Un testo delicatissimo che pure sprigiona una sofferenza cruda, senza speranza: dopo aver dato voce a Camille Claudel con Moi, Chiara Pasetti ci restituisce un’altra esistenza femminile spezzata dalle convenzioni e dalle aspettative alto borghesi, un’altra donna alla quale è stato negato di scegliere come vivere e chi amare.
Sola in scena per oltre un’ora con l’unica compagnia di alcuni scaffali in metallo, una radio, due vestiti e tre bambole di pezza, Lisa Galantini si conferma un’interprete fenomenale: mentre sale e scende senza sosta dalle scaffalature a gabbia che simboleggiano la montagna tanto amata da Antonia ma anche la prigione che ha soffocato i suoi sogni, in un denso e doloroso monologo intreccia l’amore negato, la gioventù non assaporata, il desiderio di un figlio, il retroterra miope di una famiglia benpensante che chiama ‘malattia’ il suicidio.
Chiara Pasetti ha saputo restituire con sensibilità e rispetto il lascito poetico di Antonia Pozzi, che per molti anni ha rischiato di restare inesplorato e che solo negli ultimi decenni è stato riscoperto: una continua aspirazione alla gioia, perennemente rintuzzata, fino alla resa irrevocabile.
[…] oh, per averti sognata,
mia vita cara,
benedico i giorni che restano –
il ramo morto di tutti i giorni che restano,
che servono
per piangere te.
“La vita sognata”, Antonia Pozzi, 25 settembre 1933.
“Vivo della poesia”
di Chiara Pasetti
liberamente tratto dai testi di Antonia Pozzi
Con Lisa Galantini
Regia di Alberto Giusta
Voci di Massimo Popolizio
Musiche e scenografia di Valentina Amandolese
Costume di Morgan – Sartoria Clauds Morene Novara
Disegno luci di Marco Giorcelli
Una produzione dell’Associazione culturale Le Rêve et la vie, in collaborazione con Humanities Forum, Nino Aragno Editore e il Comune di Pasturo.











