Simone Turcotto prende il posto di Andrea Pasa alla guida della Camera del Lavoro di Savona. Turcotto è stato eletto oggi alla presenza del Segretario Generale Cgil Liguria Maurizio Calà dall’Assemblea generale riunitasi in Camera del Lavoro.
Turcotto subentra ad Andrea Pasa che dopo aver raggiunto il limite di mandato, nei giorni scorsi è stato eletto nella Segreteria Confederale Cgil Liguria.
Simone Turcotto, classe 1984, savonese, dopo il diploma di perito chimico intraprende diverse attività lavorative ed entra in contatto con il sindacato quando nel 2006 viene assunto presso l’Autogrill di Borsana.
È in questi anni che Turcotto si iscrive alla Filcams Cgil per diventarne presto delegato sindacale. Nel 2014 viene distaccato presso la categoria provinciale e gli viene affidato il settore turismo.
Il 2016 è l’anno in cui entra in segreteria provinciale Filcams e a seguire nel Nidil Cgil dove si occupa di mercato del lavoro e orientamento e in Flai per occuparsi in particolare degli enti bilaterali.
Nel 2021 lascia tutti gli incarichi per entrare nel sindacato dei trasporti, la Filt Cgil, categoria della quale diventa Segretario Generale provinciale. Nell’aprile di quest’anno entra anche in Segreteria Confederale e gli viene affidata la delega all’Organizzazione.
A margine dell’elezione Turcotto ha dichiarato: “Assumere il ruolo di Segretario Generale della Camera del Lavoro di Savona è un grande onore e una grossa responsabilità. Cercherò di portare avanti nel miglior modo possibile quanto costruito negli anni dalle compagne e dai compagni che mi hanno preceduto. Le sfide del sindacato sono molteplici e vanno dalla tutela individuale a partite più complesse come le tante vertenze aperte sul territorio, i problemi infrastrutturali e sociali che attanagliano la nostra provincia e non ultimo i processi tecnologici che stanno cambiando in tempi rapidissimi tutto quello che abbiamo conosciuto sino ad oggi. Mi rincuora sapere di avere con me una grande squadra di compagne e compagni che mi aiuteranno in questo cammino”.
Ed ecco il saluto di Pasa:
L'idea di CGIL e il senso del mandato – Abbiamo deciso di ESSERCI. Sempre.
Care compagne, cari compagni, in queste settimane mi sono interrogato sul senso da dare a questo intervento di fine mandato nel momento in cui mi dimetto dal mio incarico per aver raggiunto gli 8 anni di mandato prima della proposta del nuovo Segretario Generale della Camera del Lavoro.
Non è un passaggio formale.
Per chi ha avuto l'onore di guidare una Camera del Lavoro è il momento del bilancio, ma soprattutto della riflessione. È il tempo in cui si guarda al cammino compiuto senza nostalgia e a quello che ci attende senza timore. È il momento in cui un incarico torna ad essere ciò che è sempre stato: un servizio reso alla propria organizzazione.
Le nostre regole rappresentano uno dei patrimoni più preziosi della CGIL.
Viviamo in un tempo in cui troppo spesso si tende a personalizzare tutto, a concentrare le decisioni nelle mani di pochi e a confondere il consenso con la democrazia.
La CGIL ha scelto una strada diversa. Più impegnativa ma molto più solida.
La nostra forza non risiede nelle persone che, di volta in volta, ricoprono un incarico. Sta nelle regole condivise, nella democrazia interna, nella collegialità delle decisioni, nella partecipazione delle iscritte e degli iscritti, nella capacità di confrontarsi anche quando il confronto è difficile.
Perché nessuno è più grande dell'organizzazione.
Ed è questo che rende la CGIL un'esperienza straordinaria.
Ma le regole, da sole, non bastano.
Vivono soltanto quando sono animate dai valori, dalle idee e dall'impegno quotidiano delle persone. Senza il lavoro di migliaia di delegate e delegati, di pensionate e pensionati, di funzionarie e funzionari, di operatrici e operatori dei servizi, la nostra organizzazione sarebbe soltanto una struttura.
La CGIL, invece, è una comunità.
Con questo spirito ho cercato di svolgere il mio mandato.
Non ho mai considerato il ruolo di Segretario Generale un punto di arrivo, ma una responsabilità temporanea affidata da una comunità collettiva. Un incarico da esercitare con autonomia, equilibrio e spirito di servizio, sapendo che nessun risultato appartiene mai a una persona sola.
Tutto ciò che abbiamo costruito in questi anni è stato possibile perché lo abbiamo costruito insieme.
Oggi, però, non posso separare il bilancio del mandato dal tempo storico che abbiamo attraversato.
Sono stati otto anni eccezionali, probabilmente i più complessi che la mia generazione e non solo abbia conosciuto.
Abbiamo vissuto una pandemia che ha cambiato profondamente le nostre vite e il nostro modo di lavorare. Abbiamo affrontato una crisi economica ed energetica che ha colpito famiglie e imprese. Abbiamo visto tornare la guerra nel cuore dell'Europa e nel Mediterraneo, crescere le disuguaglianze, il lavoro povero, la precarietà e nuove forme di sfruttamento. Abbiamo visto aumentare la solitudine sociale e affermarsi un modello che troppo spesso mette il profitto davanti alla dignità della persona.
Non abbiamo scelto il tempo nel quale esercitare il nostro mandato.
Ma abbiamo scelto come attraversarlo.
Abbiamo scelto di esserci.
Di stare sempre dalla parte del lavoro.
Dalla parte di chi ogni mattina entra in una fabbrica, in un cantiere, in un ufficio, in una scuola, in un ospedale o in un negozio.
Dalla parte di chi una pensione l'ha conquistata dopo una vita di lavoro.
Di chi il lavoro lo ha perso.
Di chi lo cerca.
Di chi è costretto ad accettare condizioni che nessuno dovrebbe essere costretto ad accettare.
Di chi arriva nel nostro Paese inseguendo un futuro migliore e troppo spesso incontra sfruttamento, ricatto e paura.
Ed è questa l'idea di sindacato nella quale ho sempre creduto.
Una CGIL che rappresenta il lavoro nella sua interezza, senza distinguere tra italiani e stranieri, tra lavoratori pubblici e privati, tra occupati e disoccupati, tra giovani e pensionati.
Perché il lavoro è il filo che tiene insieme una comunità ed è il fondamento della nostra democrazia.
In questi anni abbiamo cercato di mettere al centro proprio questa idea.
Una CGIL capace di contrattare e mobilitare, di avanzare proposte e costruire alleanze, di dialogare con le istituzioni senza rinunciare alla propria autonomia.
Un sindacato che non rincorre il consenso, ma difende i propri valori anche quando questo significa assumere posizioni difficili.
È uno straordinario strumento di trasformazione sociale.
Parlare di lavoro significa parlare di democrazia, di sanità pubblica, di scuola, di ambiente, di casa, di legalità, di pace e di sviluppo. Significa parlare del futuro del Paese.
Per questo abbiamo cercato di costruire una Camera del Lavoro sempre più aperta, capace di uscire dalle proprie sedi, di abitare il territorio e di dialogare con il mondo dell'associazionismo, della cultura, della scuola, del volontariato e dei giovani.
Credo che questa sia stata la scelta politica più importante del nostro mandato.
Non limitarci ad amministrare l'esistente, ma allargare il ruolo pubblico della CGIL.
Una Camera del Lavoro riconosciuta non solo dai propri iscritti, ma dall'intera comunità savonese come un luogo credibile di partecipazione, solidarietà e proposta.
Non so se ci siamo riusciti fino in fondo.
So però che ogni giorno abbiamo provato a rendere la Camera del Lavoro di Savona un punto di riferimento della vita democratica di questa provincia.
Se oggi questa Camera del Lavoro è più autorevole, più riconosciuta e più radicata, il merito appartiene a tutta la comunità della CGIL: alle delegate e ai delegati, alle categorie, allo SPI, ai servizi, all’amministrazione , alle compagne e ai compagni che ogni giorno, spesso lontano dai riflettori, tengono viva questa organizzazione.
Per questo il bilancio che provo a fare oggi non è quello di un Segretario Generale.
È il bilancio di una comunità che ha scelto di non arretrare di fronte alle difficoltà.
Con errori e limiti.
Ma sempre con una convinzione profonda: che il sindacato continui ad avere un ruolo indispensabile nella nostra democrazia e che la CGIL abbia oggi, più di ieri, il dovere di essere la casa di chi non si rassegna alle disuguaglianze, alla precarietà, alle ingiustizie e alla guerra.
È con questo spirito che vorrei ripercorrere insieme a voi questi otto anni.
Non per celebrare il passato.
Ma per consegnare al futuro un'organizzazione più forte, più aperta e più consapevole della responsabilità che ha nei confronti del mondo del lavoro e dell'intera comunità.
Quando, otto anni fa, ho assunto la responsabilità di guidare la Camera del Lavoro di Savona, nessuno avrebbe potuto immaginare il tempo che ci attendeva.
Sono stati anni nei quali si sono intrecciate crisi sanitarie, economiche, industriali e internazionali che hanno cambiato profondamente il mondo del lavoro e il nostro modo di fare sindacato.
Non abbiamo semplicemente amministrato una fase difficile.
Abbiamo dovuto ripensare ogni giorno il nostro modo di essere CGIL.
La pandemia è stata lo spartiacque della nostra generazione.
Abbiamo vissuto mesi di paura e di incertezza. Abbiamo visto lavoratrici e lavoratori garantire servizi essenziali mettendo a rischio la propria salute. Abbiamo visto famiglie precipitare nella fragilità e tante persone perdere punti di riferimento e per molti di essi i propri cari.
In quei mesi la Camera del Lavoro non si è fermata.
Abbiamo continuato a garantire servizi, assistenza, tutela e contrattazione, riorganizzando il nostro lavoro per restare vicini alle persone. Abbiamo seguito migliaia di pratiche di cassa integrazione, sostenuto lavoratori, pensionati, precari e imprese, affrontando problemi che cambiavano di giorno in giorno.
Ma il risultato più importante non è stato soltanto quello organizzativo.
Abbiamo dimostrato che, quando tutto si ferma, il sindacato deve continuare ad esserci.
Perché nei momenti più difficili le persone cercano diritti, ma anche fiducia e punti di riferimento.
Quando l'emergenza sanitaria sembrava alle spalle, sono arrivate nuove crisi.
La guerra, l'inflazione, il caro energia e la perdita del potere d'acquisto hanno aggravato condizioni che erano già presenti.
Sempre più persone lavorano senza riuscire a uscire dalla povertà. Sempre più giovani vivono nella precarietà. Sempre più famiglie faticano ad arrivare alla fine del mese.
Di fronte a questo scenario non ci siamo limitati alla denuncia.
Abbiamo contrattato, avanzato proposte, costruito piattaforme unitarie e promosso mobilitazioni e scioperi ogni volta che è stato necessario.
Perché rappresentare il lavoro significa anche provare a cambiarne le condizioni.
La provincia di Savona ha attraversato e sta attraversando una lunga stagione di trasformazioni industriali.
Ogni vertenza ha avuto caratteristiche diverse, ma tutte hanno posto la stessa domanda: quale futuro vogliamo per questo territorio?
Abbiamo seguito crisi aziendali complesse, accompagnando lavoratrici e lavoratori nei momenti più difficili contribuendo a costruire soluzioni che tutelassero l'occupazione e il patrimonio produttivo della provincia.
In ogni vertenza abbiamo cercato di tenere insieme due obiettivi: difendere il lavoro e costruire prospettive di sviluppo.
Perché dietro ogni posto di lavoro non c'è mai soltanto un numero.
C'è una persona, una famiglia, una comunità.
Accanto alle singole crisi abbiamo sempre cercato di proporre una visione complessiva.
Abbiamo sostenuto che la provincia di Savona non possa vivere inseguendo soltanto le emergenze.
Servono politiche industriali, infrastrutture moderne, una sanità pubblica forte, una pubblica amministrazione efficiente, investimenti, innovazione, formazione e una transizione ecologica e digitale capace di creare lavoro di qualità.
Con CISL e UIL abbiamo costruito piattaforme unitarie dedicate allo sviluppo, alla sanità, alle infrastrutture, alla sicurezza sul lavoro e agli appalti pubblici.
Non erano semplici documenti sindacali.
Erano proposte per il presente e per il futuro della nostra provincia.
Perché il sindacato non deve limitarsi a difendere ciò che esiste.
Deve contribuire a costruire ciò che ancora manca.
In questi anni abbiamo scelto di rafforzare il ruolo pubblico della Camera del Lavoro.
Siamo usciti dalle nostre sedi per incontrare il territorio.
Abbiamo lavorato nelle scuole, promosso iniziative culturali, costruito relazioni con il mondo dell'associazionismo, del volontariato, dell'università e dei movimenti giovanili.
Abbiamo scelto di parlare non soltanto ai nostri iscritti, ma all'intera comunità.
Perché una grande organizzazione confederale non rappresenta solo interessi.
Rappresenta un'idea di società.
Da questa convinzione è nato anche il lavoro costruito insieme a tante associazioni, realtà sociali, culturali e studentesche. Abbiamo costituito la VIA MAESTRA territoriale che oggi conta oltre 30 associazioni. E’ un valore inestimabile per il presente ma soprattutto lo sarà per il futuro , non è soltanto da preservare ma è da moltiplicare.
Abbiamo imparato che un sindacato è tanto più forte quanto più sa costruire relazioni senza rinunciare alla propria autonomia e ai propri valori.
Con lo stesso spirito abbiamo promosso le manifestazioni per la pace. Manifestazione che nel corso del 2024 e soprattutto del 2025 hanno riempito le piazze savonesi come non si vedeva da decenni , con piazza Mameli stracolma di persone e finalmente di giovani, per dire NO a tutte le guerre, no al riarmo, ma soprattutto una richiesta chiara per la PACE.
In un tempo segnato dalle guerre e dalla corsa al riarmo abbiamo voluto ribadire un principio semplice.
Non esiste giustizia sociale senza pace.
E non esiste pace senza giustizia sociale.
Perché il sindacato nasce per difendere la vita e la dignità delle persone.
Se oggi guardo a questi otto anni, non penso a una singola vertenza, a un protocollo o a un accordo.
Penso soprattutto alla crescita della nostra organizzazione.
Una Camera del Lavoro più credibile, più aperta, più radicata e più riconosciuta.
Naturalmente non tutto è andato come avremmo voluto.
Abbiamo commesso errori e conosciuto sconfitte.
C'è ancora molto da fare, soprattutto per migliorare la qualità dell'occupazione.
Questo significa contrastare la precarietà, il lavoro povero e il caporalato. Significa garantire più salario, più sicurezza e più inclusione.
In questi anni, però, abbiamo tracciato insieme una strada chiara da percorrere anche nel futuro.
Lo abbiamo cercato di fare con la nostra autonomia, guidati dai nostri valori e forti di una rete territoriale composta da tante associazioni che, insieme a noi, condividono l'obiettivo di migliorare concretamente le condizioni di vita e di lavoro delle persone.
Non abbiamo mai rinunciato ai nostri valori.
Abbiamo cercato, ogni giorno, di essere all'altezza della storia della Camera del Lavoro di Savona.
Se ci siamo riusciti, il merito appartiene a tutta la comunità della CGIL.
È stato un lavoro confederale straordinario, portato avanti nel solco della migliore tradizione della Camera del Lavoro di Savona: una CGIL capace di rappresentare il lavoro, contrattare, mobilitare e costruire alleanze sociali per il bene della comunità.
Anche sul piano organizzativo-economico e di rappresentanza i risultati sono importanti; lo abbiamo visto questa mattina con l’approvazione del bilancio del 2025, un bilancio importante, solido e che ci ha consentito di investire tanto sul personale- finalmente anche qualche giovane - sui servizi e sulle nuove sedi che permetteranno alla nostra organizzazione di essere ancora più radicata e presente sul territorio.
Inoltre cresce il tesseramento: il dato del 2025 sul 2024 parla di + 453 iscritti , mentre il dato di maggio 2026 rispetto a maggio 2025 registra un + 697 iscritti ,con un aumento particolarmente significativo degli iscritti attivi. Sono risultati di cui essere orgogliosi. Non rappresentano un punto di arrivo, ma una base solida da cui ripartire per affrontare le sfide che abbiamo davanti e continuare a difendere i diritti, il lavoro, la dignità delle persone e il futuro della nostra provincia. Un risultato importante portato a compimento dalla Camera del lavoro di savona in questi 8 anni di mandato.
Un risultato che abbiamo ottenuto grazie al lavoro collettivo tra tutela collettiva e tutela individuale , frutto anche dello straordinario lavoro del nostro SISTEMA dei servizi ( INCA, CAF, UVL ) insieme a SUNIA, FEDERCONSUMATORI e AUSER che ogni giorno incontrano e aiutano centinaia di persone su tutto il territorio provinciale con grandissima serietà , competenza, e disponibilità. E lo abbiamo ottenuto sicuramente grazie alla competenza delle nostre compagne dell’amministrazione , fondamentali e preziose per la tenuta complessiva della nostra camera del lavoro – Monica , Gloria e Roberta – grazie.
Inoltre in questi anni abbiamo cercato di affrontare ogni vertenza e ogni emergenza con uno sguardo più ampio.
Tra queste, una delle più importanti riguarda la difesa della sanità pubblica.
La pandemia ha reso evidente quanto sia indispensabile un sistema sanitario universale, capace di garantire il diritto alla salute senza distinzione di reddito o di condizione sociale.
Per questo abbiamo sostenuto con convinzione la necessità di investire negli ospedali, nella medicina territoriale, nel personale sanitario e nei servizi di prossimità.
Difendere la sanità pubblica significa difendere uno dei pilastri della nostra democrazia.
Lo abbiamo fatto in tutti i modi, costruendo piattaforme sindacali, proposte , assemblee pubbliche, presidi, manifestazioni con migliaia di persone – ricordo quella a Cairo Montenotte, a Savona e soprattutto ad Albenga con oltre 3 mila persone, e con scioperi .
C’è ancora tanto da fare.
Lo stesso vale per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.
Le troppe morti sul lavoro continuano a ricordarci che non possiamo considerare normale ciò che normale non è.
Abbiamo lavorato perché la prevenzione diventasse una priorità, promuovendo accordi territoriali, rafforzando il confronto con le istituzioni e sostenendo una cultura della sicurezza che coinvolga imprese e lavoratori.
Siamo stati per la prima volta in 125 anni all’interno delle scuole con un progetto chiaro, definito tra CGIL CISL UIL e Prefettura, ci siamo da tre anni con decine di ore di formazione su salute e sicurezza e abbiamo incontrato migliaia di studenti, le lavoratrici e i lavoratori di domani e i futuri imprenditori. Un progetto fortemente voluto da tutti NOI e che abbiamo messo in campo in maniera eccellente, un progetto tra i pochi presenti oggi nel paese.
Perché siamo convinti che la sicurezza non è un costo, ma è una condizione di civiltà.
Abbiamo sempre cercato di mettere al centro anche la partecipazione democratica.
Le campagne referendarie, le raccolte firme, le assemblee pubbliche e le iniziative sui territori non sono state soltanto strumenti di mobilitazione.
Sono state occasioni per riportare il lavoro e i diritti al centro del dibattito pubblico.
Abbiamo incontrato migliaia di persone.
Abbiamo spiegato le nostre ragioni.
Ma soprattutto abbiamo ascoltato.
Perché la rappresentanza vive soltanto se mantiene un dialogo continuo con la società.
Tra le vicende che più hanno segnato questi anni c'è sicuramente quella del caporalato , si caporalato nel nord del paese , in Liguria e nella civilissima provincia di Savona . Sono fatti di questi giorni , ma è frutto di un lavoro confederale di mesi , anzi anni tra categorie, Fillea , legali, ufficio vertenze , sportello stranieri , Nidil, sol e altri . Dobbiamo essere orgogliosi di quello che abbiamo fatto e che stiamo facendo.
Abbiamo denunciato situazioni di grave sfruttamento del lavoro migrante quando ancora il tema era poco conosciuto dall'opinione pubblica , e forse anche dalle istituzioni e dalle associazioni datoriali.
Lo abbiamo fatto anche attraverso una manifestazione – la prima in assoluto in Regione Liguria – che ha messo insieme oltre 100 lavoratori pakistani e indiani – poche settimane fa sotto la Regione Liguria a Genova.
Lo abbiamo fatto perché il sindacato , la CGIL , deve stare sempre dalla parte di chi è più esposto al ricatto e allo sfruttamento.
Dietro questa vicenda ci sono persone che hanno lasciato il proprio Paese in cerca di una vita migliore e che avevano trovato paura, isolamento e condizioni di lavoro inaccettabili.
La nostra azione non si è fermata alla denuncia.
Abbiamo sostenuto quei lavoratori, chiesto tutele per chi ha avuto il coraggio di parlare e sollecitato le istituzioni a costruire percorsi di protezione e reinserimento, e lo stiamo ancora facendo , anche con il sostegno fondamentale , che ringrazio della Cgil Liguria e della Fillea Liguria .
Perché il sindacato non è soltanto contrattazione. È responsabilità.
Guardando a questi anni, mi colpisce come temi apparentemente diversi — il lavoro, la sanità, la sicurezza, la partecipazione, il contrasto al caporalato — siano in realtà uniti da un'unica idea.
La convinzione che la CGIL non sia soltanto un soggetto che tutela diritti.
Sia una forza democratica che contribuisce a costruire il futuro del Paese.
Se c'è un filo che tiene insieme questi otto anni, credo sia proprio questo.
Aver cercato di rendere la Camera del Lavoro di Savona non soltanto un luogo di rappresentanza, ma un punto di riferimento pubblico per l'intera comunità.
È questo il patrimonio più importante che oggi consegniamo a chi continuerà questo cammino
Care compagne, cari compagni,
giunto alla conclusione – quasi- di questo intervento, vorrei dedicare le ultime riflessioni alla nostra organizzazione, alle persone che la rendono viva ogni giorno e al passaggio di responsabilità che stiamo vivendo.
Se oggi guardo al cammino compiuto, penso prima di tutto alla Camera del Lavoro che abbiamo costruito insieme.
Abbiamo investito nei servizi, nelle sedi, nelle competenze, nella formazione e nel ricambio generazionale. Abbiamo cercato di valorizzare le professionalità esistenti e di costruire le condizioni perché nuove compagne e nuovi compagni potessero assumersi responsabilità.
I risultati dell’aumento del tesseramento , la robusta e sana situazione economica e finanziaria , il rinnovamento dei gruppi dirigenti, e il riconoscimento che la Camera del Lavoro ha conquistato nel territorio ci dicono che questa direzione era quella giusta.
Ma ciò che conta davvero non sono i numeri.
Conta avere lasciato un'organizzazione più forte, più credibile e più consapevole del proprio ruolo.
Credo che questo sia il dovere di ogni gruppo dirigente.
Ogni volta che una compagna o un compagno assume una responsabilità nella CGIL, dovrebbe porsi un obiettivo semplice, ma impegnativo: lasciare l'organizzazione in condizioni migliori di come l'ha trovata.
Sempre.
Non per costruire un merito personale.
Ma perché la nostra forza non appartiene a chi ricopre un incarico.
Appartiene alla comunità che viene dopo di noi.
Se ognuno di noi riuscirà a consegnare alla generazione successiva una CGIL un po' più forte, un po' più aperta e un po' più autorevole di quella che ha ricevuto, allora la nostra organizzazione continuerà a crescere, indipendentemente dai nomi e dalle persone e dai nostri 125 anni .
In questi anni ho avuto il privilegio di lavorare con una comunità straordinaria.
Il mio primo ringraziamento va alle delegate e ai delegati.
Sono loro il volto quotidiano della CGIL nei luoghi di lavoro.
Sono loro che, spesso lontano dai riflettori, tengono insieme la rappresentanza e la vita concreta delle persone.
Un grazie sincero va alle categorie, allo SPI, ai servizi, al Patronato INCA, al CAF, all'Ufficio Vertenze, all'amministrazione , a Federconsumatori, Sunia , Auser e a tutte le lavoratrici e i lavoratori della nostra organizzazione.
Così come alle volontarie e ai volontari che ogni giorno garantiscono presenza, ascolto e vicinanza nei territori.
Ringrazio anche i nostri legali, che hanno accompagnato con competenza e rigore tante battaglie importanti , senza mai risparmiarsi -
E rivolgo un pensiero riconoscente alle compagne e ai compagni che non sono più con noi.
La loro storia continua a vivere nel lavoro quotidiano della nostra organizzazione.
E Permettetemi dei ringraziamenti più personali.
A Giula . Giulia Stella , che vent'anni fa, proprio in questi giorni, ebbe il coraggio di distaccarmi in FIOM dall'azienda in cui lavoravo. Fu una scelta importante, non scontata, che ha cambiato il mio percorso umano e professionale.
A distanza di vent'anni, voglio dirle semplicemente grazie. Grazie per la fiducia, per il coraggio e per aver creduto in me.
Ad Antonella, che ha condiviso con me i primi anni di questo percorso.
A Tiziana Satta e a Massimo Scaletta che sono stati e saranno almeno fino al congresso nella segretaria confederale della camera del lavoro .
a Monica, a Tiziana Minuto, a Fausto, grazie per tutto quello che avete fatto per la camera del lavoro , e soprattutto per essere stati sempre al mio fianco , per avermi sostenuto, corretto, consigliato, siete stati di una lealta’ straordinaria , senza di voi non sarei riuscito a portare a termine il mio mandato. grazie
Con ciascuno di voi ho condiviso molto più di un incarico.
Abbiamo attraversato insieme momenti difficili, decisioni complicate, ma anche soddisfazioni e risultati che porterò sempre con me.
Sono orgoglioso di aver camminato al vostro fianco.
Ho amato questa Camera del Lavoro. Per me è stata una casa: un luogo dove ho sorriso, discusso, urlato, sudato, gioito, mi sono arrabbiato e, qualche volta, ho anche pianto. Qui ho incontrato persone straordinarie, compagne e compagni con cui ho condiviso una parte importante della mia vita e una straordinaria avventura umana e sindacale.
Questi anni mi hanno dato moltissimo, ma mi hanno anche chiesto tanto. Eppure non cambierei nulla del percorso fatto insieme.
In questi anni abbiamo cercato di fare una cosa semplice e difficile allo stesso tempo.
Esserci. Nelle vertenze. Nelle crisi. Nelle piazze. Nelle fabbriche. Nella difesa dei diritti. Nelle battaglie per la pace. Accanto alle persone. Abbiamo scelto di esserci.
Ed è questo che, più di ogni altra cosa, mi rende orgoglioso del cammino compiuto insieme.
Grazie, compagne e compagni.
Grazie per la fiducia. Per il sostegno. Per le critiche. Per l'amicizia. Per aver condiviso con me questo tratto di strada.
E grazie per avermi affidato l'onore più grande che un sindacalista possa ricevere.
Rappresentare questa comunità.
Infine e ho davvero concluso un pensiero a chi avrà la responsabilità di guidare questa Camera del Lavoro desidero rivolgere un augurio sincero.
Custodisci questa comunità.
Abbine cura.
Difendine sempre l'autonomia.
Continua a mettere al centro il "noi" prima dell'"io".
Non avere paura del conflitto quando serve a difendere i diritti.
Ma non rinunciare mai alla capacità di costruire relazioni, ascolto e fiducia.
Perché una grande organizzazione non cresce soltanto quando sa rivendicare.
Cresce quando riesce a unire.
Ho trascorso vent'anni nella Camera del Lavoro di Savona.
Tra qualche ora non sarò più il Segretario Generale.
Ma continuerò a sentirmi, prima di tutto, un compagno della CGIL di Savona .
Perché gli incarichi finiscono.
L'appartenenza resta.
Viva la Camera del Lavoro di Savona. Viva la CGIL.











