News11 marzo 2026 12:59

Savona: la fuga dei cervelli

Ci troviamo in tempi di guerra e può sembrare utopico occuparsi di queste questioni: eppure restiamo convinti che questo rimane il tema decisivo del futuro (di Franco Astengo)

Savona: la fuga dei cervelli

Un quotidiano locale riprende oggi, 11 febbraio 2026, un tema nuovo e antico al riguardo della situazione economico - sociale della nostra Città e della nostra Provincia: quella dell'abbandono del territorio da parte delle giovani generazioni.

Giovani generazioni che trovano difficoltà a costruire la propria vita e la propria condizione nelle difficoltà di trovare sbocchi prima di tutto lavorativi e, in secondo luogo, di vera e propria "agibilità sociale".

Un fenomeno negativo che risale a molti decenni or sono e che rimane la causa principale del depauperamento demografico, causa primaria del declino che sta vivendo Savona e la sua provincia.

I fattori di questo declino sono noti da tempo e i rimedi tentati non sono risultati fin qui particolarmente efficaci (pensiamo al decreto sull'area di crisi industriale complessa emanato nell'ormai lontano 2016): inoltre, a livello provinciale, si è allargata la "spaccatura" tra l'area del Ponente e quella "centrale" dell'ex- PRIS con la Val Bormida. Una "spaccatura" evidente in termini di modello di sviluppo, sfruttamento del territorio, prospettive economiche.

Può valere la pena tornare sulle cause primarie di questo declino: in questo caso aiuterà una citazione dal volume "La miccia ritrovata" redatto, a suo tempo, da Luciano Angelini e da chi firma questo articolo.

Occorre tornare indietro addirittura gli anni'60 del secolo scorso .

Azzardiamo anche una data precisa : Autunno 1960, vertenza degli elettromeccanici con il "Natale in Piazza": cessione della "Scarpa&Magnano", in quel momento gruppo Edison, alla "Magrini - Galileo" di Bergamo con lo spostamento in Lombardia del nucleo "pensante" dell'azienda più innovativa di Savona (brevetti e quadri tecnici)

Un fatto ben diverso, soprattutto sotto l'aspetto dell'accumulazione di know-how rispetto alla vicenda ILVA, settore siderurgico, avviata nel 1949 per due cause concomitanti: insediamento "SCI-Sinigaglia" a Cornigliano, riconversione dell'industria bellica" con il licenziamento e il trasferimento di oltre 1.000 tra tecnici e operai e che rappresentò un momento fondamentale di impoverimento della Città e del circondario.

Perchè tornare così indietro?

E' da quel punto che si verifica il fatto decisivo: quello del mancato aggancio dell'industria savonese all'evoluzione tecnologica che in quel momento stava interessando con grande dirompenza l'Italia del boom con il passaggio dell'industria a manifatturiera in una fase diversa da quella dell'immediato dopoguerra.

Il fenomeno interessò anche la Val Bormida e in particolare un gigante come Ferrania (la vicenda ACNA fu legata ad altri fattori) che, nel giro di pochi anni, si trovò in difficoltà proprio sotto l'aspetto tecnologico.

Si avviò così la vicenda della "fuga dei cervelli".

A Savona funzionavano all'epoca istituti tecnici di grande prestigio e in grado di formare forti capacità nel campo della ricerca e dell'applicazione; ebbene gran parte di quei diplomati (vera ossatura dei quadri tecnici necessari ad una industria moderna), proprio a partire da quel periodo, si trovarono costretti a cercare lavoro fuori dalla Città e della Provincia: un esodo che ebbe meta in un primo tempo a Genova e successivamente Milano e Lombardia. Adesso ovviamente le destinazioni sono più frequentemente all'estero fin dal periodo di completamento del ciclo di studi (in un quadro ovviamente completamente trasformato da tutti i punti di vista).

Non possono sussistere dubbi: si verificò il mancato appuntamento della nostra industria con i punti più avanzati del processo di riconversione industriale già in atto in altre parti del Paese.

Fu quella la causa di un declino che è arrivato ai nostri giorni affrontato senza il dovuto respiro di complessità che sarebbe stato necessario: altro elemento decisivo il declassamento del porto di Savona e della sua attigua zona industriale a terra di scorrimento per la speculazione edilizia.

Non proseguiamo in questa disamina per evidenti ragioni di economia del discorso: il tema di fondo dell'innovazione tecnologica e dell'adeguamento strategico rimane centrale ancora oggi, in tempo di crisi della globalizzazione e di forte tensione verso un ulteriore riconversione verso l'industria bellica (vedi Piaggio).

Se si pensa a una prospettiva futura di una qualche serietà per Savona e per la zona centrale della nostra Provincia (sull'asse Vadese - Valbormida) il tema della qualità di un progetto di nuova presenza industriale dovrebbe trovarsi al centro della riflessione (assieme a quello del recupero delle aree industriali dismesse, delle infrastrutture stradali e ferroviarie, della movimentazione della merci attraverso lo sviluppo della portualità).

Ci troviamo in tempi di guerra e può sembrare utopico occuparsi di queste questioni: eppure restiamo convinti che questo rimane il tema decisivo del futuro.

Ricercare le cause in ciò che avvenne in un tempo che potrebbe sembrare lontano non rappresenta una semplice ricerca nostalgica ma una possibile lezione per il presente.

Franco Astengo