News16 settembre 2026 17:46

Sanità savonese ai margini della civiltà

Il futuro tutt'altro che roseo dell'Ospedale San Paolo nei piani regionali. “Savona rischia di essere la serie C della sanità ligure”

Sanità savonese ai margini della civiltà

 

“Mi ha sorpreso sentire l’assessore alla Sanità Massimo Nicolò, rispondendo ieri in Consiglio regionale a un’interrogazione, criticare le modalità con cui il sindaco di Savona Marco Russo ha sollevato il problema del futuro dell’ospedale San Paolo. Non tocca certo a me difendere Russo, che peraltro è persona di grande educazione e stile. Mi interessa invece entrare nel merito delle questioni che ha posto, perché sono tutt’altro che infondate”.

Lo dichiara Gianni Pastorino, capogruppo della Lista Orlando Presidente in Consiglio regionale e rappresentante di Linea Condivisa, intervenendo sul dibattito relativo al futuro dell’ospedale San Paolo di Savona.

“La Regione sostiene giustamente che in Liguria non debbano esistere territori di serie A e territori di serie B. Il problema è che, guardando a quello che è accaduto negli anni alla sanità savonese e alle prospettive contenute nel nuovo POA, viene da chiedersi se Savona non sia stata collocata addirittura in serie C.

Il tema non è semplicemente stabilire se domani mattina un reparto chiuderà o continuerà a erogare prestazioni. Il problema è quale ospedale si vuole costruire nel medio e lungo periodo. Il nuovo assetto prevede che Malattie Infettive, Anatomia Patologica, Radioterapia e servizio laboratori diventino strutture complesse condivise tra le Aree 1 e 2. Significa perdere direzioni autonome presenti al San Paolo e affidare servizi fondamentali a un'organizzazione sovraterritoriale. È su questo che occorre discutere, anziché liquidare le preoccupazioni del territorio come il frutto di una lettura parziale del piano.

Sulle direzioni ‘a scavalco’ ASL2 ha già sperimentato negli anni modelli nei quali un unico primario è chiamato a seguire attività distribuite tra ospedali diversi e distanti decine di chilometri. È un'organizzazione che pone problemi concreti di presenza, gestione quotidiana dei reparti e capacità di attrarre nuovi professionisti. Prima di estendere ulteriormente questo modello bisognerebbe almeno valutarne seriamente i risultati.

E infatti non è casuale che in questi giorni siano intervenuti pubblicamente diversi medici ed ex primari del San Paolo. Professionisti che hanno diretto per anni quelle strutture stanno ponendo una questione molto precisa: mantenere materialmente un servizio non equivale necessariamente a mantenerne ruolo, autonomia, capacità di sviluppo e attrattività. Sono osservazioni che meritano una risposta nel merito.

Anatomia Patologica di Savona supporta un'attività oncologica molto rilevante ed è riferimento regionale per lo screening del tumore del collo dell'utero; Malattie Infettive ha avuto un ruolo centrale durante la pandemia e continua ad avere una funzione importante per l'intero territorio; Radioterapia rappresenta un presidio specialistico fondamentale per il Ponente ligure. Parliamo quindi di pezzi essenziali della rete sanitaria, non di caselle da spostare su un organigramma.

Il problema, inoltre, non nasce oggi. Negli anni il territorio savonese ha già assistito a riorganizzazioni e ridimensionamenti di strutture e posti letto. Per questo le preoccupazioni che oggi emergono dal territorio non possono essere archiviate come una polemica politica.

Prima di giudicare le modalità con cui un sindaco pone un problema – conclude Pastorino – sarebbe opportuno rispondere fino in fondo al problema stesso. Quando un sindaco, l’Ordine dei medici, ex primari e professionisti che hanno trascorso una vita dentro quell’ospedale sollevano contemporaneamente dubbi sul futuro del San Paolo, la Regione dovrebbe ascoltare e confrontarsi. Russo ha fatto bene a porre con forza la questione: adesso servono risposte chiare su quale ruolo si intenda assegnare al San Paolo nella sanità ligure dei prossimi anni”.

com