Contromano21 giugno 2020 15:26

Un mare di arsenico e piombo nel terreno

Savona: ha di nuovo battuto un colpo un’amministrazione comunale che si sta distinguendo per l’improvvisazione e l’incapacità di determinare scelte in grado di favorire un minimo di ripresa economica, in tempi di grande difficoltà (di Franco Astengo)

Un mare di arsenico e piombo nel terreno

 Nel 2017 l’allora assessore Ripamonti dichiarava: “Terreni di proprietà del Comune di Savona saranno utilizzati per la coltivazione di chinotti. È quanto prevede la proposta dell'assessore con delega alle Politiche agricole Paolo Ripamonti approvata all’unanimità dalla giunta con la delibera relativa alla “Valorizzazione e promozione di eccellenze produttive del territorio e sviluppo insediamento universitario – atto di indirizzo”.

A questo proposito, del rilancio della coltivazione del chinotto come volano dell’economia savonese, era stato individuato l’utilizzo del terreno dell’ex-tiro a segno militare in via Bonini.

Terreno abbandonato da tempo dopo l’acquisto da parte del Comune dall’Esercito, avvenuto alla fine del ‘900, per la somma di 711 milioni.

L’obiettivo, in realtà, all’epoca era quello dell’ennesima speculazione edilizia, caratteristica tecnica delle amministrazioni tra il 1998 e il primo quindicennio del 2000 (sindaci Ruggeri e Berruti, tanto per intenderci): avrebbero dovuto sorgere lì alcune graziose “palazzine” adibiti all’ospitalità degli studenti del Campus.

Progetto poi abbandonato e terreno lasciato inutilizzato fino ai giorni nostri; quando avviato il “Progetto – Chinotto” se ne è scoperta l’impossibilità di realizzazione a causa dell’inquinamento del terreno denunciato da indagini geologiche successive al lancio del progetto stesso.

Si segnala (com’era ovvio trattandosi della sede di un poligono militare) la presenza nel terreno di tracce di arsenico, mercurio, piombo, zinco, materiali dei quali sono formati i proiettili che normalmente non sono composti da acqua di rose o di colonia.

Adesso è anche possibile che al Comune tocchino i costi della bonifica.

Da dove nasce questo ennesima scelta sciagurata ?

Dall’impostazione complessivamente profondamente sbagliata data all’idea di Città dalle ultime amministrazioni: quelle di centro – sinistra prima, e questa, a trazione leghista.

Le prime amministrazioni, quelle di centro – sinistra, tutte dedite, al centro come in periferia, allo sviluppo cementizio e l’attuale, bloccata (o con l’alibi?) dei debiti che si è rivolta a idee di presunto sviluppo in settori del tutto marginali come questi, ad esempio, dei cosiddetti “prodotti tipici”, senza riuscire a sviluppare un minimo di qualità progettuale dotata di un respiro complessivo, di una idea di futuro.

Per carità: anche i “prodotti tipici” ci stanno ma non possono certo rappresentare, come il turismo del resto, il punto di forza di una Città come Savona ridotta da molto tempo ai minimi termini demografici, economici, sociali, dopo aver subito lo scambio perdente deindustrializzazione - speculazione in aree nevralgiche del suo territorio.

Serve, invece, una svolta da realizzare attraverso l’elaborazione di un quadro programmatico molto ampio con scelte riguardanti prima di tutto i collegamenti infrastrutturali in una visione comprensoriale di rilancio dell’attività portuale, la fuoriuscita dal servaggio crocieristico, il rilancio del centro cittadino attraverso l’utilizzo dei contenitori storici in funzione culturale, la centralità della sanità pubblica attraverso il potenziamento dell’Ospedale e di una rete di prevenzione sul territorio.

Una rete di prevenzione sanitaria che potrebbe appoggiarsi molto sul recupero di un’idea di decentramento a livello di quartieri.

Un decentramento non meramente amministrativo ma formato da strutture di riferimento di attivazione per una concreta partecipazione dal basso e un protagonismo sul territorio da parte dei soggetti collettivi di solidarietà, assistenza, cultura, tempo libero.

E’ necessaria una riqualificazione complessiva del territorio posta egualmente, come nel caso delle infrastrutture stradali e ferroviarie, in una visione comprensoriale.

Una visione collocata ben oltre la ristretta dimensione comunale appare necessaria anche circa l’utilizzo delle aree industriali dismesse a Vado Ligure e in Val Bormida aprendo finalmente una riflessione approfondita attorno al concetto di “area di crisi industriale complessa”.

Servono alcuni punti chiari sui quali qualificare la prospettiva di Savona e della sua amministrazione comunale: intanto questa storia dei chinotti appare, per adesso, come l’ennesima brutta figura salvo poi che non rappresenti anche un ulteriore aggravio per le casse comunali.

In questo caso per evitare la brutta figura sarebbe bastato cautelarsi preventivamente, ma la voglia di apparire è sempre troppo forte e non porta a buoni consigli per una amministrazione al riguardo della quale è necessario preparare con attenzione una possibilità di consentire ai savonesi un deciso voltar pagina.

Franco Astengo

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