Crisi Complessa27 maggio 2026 18:25

Una provincia in cassa integrazione (ma la Regione non lo sa)

L'assessore Ripamonti sembra ignorare la realtà: i dati del primo quadrimestre 2026 fanno segnare un massiccio ricorso alla cassa integrazione, e nel solo mese di marzo sono state approvate 200.000 ore di ammortizzatori sociali (di Franco Astengo)

Una provincia in cassa integrazione (ma la Regione non lo sa)

Si è svolta ieri, 26 maggio 2026, l'audizione davanti alla 9a commissione del Senato (emergenze industriali e occupazionali) riguardante la situazione dell'area industriale di crisi complessa del savonese.

In questo quadro hanno sorpreso le dichiarazioni dell'assessore regionale Ripamonti (non nuovo a sortite discutibili) sull'andare avanti nella "continuità industriale".

L'assessore sembra ignorare la realtà: i dati del primo quadrimestre 2026 fanno segnare un massiccio ricorso alla cassa integrazione, e nel solo mese di marzo sono state approvate 200.000 ore di ammortizzatori sociali.

Sotto tiro in particolare l'indotto automobilistico e - adesso - anche il settore del vetro: i comparti sui quali si è maggiormente incentrata l'attenzione dei sindacati nel documento preparato proprio per l'occasione di cui si sta discutendo.

Il tema però è più vasto (non dimentichiamo la questione SANAC e quella Piaggio non certo risolta con l'acquisizione da parte di Baykar: ma sono soltanto degli esempi).

Al centro si situano due questioni fondamentali:

1) Il superamento del concetto di "area industriale di crisi complessa" da sostituire con una proposta di nuovo modello di sviluppo. Ci siamo più volte soffermati sulla complessità del territorio della provincia di Savona sotto l'aspetto economico ma non solo. Diventa decisiva la definizione di un'area centrale destinata a ospitare un livello di produzione industriale dotato del know-how di più alto profilo. Contemporaneamente tutta la Provincia ha bisogno di un salto di qualità sul terreno infrastrutturale che nel caso dell'asse Savonese - Val Bormida è servito dalla portualità di Savona - Vado: c'è bisogno urgentemente di un corridoio ferroviario (oltre che stradale) rivolto verso i grande hub logistici del Nord. Evidente, in questo quadro (e nel caso ci ripetiamo per l'ennesima volta) il tema delle aree industriali dismesse la cui risoluzione appare del tutto fondamentale;

2) Alla citata audizione in Senato era presente il sindaco di Savona Marco Russo: un segnale molto importante quello della partecipazione del primo cittadino della città capoluogo che - è bene ricordarlo - non fa parte del perimetro dell'area industriale di crisi complessa (una scelta avvenuta nel 2016 non appena il centro destra si era insediato a Palazzo Sisto e in regione dominava il "sistema Toti". Nel frattempo la legislazione nazionale ha ridotto la Provincia a ente di secondo grado pur rimanendo di caratura costituzionale) e questo ha comportato un deficit di presenza e di capacità politica ben al di là del quadro formale riguardante le deleghe.

 Savona deve rientrare nel sistema dell'area industriale assumendo quel ruolo di capofila che naturalmente le compete. La Città è alle prese con una complessa fase di cambiamento non solo urbanistico al termine del quale dovrebbe essere completato il lungo e tormentato iter post-industriale nel corso del quale, dagli anni '90 del XX secolo, si sono sviluppate contraddizioni nel corso delle quali la Città non solo è diminuita demograficamente ma si è impoverita dal punto di vista commerciale e della qualità dei servizi (in particolare la sanità). L'attuale amministrazione della Città ha impostato finalmente una fase di "regia pubblica" capace di accompagnare e concretizzare questa complessa fase di transizione. Fase resa ancora più complicata dal prorompere dell'innovazione tecnologica e da un profondo mutamento negli standard degli stili di vita medi. Porsi al centro di un'area di tecnologicamente avanzata di area di nuova industrializzazione che comprenda l'area dell'ex-PRIS e della Valbormida dovrebbe rappresentare il punto (collegato con la portualità commerciale) sul quale fondare una diversa prospettiva di sviluppo. Il richiamo di attori interpreti della modernità più avanzata dovrebbe rappresentare l'elemento di maggior impegno anche nel dialogo con la Regione e il Governo che non può essere limitato alle pur (sacrosante) battaglie di rifiuto del rigassificatore e del termovalorizzatore.

Un solo richiamo storico: il grande periodo della presenza industriale a Savona tra gli anni'30 - '50 del secolo scorso poggiava su 3 pilastri produttivi tutti dotati di specifica capacità progettuale attraverso brevetti e lavorazioni particolari. Brown Boveri, Ferrania, Scarpa&Magnano. A quella qualità di rapporto tra sviluppo tecnologico e produzione che si sviluppava in quelle aziende pensiamo ovviamente quali modelli ispiratori ben coscienti di quanto profondamente siano mutate la condizioni complessive anche nel pensiero scientifico e tecnologico e, di conseguenza, produttivo.

Franco Astengo

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