di una emarginazione che diventa anche istituzionale.

Franco Astengo