"In Liguria avviene il 18,2% dei sequestri portuali di droga registrati in Italia, il dato più alto del Nord. Solo nel 2026 la Guardia di Finanza ha già sequestrato in regione 3,5 tonnellate di cocaina" ricorda il Silp - Sindacato dei lavoratori di polizia Cgil.
"A Vado Ligure il salto è avvenuto in un mese. Il 3 luglio oltre tre quintali in un container di platani (banane, ndr) sudamericani; il 21 luglio altri 650 panetti fra i bancali di banane dall'Ecuador: 770 chili, in strada 5,4 milioni di dosi. Nel 2023 i sequestri vadesi si contavano in decine di chili. Non è un aumento di intensità: è un cambio di ordine di grandezza".
"Le ragioni - spiegano dal Silp Cgil - sono commerciali. Nel 2025 il terminal ha movimentato 590mila TEU, +58,4%, trainato dalle direttrici sudamericane. E la Banca Mondiale colloca Savona-Vado al 51° posto mondiale per efficienza: i tempi di sosta ridotti sono l'asset del porto e, per chi vi introduce merce illecita, un vantaggio".
"Nessun sequestro è frutto del caso: dietro c'è l'analisi del porto di partenza, delle anomalie di viaggio, della merce, dei destinatari, della nave. Solo dopo entrano in gioco scanner e cani".
"Ma gli strumenti non bastano. A La Spezia lo scanner non aveva visto nulla e i cani non davano certezze: è stata la percezione di un operatore, una cassettiera troppo pesante, a portare al doppio fondo con contenitori rivestiti di piombo e cocaina fra polveri speziate. Chi progetta il carico studia la contromisura a ogni tecnologia".
"Noi riteniamo che servano principalmente due cose, e costano entrambe. Strumenti: banche dati che dialoghino, profilazione dei flussi, scanner. Bruxelles ha stanziato oltre 200 milioni, ma tocca allo Stato candidare gli scali e cofinanziare. E formazione: l'esperienza, se non viene sistematizzata e trasmessa, va in pensione con chi la possiede e per questo è fondamentale ripristinare gli organici".
"È qui che il Governo deve decidere. Un porto cresciuto del 58,4% in un anno genera domanda di sicurezza: se non viene finanziata, il divario fra volumi e capacità di controllo si allarga da solo. E la formazione deve arrivare fino ai lavoratori in appalto, i più esposti al ricatto: difendere chi lavora non è una questione separata dal contrasto al narcotraffico, ne è il presupposto".











