News28 agosto 2026 14:58

La solitudine del bagnino

Pur condividendo le manifestazioni di solidarietà e di vicinanza alla famiglia da parte di moltissime persone per la scomparsa di Fabrizio Valente, bagnino di Andora deceduto nel tentativo di salvare una vita umana, siamo costretti a riscontrare con stupore la quasi totale rassegnazione dell’opinione pubblica per l’accaduto, quasi come se fosse naturale che, in nome di una mansione per sua natura “altruistica”, il sacrificio della propria vita debba essere considerato un evento per certi versi ineluttabile

La solitudine del bagnino

 

Non abbiamo letto commenti di rabbia o di denuncia per l’ennesimo “morto sul lavoro”, per quanto sia indubitabile che di questo si tratti, ma senza avanzare accuse verso nessuno in particolare non possiamo fare a meno di chiederci se le modalità e le attrezzature con le quali avvengono gli interventi di salvataggio siano tali e sufficienti in modo da garantire a chi li effettua il massimo della sicurezza possibile, così come giustamente pretendiamo in qualsiasi altro caso di attività lavorativa.

E così mentre in altre categorie, come l’edilizia o l’agricoltura, nelle ore più calde l’attività all’aperto viene inibita, per coloro che sono sul trespolo un telo di protezione e qualche bottiglietta d’acqua sembrano sufficienti a proteggere la loro salute e la loro sicurezza.

In cambio si chiede loro la massima concentrazione, l’osservazione continua di metri e metri di litorale e di decine e decine di bagnanti nonché l’immediato intervento in caso di pericolo per qualcuno, indipendentemente dalle condizioni del momento sia personali che del mare.

E già che ci siamo cogliamo l’occasione per portare all’attenzione le problematiche di una intera categoria di lavoratori, quella dei bagnini, che forse per le caratteristiche della stagionalità, della precarietà e dell’apparente facilità con la quale questa verrà effettuata, benché richieda il possesso di un apposito patentino concesso solo dopo il superamento di specifici esami, viene dai più considerata come un lavoretto per studenti in attesa di una occupazione “vera”.

Ma il bagnino non è questo.

Il bagnino è un professionista al quale viene affidata la responsabilità della sicurezza e, in molti casi, della vita delle persone.

E proponiamo alcune riflessioni:

Quale valore attribuisce lo Stato alla professione del bagnino?

Non è forse un lavoro di responsabilità e ad alto rischio?

Non è forse un lavoro usurante?

A fronte dello stress lavorativo legato alle condizioni climatiche, godono di retribuzioni adeguate e di alternanza con mansioni meno gravose?

Sono previste forme di incentivo e sostegno per chi, superata una certa età, potrebbe non poter proseguire con l’attività specifica?

Oltre all’obbligo di presenza dei bagnini a tutela dei bagnanti le dotazioni di cui devono essere forniti i bagni marini e le piscine sono idonee a garantire la “loro” sicurezza?

Se la scomparsa di Fabrizio consentisse l’avvio di una seria riflessione su questi temi da parte di chi è deputato a curarsene (Inail, ispettorato del Lavoro, ASL, organizzazioni sindacali e datoriali) allora potremmo pensare che il suo sacrificio non è stato vano.

Per la Flaica CUB e Medicina Democratica di Savona

Maurizio Loschi

com