Crisi Complessa18 settembre 2026 12:45

Crisi complessa: rifinanziamento senza progetto

La Regione approva un nuovo finanziamento di 47,5 milioni di euro: ma per fare cosa? (di Franco Astengo)

Crisi complessa: rifinanziamento senza progetto

 

La giunta regionale della Liguria ha approvato il nuovo accordo di programma per l’attuazione del Progetto di Riconversione e Riqualificazione Industriale dell’area di crisi industriale complessa savonese, confermando l’impegno delle istituzioni per il rilancio del tessuto produttivo e occupazionale del territorio.

Il nuovo accordo mette complessivamente a disposizione 47,5 milioni di euro, di cui 37,5 milioni stanziati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e 10 milioni di euro di risorse regionali a valere sul PR FESR 2021-2027.”

Preso atto della decisione (e conosciute anche le linee di intervento) non possiamo che ribadire le preoccupazioni espresse fin dall’avvio di questa operazione (2016).

Insistiamo anche perché manca un bilancio preciso di quanto è stato realizzato in rapporto agli investimenti fatti.

In ogni caso questi i principali rilievi critici chiedendo alle forze politiche e sindacali di intervenire nel merito di un dibattito che sarà necessario impostare al più presto:

1) Come premessa va ricordata la necessità di rivedere il criterio fondamentale delle aree interessante geograficamente all’area per la quale proponiamo una diversa intitolazione: “Vertenza industria nella provincia di Savona”;

2) Una revisione dell’entità territoriale permetterebbe di ridiscutere subitola collocazione strategica degli stabilimenti liguri di Piaggio dopo l'accordo tra Leonardo e Baykar che ha allargato il campo dopo l'acquisizione di Piaggio. La situazione Piaggio rimane quella fondamentale per la prospettiva industriale nella nostra provincia. Alla vigilia delle ferie i sindacati avevano lanciato l’allarme per problemi di management, direzione operativa, tecnologia, linee produttive e questioni di carattere geopolitico (riferimento in tutti i campi di intervento del governo italiano di questa destra populista, corporativa , soprattutto preoccupata di estendere le maglie del proprio potere clientelare). In ogni caso: l'accordo Baykar - Leonardo che ha seguito l'acquisizione di Piaggio Aerospace da parte dell'industria militare turca va nuovamente monitorato fino in fondo. Al centro di questa possibile analisi (aggiungiamo ancora adesso) si situa la questione tecnologico-strategica. Si sarebbero dovute verificare e analizzare subito le prime dichiarazioni dei dirigenti turchi sul "preservare l'identità storica di Piaggio" soprattutto- appunto - alla luce del successivo accordo Baykar-Leonardo.

3) Torniamo sul tema territoriale. Va ricordato che lo stabilimento Piaggio Aerospace di Villanova d'Albenga assieme ad Alston di Vado Ligure (trazione ferroviaria) risulta essere uno degli ultimi baluardi della presenza industriale nella provincia di Savona. La provincia di Savona risulta essere la più anziana d'Italia, 69° posto nella classifica della vivibilità stilata del "Sole 24 ore" e 94a rispetto al tema del lavoro. Appare fin troppo evidente che siamo ad un delicatissimo passaggio nella stessa prospettiva economica e produttiva della provincia di Savona: un passaggio che (considerati anche i ritardi accumulati con la debolezza dimostrata dal progetto di crisi industriale complessa che ha lasciato in sospeso il tema della reindustrializzazione della Val Bormida e del Vadese) potrebbe anche rappresentare un momento di definitiva cesura in una prospettiva di recupero industriale necessario per far sì che la provincia di Savona non sprofondi definitivamente in logiche di servizio speculativo, corporativo, di "lavoro povero". In conclusione sul piano più generale:  le scelte di politica industriale del governo e le strategie produttive di Leonardo e degli altri protagonisti del settore hanno senz'altro portato a più alte quotazioni di Borsa e a maggiori dividendi per gli azionisti, ma fanno delle produzioni militari un “cattivo affare” per l’economia e l’occupazione in Italia. In Italia come in Europa, un allargamento del “complesso militare industriale” non fa che alimentare il riarmo e i rischi di estensione dei conflitti. Tutto questo sta avvenendo mentre il governo di destra vacilla ormai privo di qualsiasi riferimento in politica estera .Vocazione bellica, finanziarizzazione, interessi azionari intrecciati a quelli geopolitici potrebbero rappresentare un ulteriore punto di sviluppo di crisi industriale nella rinuncia a una capacità di complessiva riconversione e questo si verifica mentre ulteriori produzioni strategiche stanno abbandonando il Paese come nel caso di Portovesme, dove si producono principalmente zinco e piombo, quindi materiali indispensabili all'industria militare. Su tutto quanto quello fin qui descritto continua intanto a stagliarsi l'ombra fosca del nucleare.

4) Si rilancia ancora una volta in questa sede la proposta di una "vertenza industria" per la provincia di Savona. Istituzioni e sindacati avevano aderito a suo tempo all’iniziativa di proclamazione, per alcuni comuni della provincia in particolare Vado Ligure e Val Bormida, di “area industriale di crisi complessa”. Il sistema “Invitalia” ha mostrato, in assenza di un piano industriale preciso, tutte le lacune che già si erano evidenziate nell’azione di questa agenzia statale in altre parti d’Italia e altrettanto debole si è mostrato lo schema clientelare seguito dalla Regione Liguria e confermato nell’occasione dell’attuale rifinanziamento. Una funzione clientelare tanto più svolta in una situazione di forte deficit infrastrutturale mai affrontato seriamente.

5) Cancellata colpevolmente la presenza industriale a Savona Città dallo scambio deindustrializzazione / cementificazione edilizia che ha visto nel corso degli anni protagoniste le amministrazioni comunali di centro – sinistra e di centro – destra i soggetti rappresentativi dei corpi intermedi, le forze economiche (la Città nel frattempo perdeva la banca, la camera di commercio, l'autorità portuale). L’attuale amministrazione civico-democratico- progressista della quale si auspica la conferma nella tornata elettorale del 2027 è chiamata a sviluppare proprio questi temi nel senso del non considerare conclusa l'"area progettuale" con il completamento del disegno di ridefinizione urbanistica della Città. La ridefinizione urbanistica di Savona dovrà essere inserita in un disegno complessivo di progettualità che dovrà avere come elemento di indicazione strategica la costruzione di un indispensabile disegno di comprensorialità posto prima di tutto a livello istituzionale e avendo come riferimento le questioni economico-industriale, il porto, la sanità, la dimensione comprensoriale : progetto su cui ritorneremo in una successiva parte di questo intervento. Il nodo più intricato del rapporto lavoro/territorio nell’area vadese e in quella della Val Bormida è stato rappresentato dal rapporto lavoro/ambiente emblematizzato da due vertenze storiche: quella ACNA durata decenni e diventata “caso europeo” e quella Tirreno Power. Assieme alla (altrettanto colpevole) dismissione di Ferrania dovuta alla miopia di quella dirigenza industriale in una fase di radicale trasformazione tecnologica del settore, le vicende ACNA e Tirreno Power hanno posto in evidenza il tema delle aree dismesse e del loro necessario riutilizzo e bonifica. evidente della trascuratezza (per usare un eufemismo) che le istituzioni a partire dalla Regione hanno dimostrato nel corso degli anni per, l’industria in provincia di Savona.

6) La questione della comprensorialità appare come quella decisiva da sottoporre al dibattito. Abbiamo definito come l’ampiezza territoriale del comprensorio savonese debba superare quella che, a suo tempo, fu delineata nel PRIS. Occorre allargare il quadro soprattutto verso la Valbormida per far sì che l’insieme delle questioni economiche e delle presenze produttive siano determinate appunto a un livello non soltanto sovracomunale ma anche ultracircondariale. Dalla comprensorialità possono derivare: a) l’uscita dall’isolamento affrontando il tema delle infrastrutture, dell’utilizzo delle aree industriali dismesse, dell’ambiente; b) l'affrontamento del tema dell’area industriale di crisi complessa . Va proposto un ruolo pivotale per il Comune capoluogo. Nel discorso riguardante l’area di crisi complessa vanno visti due punti assolutamente decisivi: quello del ritorno alla presenza di realtà produttive fortemente misurate sull’innovazione tecnologica e su di una forte capacità di espressione di know-how e quello della sostenibilità ambientale; c) il rapporto con la portualità, che passa attraverso l'espressione del massimo di capacità di espressione produttiva per le strutture esistenti ponendo anche la piattaforma di Vado Ligure nelle migliori condizioni operative (ferrovie, autostrada), la non limitazione dell'antica darsena all'attività delle crociere, il ripristino della funivia Savona - San Giuseppe; d) Rispetto al tema della comprensorialità è il caso di chiedere conto del ruolo dell’Amministrazione Provinciale che non può essere, avendo mantenuto il rango costituzionale ancorché con elezione di secondo grado, in una posizione assolutamente marginale sia rispetto al coordinamento delle istituzioni sia nella programmazione del territorio; e) l'elaborazione sui temi dei raccordi ferroviari (in particolare verso il Piemonte come sbocco per la logistica del Nord-Ovest) della viabilità (in primis il discorso sull'Aurelia Bis)mentre rispetto al sistema di relazioni verso Ponente andrebbe ripensato un discorso di “autostrade del mare” in collegamento stabile con Marsiglia in un discorso complessivo di indirizzo dei traffici. Così come va aperta una riflessione sul ruolo della piccola industria e soprattutto dell’artigianato nella sua complessità di espressione di valore f) Restano sullo sfondo i temi del trasporto pubblico, dello smaltimento dei rifiuti con al centro il discorso sull'allocazione del termovalorizzatore che non può rappresentare (come già per il rigassificatore nella rada di Vado) un ulteriore elemento di disagio servile per il nostro territorio (anche in questo caso oltre le pur sacrosante ragioni di difesa ambientale). Questioni strategiche che non possono essere affrontate in una dimensione territorialmente ristretta e seguendo negative logiche privatistiche;

7) Con questo intervento si trascurano, per ragioni di spazio, una serie di considerazioni che pure dovrebbero essere svolte al proposito di diversi argomenti (invecchiamento della popolazione, migrazione, fuga dei cervelli, importante presenza di piccola industria , artigianato, agricoltura, turismo: tutti elementi economicamente fondamentali ma che contribuiscono anche a disegnare un quadro di divisione territoriale, economica, sociale e anche politica dell'area savonese tra settore centrale (Città, hinterland,Val Bormida) e Ponente. Senza dimenticare il punto riguardante la sanità considerato sia sul piano della incipiente privatizzazione fenomeno che sta negando la possibilità di cura in tempi ragionevoli all'intera popolazione e in particolare a quella anziana numericamente prevalente. In tema di sanità non possono essere dimenticati risvolti della politica regionale fortemente negativi sia in termini di accentramento "genovacentrico" sia di alimentazione di una competizione "interna" tra le diverse strutture della provincia di Savona che in questo momento vedono nell’occhio del ciclone l’Ospedale San Paolo di Savona

8) Lo scopo di questo testo è quello di riavviare una discussione sui nodi di fondo: senza una presenza industriale adeguata, anche e soprattutto dal punto di vista della qualità tecnologica, non sarà possibile alcun rilancio e la vicenda Piaggio ci illustra ancora una volta tutte le difficoltà che abbiamo di fronte: i servizi fuggono e il turismo è di secondo, se non di terz’ordine (in una quadro di forte vocazione conservatrice e corporativa come dimostra la vicenda dei Bagni Marini) e in ogni caso settore sempre e comunque complementare in una situazione come la nostra e più in generale: siamo vicini ma non siamo la Costa Azzurra (sul cui territorio comunque non sono rose e fiori). Torniamo allora al punto di partenza: L’idea sarebbe quella di riflettere su di una “vertenza industria” da supportare con un’adeguata capacità di programmazione, individuando settori e aree d’insediamento in un discorso compiuto sul piano della progettualità, della fattibilità, dei riferimenti tecnologici.

Franco Astengo (Associazione “Il Rosso non è il Nero”)