News01 luglio 2026 15:28

Caporalato in porto: dov'erano tutti?

La Cgil: "Abbiamo denunciato pubblicamente quanto stava accadendo e sostenuto i lavoratori, ma dov'erano il Ministero delle Infrastrutture, il Ministero degli Interni, l'Autorità di Sistema Portuale, le associazioni datoriali, gli enti di vigilanza e controllo mentre nel più grande cantiere della provincia di Savona e uno dei più importanti del Paese si consumavano condizioni di sfruttamento così gravi?"

Caporalato in porto: dov'erano tutti?

"Le vittime del caporalato nel cantiere dei cassoni di Vado Ligure sono lavoratori che hanno lasciato il proprio Paese in cerca di un futuro migliore e che, troppo spesso, non hanno alcuna rete familiare o sociale su cui contare. Per loro perdere il lavoro significa perdere contemporaneamente il reddito, la casa e ogni prospettiva di vita".

 

"Per questo - dichiarano dalla Cgil - chiediamo che le istituzioni dando seguito alla richiesta già avanzata dal sindacato alla Regione Liguria siano disponibili a costruire un percorso condiviso che garantisca tutela, protezione e sostegno ai lavoratori che hanno trovato il coraggio di denunciare lo sfruttamento".

 

"L'operazione dei Carabinieri del Nucleo Operativo di Savona conferma purtroppo la fondatezza delle denunce della Fillea CGIL e dalla CGIL di Savona sulle condizioni di lavoro nel cantiere di Vado Ligure e, più in generale, sul sistema degli appalti e subappalti nel nostro territorio".

 

"La CGIL ha denunciato pubblicamente quanto stava accadendo, ha sostenuto i lavoratori, manifestato lo scorso 22 maggio a Genova e da metà maggio ha anche promosso a livello nazionale una raccolta firme per una legge di iniziativa popolare che rafforzi i diritti lungo tutta la filiera degli appalti e dei subappalti.

 

La domanda che oggi poniamo è semplice: dov'erano il Ministero delle Infrastrutture, il Ministero degli Interni, l'Autorità di Sistema Portuale, le associazioni datoriali e gli enti di vigilanza e controllo?"

 

"Dov'erano mentre nel più grande cantiere della provincia di Savona e uno dei più importanti del Paese per le risorse pubbliche investite (quasi 2 miliardi di euro) e strategico per la realizzazione della diga foranea di Genova, si consumavano condizioni di sfruttamento così gravi?"

 

"È necessario cambiare il modello di sviluppo della provincia di Savona, che continua troppo spesso a fondarsi su lavoro povero, precario, sottopagato e insicuro: anche nel corso dei primi mesi del 2026, così come già accaduto nel 2022, 2023, 2024 e 2025 i nuovi contratti sono per oltre il 90% precari con una percentuale di part time che sfiora il 50% con retribuzioni orarie che sono tra le più basse del nord ovest del Paese.

 

Da anni la CGIL di Savona denuncia questa situazione, rimanendo troppo spesso inascoltata dalle istituzioni locali e dalle associazioni datoriali".

 

"I grandi cantieri pubblici, caratterizzati da importanti flussi di manodopera e ingenti investimenti, possono diventare terreno fertile per infiltrazioni criminali se il sistema dei controlli viene progressivamente indebolito.

 

Nella provincia di Savona gli organi ispettivi, a causa della gravissima carenza di personale, riescono a controllare appena l'1% delle imprese presenti sul territorio, per questo è indispensabile rafforzare gli organici degli enti di vigilanza e controllo con un investimento sull'occupazione , aumentare significativamente le ispezioni e garantire controlli lungo tutta la filiera degli appalti e sub appalti. 

 

Troppo spesso questi gravissimi reati emergono solo grazie al coraggio dei lavoratori che denunciano, sostenuti e assistiti dal sindacato".

"Per questo oggi la priorità assoluta è una sola: proteggere chi ha denunciato. Servono strumenti straordinari e risorse dedicate per garantire sicurezza ai lavoratori e alle loro famiglie. Alle vittime dello sfruttamento e della tratta devono essere assicurati percorsi di protezione speciale, con sostegno abitativo, economico, sociale e lavorativo".

 

"È altrettanto grave il silenzio della politica nazionale; da Matteo Salvini a Edoardo Rixi – Ministro e Vice Ministro delle infrastrutture – da loro non è arrivata neppure una dichiarazione su quanto accaduto in uno dei più importanti cantieri infrastrutturali del Paese. Un silenzio incomprensibile e inaccettabile.

 

Uomini e donne restano sospesi in una terra di nessuno: troppo utili per essere respinti, troppo deboli per essere protetti.

 

Eppure la legge contro il caporalato esiste da dieci anni, ma da sola non basta. Reprime dopo, non previene prima. Mancano ispettori, mancano controlli, manca un sistema pubblico trasparente di incontro tra domanda e offerta di lavoro che sottragga spazio ai mediatori criminali. Manca soprattutto una reale volontà politica di sradicare questa forma di sfruttamento".

 

"Occorre inoltre superare definitivamente la legge Bossi-Fini, che continua ad alimentare condizioni di ricattabilità e vulnerabilità per migliaia di lavoratori stranieri.

 

La latitanza della politica nazionale, regionale e locale sui temi del lavoro ha raggiunto livelli mai visti. Oggi non bastano parole di circostanza, tra l’altro pronunciate a posteriori: servono responsabilità, controlli, tutele e giustizia".

com