Con la presentazione del libro dello storico Giorgio Pagano “Ennio
Carando. Un filosofo nella Resistenza”, la Fondazione ISREC - Istituto
storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea “Umberto Scardaoni”
- ha ricordato la figura di Ennio Carando. L’iniziativa è stata
patrocinata dal Comune di Savona, da ARCI e ANPI e ha coinvolto
numerosi cittadini, tra i quali la preside del Liceo Chiabrera … …,
che ha portato il suo saluto. Carando insegnò al Chiabrera dal 1938 al
1940, lasciando un segno indelebile nella formazione di molti studenti
savonesi, molti dei quali diventarono partigiani e furono al suo
fianco nella Resistenza.
L’incontro è stato introdotto, per la Fondazione ISREC, da Pino
Raimondo, che si è soffermato su uno dei temi di fondo del libro: la
“sostanziale estraneità al marxismo” e nel contempo la “coerente
militanza comunista” di Carando, “conseguenza necessaria del suo
impianto filosofico, derivato principalmente dal suo Maestro Piero
Martinetti”. Raimondo ha poi sottolineato la capacità del professore
di creare, in ogni scuola, “comunità socratiche” di insegnanti e
studenti, grazie a “un metodo di insegnamento capace di risvegliare le
coscienze”.
Secondo Giosiana Carrara – storica e già direttrice di ISREC – il
libro di Pagano “intreccia tutte le fonti, i documenti, le
testimonianze, un’infinità di lettere in gran parte inedite, e
costruire una nuova biografia in una narrazione convincente, forte,
che colpisce”. La relatrice ha poi evidenziato l’influenza su Carando
del filosofo Erminio Juvalta, secondo cui “non c’è libertà senza tener
conto della condizione storica e dell’appartenenza di classe”, e del
filosofo Martinetti, che “mise al centro due temi: la corruzione nel
mondo, e il mondo dei valori ad essa contrapposto, per cui vale la
pena dare la vita”. Decisivo fu poi l’apporto del dirigente comunista
torinese Luigi Capriolo, “non dogmatico e aperto al dialogo con i
giovani”.
Teresa Franca Ferrando – già preside del liceo Chiabrera e già
presidente ISREC – si è soffermata sul Carando partigiano: alla
Spezia, dove insegnò dal 1942, Carando rappresentò il Pci nel Cln
provinciale, di cui fu il trascinatore dal settembre 1943 al luglio
1944, quando il Comitato fu scoperto dai fascisti. Primo animatore e
organizzatore del Cln spezzino e poi ispettore nelle Brigate Garibaldi
in Piemonte, morì eroicamente il 5 febbraio del 1945 per mano
fascista. Ferrando ha evidenziato come un pregio del libro “avere
esaminato anche aspetti delicati, come la diffidenza nei confronti di
Carando, intrisa di classismo e di sospetto verso gli intellettuali,
dell’allora segretario della Federazione comunista Antonio Borgatti,
che poi rovesciò completamente il suo giudizio, fino ad esagerarlo,
nel dopoguerra”. Ferrando ha letto brani di testimonianze che
evidenziano invece il ruolo chiave di Carando nella Resistenza, sia
nel CLN spezzino sia in Piemonte, dove grande era “il suo ascendente
nel mondo partigiano”.
Giorgio Pagano si è soffermato sulla centralità degli anni savonesi
per la formazione antifascista di Carando: “dal 1938 al 1940 scrisse
un testo di filosofia di cui ci sono rimasti alcuni brani, trascritti
dall’amico filosofo Ludovico Geymonat, partecipò agli incontri
antifascisti in casa di Geymonat a Torino e conobbe Capriolo, mentre
frequentava intensamente Martinetti nel suo ritiro nel Canavesato”. La
scelta di aderire al PCI maturò nel 1943, ma fu preparata in quegli
anni. La scelta cadde sul Pci, ha sostenuto l’autore, “perché forza
individuata come la più coerente e combattiva nella lotta al fascismo,
anche– e forse soprattutto – perché rappresentante dell’URSS: agli
occhi di larghe masse nel mondo l’URSS era l’elemento decisivo della
sconfitta tedesca, per Carando e Geymonat la lotta titanica per la
vita dell’URSS era una lotta martinettiana”.
Per Pagano Carando è per certi versi un pensatore inattuale ma anche
molto attuale: “In questo mondo sempre più disumanizzato serve una
politica che metta al primo posto la morale, servono intellettuali
liberi dai potenti, servitori dell’emancipazione degli umili, con
l’obiettivo etico-politico di fare degli ultimi e dei penultimi un
popolo, intellettuali sanamente partigiani. E servono insegnanti
capaci nell’arte maieutica fondata sul dialogo, nell’impegno alla
formazione globale del giovane e nell’educazione delle menti
all’analisi della complessità”. Per questo ha concluso: “Grazie Ennio,
aiutaci ancora”.
Il libro è in vendita presso la libreria UBIK.
News04 aprile 2026 16:14
Ennio Carando, un filosofo nella Resistenza
A Savona la presentazione del volume di Giorgio Pagano
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