News25 marzo 2026 15:31

Curarsi è ancora un diritto?

Il fallimento della medicina territoriale in Liguria: appuntamento per discuterne venerdì 27 marzo alle 18 al Nuovofilmstudio di Savona

Curarsi è ancora un diritto?

L’incontro pubblico è promosso da Liguria Insieme.

Gianni Pastorino, capogruppo della Lista Andrea Orlando Presidente, interviene con una lettura politica della situazione:

“La riforma della sanità territoriale voluta da Bucci è stata approvata in fretta e furia, nel giro di poche settimane, senza un reale confronto con chi nella sanità ci lavora ogni giorno. Oggi ne vediamo gli effetti: professioniste e professionisti sanitari disorientati, servizi che non decollano e territori lasciati soli.

Si è costruita una riforma senza tenere conto della realtà ligure. L’entroterra, le aree periferiche, i piccoli comuni sono stati completamente trascurati. Invece di rafforzare la presenza sanitaria diffusa, si è scelto un modello che rischia di allontanare ancora di più i servizi dalle persone.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: strutture inaugurate ma non operative, carenze di personale croniche, difficoltà di accesso sempre più evidenti. Non basta cambiare i nomi o costruire nuovi contenitori se poi dentro non ci sono le risorse per farli funzionare.

Venerdì - conclude Pastorino - mettiamo al centro le esperienze reali, i problemi concreti e le proposte. Perché la sanità territoriale non è un tema astratto: riguarda la vita quotidiana delle persone, soprattutto di quelle più fragili”.

Durante l’iniziativa interverranno anche amministratori locali e rappresentanti del mondo sanitario e sociale. Le conclusioni saranno affidate ad Andrea Orlando.

Un momento di confronto aperto tra operatori sanitari, amministratori e cittadinanza per affrontare uno dei nodi più critici del sistema sanitario ligure: la distanza crescente tra ciò che viene progettato sulla carta e ciò che realmente accade nei territori.

Monica Nigro, medico pediatra, porterà una riflessione diretta e concreta sull’esperienza quotidiana di chi lavora sul campo:

“Le Case di Comunità, così come sono state pensate, rappresentano sulla carta qualcosa di straordinario. Un luogo unico dove il paziente può trovare risposte integrate. Ma oggi rischiano di restare scatole vuote: manca il personale, mancano le condizioni per farle funzionare davvero.

La Liguria non è un territorio uniforme. Ci sono aree interne, zone difficili da raggiungere, persone anziane o fragili per cui l’accesso a un unico centro diventa complicato. Pensare di concentrare tutto senza rafforzare i collegamenti e i servizi di prossimità significa creare nuove disuguaglianze.

Nel nostro lavoro il rapporto di fiducia è fondamentale. Nella medicina territoriale diffusa, il paziente conosce il medico e il medico conosce il paziente. In un sistema più centralizzato questo rischio è quello di perdere proprio quella dimensione umana che è parte integrante della cura.

Se non ci sono medici, se non ci sono specialisti, nessuna riforma può funzionare. Oggi abbiamo bandi deserti, carenze nelle zone territoriali e difficoltà enormi anche solo a garantire servizi essenziali. Pensare di riempire le Case di Comunità senza risolvere questo problema è semplicemente irrealistico”.

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